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Biometria: vantaggi e problematiche

Ne parliamo con

Claudio Manganelli - Componente CNIPA

Le tecnologie biometriche stanno lentamente facendosi largo nella discussione sulle tematiche e-Gov. Da dove proviene questo interesse? Quali sono i vantaggi derivanti da un loro possibile utilizzo?
 
         
         

Lei sa che le biometrie possono essere di diversi tipo, e quando il livello tecnologico della biometria scelta è tale da avere un tasso di errore (falsi riconoscimenti o falsi rifiuti) molto contenuto, è indubbio che si ottiene un vantaggio in entrambi gli utilizzi che la biometria consente: l'identificazione e l'autenticazione.

C'è una differenza tra i due utilizzi?  
         
         

Certamente, l'identificazione avviene quando si vuole consentire l'accesso ad un area fisica o logica protetta, dove per area logica possiamo intendere un sistema informativo o una particolare applicazione di questo sistema informativo, e per area fisica, invece, uno spazio reale come un edificio o un gate aeroportuale.
L'autenticazione, invece, è un processo che certifica l'identità del soggetto che sta compiendo un'azione. Lei saprà che al momento attuale una delle frodi informatiche più diffuse è quella del phishing dei codici on line delle carte di credito. Bene, attraverso un sistema biometrico questo potrebbe essere evitato, perché una delle applicazioni biometriche per l'autenticazione prevede proprio il doppio riscontro tra il carattere fisico e l'impronta matematica (il template) memorizzata su un supporto (chip o carta magnetica). Se anche il truffatore quindi riuscisse ad impadronirsi del template, esso sarebbe comunque inutilizzabile senza il raffronto fisico.

Quali sono invece le problematiche che sollevano?  
         
         
Ovviamente i problemi sono diversi. Innanzitutto se si sceglie un sistema biometrico lo si deve fare con cognizione, e quindi va sperimentato e ne va verificata l'affidabilità rispetto ai tassi di falso riconoscimento e di falso rifiuto o allarme. Il CNIPA sta sperimentando le diverse realtà che esistono, attualmente lo sta facendo dal punto di vista teorico, ma c'è anche l'intenzione di creare un laboratorio per fare qualcosa di più. Oltre al CNIPA chi sta lavorando molto in questo senso è il Ministro degli Interni, dato che le biometrie entreranno nel passaporto elettronico e sono già state inserite nella cosiddetta carta di identità elettronica.
Più problematico invece il tema dell'utilizzo del dato "catturato", e cioè quello strettamente legato al tema della privacy. Dal mio punto di vista però, che poi è quello di chi ha fatto parte per quattro anni del collegio che si occupa proprio di questo argomento, forse si sta montando il problema. Mi spiego: se si fanno norme specifiche, e rigorose, che consentono l'utilizzo di queste informazioni o solo per certe finalità, e le si fanno rispettare la preoccupazione che si può avere sull'utilizzo illecito di questo dato biometrico si smonta.
L'Italia sembra essere all'avanguardia in questo campo, tanto che è stata coinvolta anche nel gruppo di lavoro internazionale sulla standardizzazione ISO. C'è stata una pianificazione a monte, o siamo arrivati a questa situazione per cause contingenti?  
         
         
C'è un impegnativo lavoro di programmazione che, attraverso una serie di obiettivi di legislatura punta a realizzare un'evoluzione del modo di fare governo, cioè la famosa trasformazione da governo tradizionale in governo elettronico. Per altro certe impostazioni erano già state definite nella precedente legislatura, ma per un motivo o per l'altro, sempre accantonate o rimandate. Oggi quindi c'è forse una confluenza critica di tutti i vari progetti in un ristretto spazio temporale.
Come è proceduto lo studio del Gruppo di Lavoro per la redazione delle Linee guida pubblicate lo scorso settembre?  
         
         
Il Tavolo di lavoro che ha prodotto questo primo passo, concretizzatosi nel quaderno CNIPA sulle biometrie, è stato formato da rappresentati delle amministrazioni più direttamente coinvolte nelle applicazioni delle tecnologie biometriche, dalle associazioni di categoria per quanto riguarda l'industria, e da diversi esperti dell'area universitaria impegnati in questo tema anche a livello internazionale
A che punto siamo per quanto riguarda l'introduzione del riconoscimento biometrico nei nostri documenti di identità?  
         
         
Come già accennavo stiamo lavorando per cercare di portare a casa qualche risultato concreto. In questo momento stanno avanzando diversi progetti: la Lombardia, dopo un periodo di fermo ha ripreso la distribuzione della Carta Nazionale dei Servizi, che dovrebbe portare a fine anno ad oltre 3 milioni di carte attivate. Per quanto riguarda le CIE siamo invece nell'ordine del milione e mezzo. Recente è poi la notizia riguardo l'idea di utilizzare l'impronta biometrica anche sul permesso di soggiorno per stranieri, ma il progetto è stato interrotto a causa di una critica da parte dell'opposizione e, soprattutto, di un richiamo del Garante, che ha comportato la revisione di tutto il sistema. Alcune idee ci sono già: e ad esempio si potrebbe pensare ad un'impronta biometrica vocale, ma è ancora tutto da vedere.
Come tranquillizzare chi ha paura che una soluzione come quella sopraindicata possa trasformarci tutti in una nazione di "schedati"?  
         
         
È chiaro che l'impronta digitale è associata nella nostra cultura al metodo investigativo ed è legata ad immagini che richiamano il crimine, e la detenzione. Ma se un domani il riconoscimento biometrico diventasse uno strumento estremamente comodo per fare qualunque cosa, dall'ordinare un biglietto di viaggio, alla possibilità di imbarcarsi su un aereo in tutta tranquillità, non vedo cosa ci sarebbe di male, anzi sarebbe un vantaggio. La "schedatura" o se preferiamo l'inserimento in database specifici, sarà soggetta alla normativa esattamente come lo sono oggi gli altri dati sensibili, e quindi l'utilizzo improprio sarà considerato come illecito.
Non credo invece che sia possibile pensare ad una banca dati generale di tutti i cittadini, richiederebbe delle regole legislative, delle norme e delle motivazioni molto forti, che male si accompagnano al concetto stesso di democrazia.
 
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