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LARGO
AI COMUNICATORI
Ne parliamo
con
Alessandro
Rovinetti - Segretario Generale dell'Associazione Italiana
della Comunicazione Pubblica e Istituzionale
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Quali esigenze hanno determinato la realizzazione del progetto IRNONET?
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La
rete Irnonet è nata come prova pratica, diciamo così, di
un'affermazione teorica contenuta nella Legge 150 nella quale è
ben evidenziato come i piccoli comuni, le piccole realtà amministrative
possono e devono consorziarsi per ottenere servizi da condividere.È
indifferente poi, se questi servizi siano URP, uffici stampa o altro.
A dimostrazione di questo, nell'ultimo Salone Europeo della Comunicazione
di Bologna, l'associazione ha presentato in un unico convegno
il caso dei comuni della Valle dell'Irno che hanno deciso di avere un
ufficio stampa in rete, Irnonet appunto, e il progetto di alcuni comuni
dell'Emilia Romagna che invece, hanno scelto di avere un'URP in rete.
Si tratta della dimostrazione pratica di come, grazie ad un'applicazione
intelligente della Legge
150 si può cominciare a dare un risposta alle piccole realtà
penalizzate più di altre non solo per norme, procedure o provvedimenti
ma soprattutto per le poche risorse economiche e umane che a volte impediscono
a queste amministrazioni di potersi muovere in maniera efficiente come
le amministrazioni più grandi.
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quali motivi la scelta è caduta proprio sui comuni della Valle
Dell'Irno Mercato San Severino, Baronissi, Fisciano e Pellezzano.
Sono stati coinvolti perché già attivi rispetto a quanto
definito nella Legge 150? |
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Il progetto curato dall'Associazione
Italiana della Comunicazione Pubblica e Istituzionale ha mirato a costruire
una rete interna prima ancora che questi comuni si misurassero con l'esterno.
Non è altro che il contraltare tecnologico alla formazione teorica
secondo la quale la comunicazione pubblica si realizza in maniera sempre
più efficace se prima viene definita e strutturata un'attività
di comunicazione interna.
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Al di là degli aspetti tecnici, ci sono state i motivi ed eventuali
difficoltà nel coinvolgere piccole realtà diverse? |
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Diciamo
che i comuni sono stati scelti in base a diversi criteri. Uno di questi
ha considerato proprio il favorire realtà collocate in parti del
nostro Paese dove può sembrare più difficile realizzare iniziative
di innovazione. Eppure la realtà ci ha dimostrato il contrario: quando
si impegnano le persone su un progetto con un senso e un obiettivo ben definito
e condiviso, la realtà dimostra che si possono ottenere risultati
ovunque. Del resto la comunicazione non è come la coltivazione del
pomodoro che riesce più o meno bene in base alle zone dove viene
coltivato. La comunicazione discende da leggi, da tecnologie e in teoria
dovrebbe essere identica ovunque. È poi, il progetto che sta dietro
alle singole iniziative che fa la differenza. In questo caso il progetto
era un buon progetto e noi siamo riusciti a ottenere non solo l'adesione
convinta ma soprattutto una partecipazione attiva del personale che è
stato messo a lavorare su questa iniziativa. È necessario cominciare
a ragionare in maniera europea: non possiamo continuare a far partire iniziative
solo per sentito dire ma dobbiamo avere una base formativa efficace e forte
perché è proprio su questo che si costruiscono le cose concrete.
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Tornando alla 150, come si concilia la netta distinzione della competenze
tra responsabile URP, capoufficio stampa e portavoce con le professionalità
formate per Irnonet?
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La
Legge 150 individua in maniera diversa 3 professionalità: il comunicatore
pubblico, il portavoce e il capoufficio stampa. Mentre per le ultime due
è molto chiara, per il comunicatore pubblico lo è molto
meno, pur essendo quella del comunicatore pubblico, la spina dorsale della
comunicazione verso il cittadino. Il limite sta proprio nel fatto che
questo non è specificato nella legge ma nei successivi procedimenti
come i regolamenti attuativi e l'intero dibattito scientifico di questi
anni. Chi dice infatti, che quando nella PA si pensa al capoufficio stampa,
ad esempio, questo debba essere un giornalista e basta, oppure per il
comunicatore pubblico, che sia un comunicatore e basta. La Legge 150 pensa
a figure professionali che hanno una base professionale diversa: siamo
d'accordo che gestire un ufficio stampa non è come gestire un'URP
e viceversa. Eppure va considerato che al di là della base professionale,
è necessario acquisire competenze specifiche per il proprio settore.
Possiamo azzardare che la 150 definisce il capoufficio stampa quasi come
un "giornalista particolare".
Il problema di fondo è costruire dei professionisti che conoscono
tecniche diverse non perché devono essere tuttologi ma perché
debbono sapere, di volta in volta, quale metodo o tecnica utilizzare.
In alcuni casi poi le sapranno utilizzare direttamente loro, in altri
avranno un rapporto professionale con realtà esterne all'amministrazione.
È sciocco pensare che la 150 proclami una sorta di autarchia professionale.
Piuttosto è il contrario: la Legge 150 proclama che ci sia una
relazione tra chi lavora nell'amministrazione e chi lavora fuori purché
il presupposto sia che entrambi sono riconosciuti come professionisti.
Il problema di fondo è riuscire a mettere tutto il sistema della
comunicazione pubblica su un assetto diverso da quello attuale, fatto
di improvvisazione. Dobbiamo puntare a poche regole ma rispettate. E questo
va sia in direzione delle esigenze dei dipendenti, infatti le persone
che abbiamo formato per questo progetto hanno lavorato con attenzione
e passione; ma soprattutto guardando avanti, lo si deve a tutti i giovani
laureati o laureandi in scienze della comunicazione. È necessario
superare la tendenza al pressappochismo e cominciare ad inserirci se non
in una dimensione europea almeno in una dimensione del 2004.
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Qual è stato il ruolo dell' Associazione Comunicatori Pubblici
nell'iniziativa?
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Come
all'Associazione Italiana della Comunicazione Pubblica e Istituzionale,
abbiamo partecipato ad un bando di concorso per progetti innovativi nel
campo della comunicazione fatto dal Formez
su delega del Dipartimento della
Funzione Pubblica. Abbiamo proposto un progetto innovativo sul versante
della comunicazione utilizzando appunto, un richiamo alla Legge 150 che
invita le piccole realtà ad unirsi per ottenere un URP consorziato
o anche un ufficio stampa condiviso.
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Per quanto riguarda la tecnologia avete scelto un fornitore esterno
o l'infrastruttura di Irnonet è stata realizzata all'interno?
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Nel
progetto abbiamo cercato di realizzare tutto attraverso una tecnologia
e una serie di servizi che fossero funzionali a un comune. Per far questo
ci siamo rivolti all'esterno, rivolgendoci al mercato privato. L'importante
anche in questo, è andare a comprare cose necessarie, che servono
all'amministrazione, non cose in cui manca un corrispettivo tra l'apparente
efficacia e la loro operatività nel comune o altro ente. Anche
in questo caso si tratta di essere professionisti.
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Qual è stato l'investimento che i Comuni aderenti al progetto
ad oggi hanno sostenuto e cosa prevedete per il futuro?
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I
comuni della Valle dell'Irno coinvolti nel progetto non hanno dovuto sostenere
alcun investimento se non quello nella formazione. Questo progetto ha
un costo economico che è a carico del Dipartimento della Funzione
Pubblica e del Formez. A carico delle amministrazioni che partecipano
c'è il costo delle risorse umane che vengono coinvolte sul progetto,
le strutture e il tempo di lavoro.
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Prevedete di monitorare i risultati ottenuti?
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Il
progetto è partito a gennaio 2004 e nel mese di settembre si è
concluso con le ultime giornate di formazione per i 24 operatori che sono
stati coinvolti dai comuni della Valle. L'Associazione pensa di seguire
almeno per un anno il radicarsi e lo svilupparsi del sistema controllando
sul campo le funzionalità. Del resto un altro importante sbocco
di un progetto di questo tipo è la consegna dei risultati di questa
esperienza al Dipartimento della Funzione Pubblica perché possa
essere recepito e riusato da altri. Se si considera poi che 80% dei comuni
italiani sono piccoli comuni
.lascio a voi l'intuizione.
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