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LeDonne-veloci
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Non
tutte le amministrazioni pubbliche si sono fatte trovare impreparate sul
protocollo informatico alla scadenza del primo gennaio 2004. E' il caso
del Comune di Impruneta che già da tempo sta utilizzando le nuove
tecnologie per migliorare l'efficienza amministrativa, la comunicazione
tra enti e la trasparenza.
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Il
Protocollo Informatico nel Comune di Impruneta
ne parliamo
con
Antonio Le
Donne - Segretario Generale e Direttore Generale del Comune di
Impruneta
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Protocollo
Informatico: più una questione di tecnologia o di riorganizzazione
delle procedure e dei modelli di gestione interna?
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La
tecnologia è sufficientemente matura e consente la serena sostituibilità
dei software obsoleti con altri più idonei, benché perfettibili,
a perseguire le finalità fissate dalla normativa e richieste dal
sistema socio-istituzionale.
Più complesso è invece il problema del modello di gestione
interna.
Ovviamente, se ci si limita al cd. nucleo minimo individuato dal D.lgs
445/2000 le questioni squisitamente gestionali si risolvono nella corretta
impostazione dell'iter di acquisto di un buon prodotto medio e nella messa
a punto del percorso formativo del protocollista e di coloro ai quali
si rende accessibile il protocollo.
Se invece si spinge verso la gestione documentale, l'automazione dei procedimenti,
l'introduzione della firma digitale e dei servizi on line, ecc, allora
è necessario reimpostare integralmente le modalità consuete
di lavoro. Infatti, siamo in una fase storica contrassegnata dal passaggio
che porta dalla necessità dell'aumento quali-quantitativo delle
risorse umane, alla fase contrassegnata dalla razionalizzazione quanti-qualitativa
dei procedimenti.
Pertanto, nel Comune di Impruneta, consapevolmente, l'attenzione è
stata spostata dal "chi fa che cosa" al "come si fa che
cosa". Tale passaggio si fonda su tre dinamiche fondamentali: a)
l'oggettivizzazione delle conoscenze che comporta il passaggio dei saperi
dal singolo dipendente all'intero ente, con il trasferimento delle conoscenze
da un sfera soggettiva a una oggettiva costituita dal database di sistema
che rende il sapere interno comunale un patrimonio condivisibile da parte
di tutte le persone che nell'ente lavorano; b) la procedimentalizazione
automatizzata che restituisce al dipendente i saperi precedentemente "
ceduti" che vengono riorganizzati e automatizzati per una più
efficace gestione degli stessi da parte di tutti; c) la multicanalità
che prevede una pluralità di strumenti di relazione tra ente e
utente che permetta uno scambio rapido efficace e sicuro di informazioni
e servizi.
Per rendere semplice e immaginabile cosa può accadere, faccio alcuni
esempi che possono apparire "banali", ma chi conosce dal di
dentro la macchina amministrativa sa quali cambiamenti, anche comportamentali,
essi incorporano realmente:
- per
rendere accessibili i documenti a una pluralità di utenti interni
essi non vengono più fotocopiati, trasportati, consegnati, inseriti
nelle cartelle e infine conosciuti, ma basta leggerli a video, inviati
direttamente dal protocollo o facilmente ricercabili nell'archivio informatico
perennemente accessibile;
- per
consentire l'ulteriore proseguimento di un iter non si deve spostare
fisicamente un fascicolo da un ufficio a un altro, ma inviarlo, o meglio
renderlo condivisibile in tempo reale in modo "virtuale",
al destinatario tramite il software di gestione dei flussi;
- per
ricordare a se stessi o ad altri di rispettare un termine non si dovrà
scrivere un biglietto o anche, per i più "moderni",
inviare una email, ma sarà l'automazione del procedimento che
effettuerà tale "promemoria" attraverso la sottoposizione
dell'operazione al soggetto deputato a realizzare la fase prescritta;
- per
lasciare un segno dei vari scambi informativi connessi a un documento
in modo da costituire un fascicolo, non sarà necessario allegare
materialmente bozze, correzioni, postit, email, fotocopie, ecc, ma tutta
la vicenda comprensiva dei vari apporti che ciascun soggetto avrà
effettuato sarà contenuta nel fascicolo virtuale su cui tutti
possono operare, senza arrecare danno all'operato altrui secondo una
sequenza temporale logicamente stabilita;
- per
sottoscrivere in modo formalmente legittimo un provvedimento conclusivo
di procedimento non ci si dovrà recare materialmente al luogo
della firma o trasportare la cartella al dirigente responsabile con
penna a inchiostro, ma sarà sufficiente utilizzare da qualunque
postazione la firma digitale; ecc.
- per
avviare un procedimento un utente non dovrà necessariamente recarsi
di persona allo sportello comunale, ma potrà accedervi direttamente
dal pc di casa o di studio o d'impresa, facendosi riconoscere con uno
strumento stabilito dall'Amministrazione e compilando i moduli on line
già predisposti
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| In
occasione del convegno tenutosi il 14 ottobre scorso Lei ha parlato
della necessità di "
un ulteriore sforzo organizzativo,
professionale e culturale che consenta di passare dalla concezione
tradizionale di sistema informatico a quella di sistema informativo":
ci spiega meglio il senso di questa distinzione? |
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Il convegno, svoltosi a
Firenze nell'ambito della rassegna Dire&Fare sull'innovazione in Toscana,
ha approfondito la questione che era stata oggetto di una Direttiva del
Presidente Consiglio dei Ministri 28.10.1999 che aveva per tema la Gestione
informatica dei flussi documentali nelle pubbliche amministrazioni. In
tale direttiva si precisava che il sistema informativo consiste "in
un flusso di informazioni continuo e pluridirezionale, finalizzato a fornire
il supporto conoscitivo alle attività decisionali....Allorché,
difatti, la gestione dell'insieme dei flussi informativi e, in particolare,
documentali, viene affidata alla tecnologia informatica e telematica,
questa non si presenta più quale mero strumento tecnico di automazione
delle attività di ufficio (office automation) ma come vera e propria
risorsa strategica, necessaria per la migliore efficacia delle politiche
della singola amministrazione"
Nel convegno si è precisato che tra le due dimensioni v'è
un rapporto sia di una parte rispetto al tutto, sia di strumento rispetto
alla finalità. Il sistema informatico partecipa della natura di
strumento di trattamento delle informazioni e delle comunicazioni, ma
non risolve tutto il sistema che, invece, è l'insieme della infrastruttura
informatica e delle scelte organizzative, gestionali, culturali che danno
la direzione e la finalità alla gestione delle informazioni. Insomma,
protocollare tramite il pc anziché tramite un timbro e una penna
vuol dire informatizzare una operazione, cioè, al massimo, velocizzarla
e conservarne la traccia in modo differente e forse più efficace
rispetto alla tradizione; ma legare tale modifica tecnologica, cioè
protocollare un dato tramite software, a un progetto organizzativo che
veicoli tale dato trattandolo come informazione significa creare un sistema
informativo utile a una pluralità di utenti e di scopi costantemente
implementabili; in sostanza: l'informatica può automatizzare e
velocizzare senza riprogettare; mentre la strategia informativa è
di per sé al contempo, una riflessione sul sistema, un'azione riprogettante,
una offerta di alternative. Mi piace spesso dire che il sistema informatico
senza progetto informativo non ha testa e il sistema informativo senza
informatica non ha gambe.
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| Efficienza
dell'amministrazione e trasparenza dell'azione amministrativa: in
cosa l'informatizzazione della gestione documentale contribuisce a
rafforzare questi macro obiettivi del cambiamento amministrativo?
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L'informatizzazione
della gestione documentale (o document management) è solo uno degli
aspetti del sistema informativo globale di un ente. Per l'esattezza ne costituisce
uno dei sottosistemi finalizzato a smaterializzare il documento formale,
gestendone e archiviandone i dati, enfatizzando le opportunità offerte
dal supporto digitale. Se esso è abbinato all'acquisizione ottica
(come peraltro dovrebbe essere per evitare di ridursi a una pura enunciazione
di principio) aumenta enormemente l'accessibilità potenziale, rendendo
indipendente la visione del documento dalla sua materiale apprensione; infatti,
non si dovrà andare in archivio, o anche solo negli scaffali d'ufficio,
a prendere il documento, ma esso sarà disponibile a video da tutte
le postazioni abilitate, potenzialmente infinite. Sia l'operatore interno
che l'utente esterno sono facilitati in modo assolutamente nuovo nell'accessibilità.
Inoltre, se tale sottosistema è legato ad altri quali la firma digitale,
si garantisce anche la permanenza dei requisiti formali del documento cartaceo
sottoscritto autograficamente, oltre che a salvaguardare la riservatezza
ogni volta che sarà necessario.
Se si volesse un quadro dei vantaggi incrementali di ciascuna fase alla
luce della gestione di un documento si potrebbe sintetizzare così:
1. Con il nucleo minimo si sa che il documento esiste e quale sia la sua
segnatura protocollare
2. Con la gestione documentale (se supportata dall'acquisizione ottica)
si sa dell'esistenza (e della segnatura) e si può vedere il documento
3. Con la gestione procedimentale si sa dell'esistenza e della segnatura
del documento, lo si può vedere e si può seguirne l'iter nell'ambito
del procedimento sia da parte dell'operatore sia da parte dell'utente, quest'ultimo
qualora abilitato.
In rapporto al fattore tempo, in generale, si ottengono risultati più
immediati riguardo alla accessibilità dei dati da parte degli utenti
interni ed esterni all'organizzazione, e risultati più a medio termine
riguardo al contenimento delle risorse umane, finanziarie e strumentali
necessarie alla veic olazione dei dati stessi. |
| Uno
sguardo all'iter normativo: dalle regolamentazione generale sull'informatizzazione
delle procedure amministrative - legge 59 del 1997 - alla direttiva
del MIT 9 dicembre 2002 che stabilisce una data termine - 1 gennaio
2004 - per consentire alle amministrazioni di adeguarsi al processo
di digitalizzazione delle procedure di protocollo: dopo sette anni
e una complessa regolamentazione cosa frena ancora, secondo Lei, il
processo di informatizzazione di queste attività? |
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Premetto che il processo
di cui parliamo è strettamente legato al suo destinatario naturale,
l'utente, che ovviamente, deve essere messo in condizioni di colloquiare
con la p.a. sia per quanto concerne la condizione oggettiva consistente
nel problema della infrastrutturazione informatica territoriale, sia per
quanto concerne la condizione soggettiva consistente nel problema della
alfabetizzazione informatica e della sostenibilità economica della
infrastrutturazione domestica (riassuntivamente chiamato digital divide)
Sulla base di questa premessa e tenendo conto che se non c'è domanda
di egovernment proveniente dall'utenza, per i motivi a cui prima accennavo,
ovviamente la risposta della p.a. è necessariamente più
lenta, al quesito ho sempre risposto in un modo che non vuole giustificare
l'immobilismo, ma contribuire a spiegare le difficoltà operative.
A tal proposito bisogna riconoscere che non sempre la pubblica amministrazione
ha reagito con la dovuta energia positiva alla spinta verso l'innovazione:
insomma, bisogna ammettere che certamente vi sono state e in parte permangono
sacche di resistenza al cambiamento, e l'esperienza del decennio riformistico
precedente dimostra che la produzione normativa è stata più
rapida della capacità di assimilazione ed elaborazione da parte
delle componenti destinate a operare sia nella sfera politica che in quella
burocratica. Tuttavia, v'è da osservare che non è semplice
continuare a erogare un servizio e al contempo astrarsi, per così
dire, dall'erogazione, e ripensare il processo erogativo con la finalità
di migliorarlo. Spesso, infatti a porsi il problema e l'obiettivo di miglioramento
sono proprio le pubbliche amministrazioni che hanno già effettuato
un percorso finalizzato all'efficacia e all'efficienza, razionalizzando
costi e strutture. Ciò comporta, ovviamente, che tra obiettivi
di ulteriore miglioramento e risorse da dedicare si crea una comprensibile
tensione non sempre immediatamente ripagabile con gli effetti, magari
ritardati, del processo innovativo perseguito. Ma non v'è dubbio
che vi sono aree del paese dove il sistema pubblico allargato tende a
favorire questi processi. In questo ambito la Toscana è certamente
in prima fila, come attestano recenti ricerche, benché non la sola,
anzi in buona compagnia.
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| Quanto
costa ad un'amministrazione acquistare un pacchetto di questo tipo
e in quanto tempo e come sono ammortizzabili i costi? In base alla
Sua esperienza è un tipo di procedura realizzabile in economia
all'interno degli enti? |
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Dipende quanti elementi
del sottosistema si vogliono implementare (nucleo minimo, gestione documentale,
automazione procedimentale, ecc). Comunque, i costi sono contenuti in
un range che va da poche migliaia a qualche decina di migliaia di euro.
E potrebbero ulteriormente scendere. Più costoso, invece, e qui
mi ricollego alle difficoltà e ai ritardi nell'introduzione di
processi innovativi del genere di cui stiamo parlando, è l'implementazione
del sottosistema più complesso e a mio avviso decisivo di tutto
il processo: quello della gestione automatizzata del procedimento (workflow
management). Spesso nelle descrizioni delle problematiche dei sistemi
informativi complessi, tale questione viene posta accanto alle altre,
senza valutarne il differenziale rispetto a tutte le altre. Invece, da
sola essa "pesa" quanto tutto il resto, pur apparendo uno dei
tanti segmenti endosistemici del complesso. A tal proposito, è
bene chiarire che il costo di tale segmento non è misurabile dal
prezzo di mercato del software di gestione del workflow e dell'iter builder
(di poco superiore a quello del software di gestione del solo protocollo)
bensì dal costo, in termini di contabilità sia finanziaria
che analitica, delle risorse umane e di tempo necessarie alla reingegnerizzazione
dei procedimenti, alla loro validazione e al riversamento in linguaggio
informatico degli stessi. In tale ambito, inoltre, essendo estremamente
utile sostenere l'impegno delle risorse umane interne con competenze specialistiche
(in particolare analisti di processi e informatici) può risultare
necessario avvalersi di professionalità da reperire sul mercato
a prezzi non sempre contenuti.
Sono convinto, peraltro, che, per tale processo innovativo legato alla
gestione procedimentale, sarebbe essenziale che lo Stato e le Regioni
sostenessero gli enti più motivati garantendo risorse umane e finanziarie
adeguate, consentendo loro in tal modo di portare a termine gli sforzi
e poi recuperare i risultati con una avveduta strategia di riuso a beneficio
di tutti.
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| Che
tipo di professionalità - e quale formazione eventualmente
richiede - è prevista per la gestione di un protocollo informatico?
Il Comune di Impruneta ha individuato un responsabile ad hoc o è
una funzione che può essere tranquillamente condivisa da più
operatori? |
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Bisogna premettere che gli
obiettivi concernenti il protocollo che la normativa richiedeva di attuare
entro il 1° gennaio 2004 erano:
- Individuazione delle
Aree Organizzative Omogenee (AOO)
o Istituzione di un "Servizio per la tenuta del protocollo informatico,
della gestione dei flussi documentali e degli archivi"
- Individuazione del Responsabile
del "Servizio per la tenuta del protocollo informatico, della gestione
dei flussi documentali e degli archivi"
- Nomina del Vicario del
Responsabile
o Realizzazione o revisione del sistema di protocollo - nucleo minimo
Il Comune di Impruneta ha
attuato tutti gli obiettivi ora elencati, ma non si è fermato ad
essi. Di conseguenza, con l'introduzione del protocollo informatico, dell'acquisizione
ottica e dell'automazione procedimentale, la massa di informazioni incorporata
e la modalità di veicolazione si concentra su una unità
organizzativa particolare posta a monte dei processi: il nuovo protocollista
informatico; precedentemente invece l'attività di gestione di tali
dati era "spalmata" su più unità e a valle.
Faccio due esempi: il primo è già stato anticipato per rispondere
a un'altra problematica e riguarda l'acquisizione ottica in virtù
della quale non è più necessario avvalersi di risorse umane
che fotocopino per tutti, che trasportino le fotocopie, che le consegnino
ai soggetti a loro volta deputati a inserirle nelle cartelle di smistamento
ai destinatari finali, ecc.; ma ciò comporta che nell'unità
organizzativa protocollo si concentri tutto ciò con modalità
informatiche; il secondo esempio riguarda il workflow management che richiede
che il protocollista sia in grado di comprendere a quale tipo di procedimento
vada associato il documento che sta protocollando in entrata.
Il Comune di Impruneta ha effettuato una adeguata formazione in tal senso,
sia sul versante delle regole di protocollazione, sia su quello della
gestione del software, sia su quello della identificazione dei procedimenti.
E' stato costituito un piccolo gruppo di persone in grado di gestire con
consapevolezza tali processi inquadrati nell'ambito dell'area omogenea
con a capo il responsabile dell'URP; al contempo gli operatori di front
office dell'URP (che nel Comune di Impruneta è progettato e gestito
quale sportello unico polifunzionale che eroga una pluralità di
servizi di primo livello) sono in grado di effettuare le operazioni di
protocollazione quando un utente lo richiede nell'ambito della varietà
dei servizi garantiti con tale sportello.
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| Di
quanto il progetto ha migliorato, ad oggi, l'efficienza interna degli
uffici del Comune? Come avete monitorato e verificato i risultati
ottenuti dall'applicazione della soluzione da voi sperimentata? |
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E' un processo lungo, iniziato
con la fase di progettazione riorganizzativa del Comune nel 2001, proseguito
con la fase di attuazione della riorganizzazione e dell'evoluzione dell'URP
in sportello unico polifunzionale nel 2002 (progetto e fase chiamata "rivoluzione
copernicana dell'URP), ribadito e rafforzato con il finanziamento e la
progettazione esecutiva dell'egovernment comunale e la conseguente gara
per l'acquisizione della fornitura e dei servizi connessi nel 2003. Finalmente
nel 2004 si è avviata l'attuazione concreta che richiederà
almeno tre anni di intensissimi sforzi. In particolare abbiamo avviato
il protocollo il 1° gennaio 2004 e il 21 gennaio i primi procedimenti
automatizzati; a marzo abbiamo acquisito le prime firme digitali; a ottobre
abbiamo avviato, dopo la fase di sperimentazione, sia l'acquisizione ottica
che l'intranet (una sorta di portale interno, dove gli operatori reperiscono
tutti gli attrezzi del mestiere); negli stessi giorni abbiamo completato
la sperimentazione per l'avvio di alcuni servizi on line riservati ai
consiglieri comunali (in particolare la gestione dell'ordine del giorno
del Consiglio comunale) e altri accessibili all'utenza certificata (procedimento
delle segnalazioni) altri ancora all'utenza indifferenziata (l'albo pretorio
on line).
I primi risultati concreti sono riconducibili nell'immediato alla accessibilità
dei dati da parte degli utenti interni ed esterni, all'organizzazione
e creazione di un clima favorevole a un approccio innovativo e alla spinta
alla reingegnerizzazione dei processi lavorativi. Per quanto concerne
il contenimento delle risorse umane, finanziarie e strumentali necessarie
alla veicolazione dei dati stessi, esso è un effetto finale, non
immediatamente percepibile, ma legato a questioni che maturano con tempi
differenziati (si veda, per esempio quanto detto a proposito della nuova
ampiezza di mansioni legate al protocollista e si consideri, nel caso
specifico, che in realtà due segmenti del processo quali la protocollazione
e l'acquisizione ottica, almeno nella prima fase, richiedono più
risorse strumentali e di tempo, che abbiamo appositamente cronometrato,
per unità di dato gestita, rispetto al passato).
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| Il
vostro sistema copre solo le applicazioni minime di protocollo o anche
la gestione documentale e l'archiviazione ottica? |
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Come ho anticipato, il progetto
del Comune di Impruneta prevede la realizzazione integrale delle strumentazioni
suggerite dalla normativa che disciplina l'egovernment: protocollo informatico,
acquisizione ottica, gestione documentale, automatizzazione procedimentale,
intranet dinamica, firma digitale, posta elettronica certificata, sito
web accessibile e servizi on line nell'ambito del processo di attuazione
della scala eEurope di classificazione dei livelli di interattività
dei siti web, interoperabilità con le altre pubbliche amministrazioni,
ecc. E' tutto in moto contemporaneamente, facendo fare ogni giorno un
piccolo passo a ciascuno degli strumenti pur avendo dovuto privilegiare,
per dovere normativo e logica tecnica, il protocollo, l'acquisizione ottica
e alcuni procedimenti automatizzati trasversali.
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Approfondimenti
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La
scheda
progetto sul Protocollo Informatico nel Comune di Impruneta
L'intervista
a Massimo MICHELOTTI, Responsabile Sistemi
Informativi
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