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piferi
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Il
telavoro nell'emergenza e nell'ordinarientà: l'esperienza dell'Agenzia
del Terrirorio
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ne parliamo
con
Augusto
Piferi
Responsabile
del Progetto Anagrafe dei Beni Immobiliare della Direzione Centrale dell'Agenzia
del Territorio
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Il caso dell'Agenzia del Territorio è stata
sviscerato ed ampiamente dettagliato dalla ricerca della Funzione pubblica.
Può tracciare con noi un bilancio dell'esperienza?
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Certamente
l'esperienza nel suo complesso è stata positiva, soprattutto se
vista in prospettiva, in quanto ha evidenziato in concreto una potenzialità
operativa della struttura - sia sotto il profilo tecnologico che logistico
- prima non conosciuta. Il fatto è che l'esperienza è nata
a seguito di un'emergenza mai registrata prima, dovuta al carico di lavoro
arretrato da smaltire e catalogare nell'ambito del progetto per la realizzazione
dell'Anagrafe dei Beni Immobiliari. L'Agenzia si è trovata davanti
ad un problema enorme di rigidità e di disallineamento della distribuzione
delle risorse, rispetto alla distribuzione dei prodotto, e proprio da
qui è nata l'idea di trovare una soluzione alternativa a quella
più classica del trasferimento di personale, tra l'altro impedita
anche dalla tipologia contrattuale dei lavoratori impegnati nel progetto.
Rispetto alle criticità, è stata riscontrata qualche resistenza
"culturale" al progetto da parte di una quota, per fortuna molto
limitata, di personale che ha avuto difficoltà a considerare come
lavoro proprio quello di altri uffici. Per rimuovere dette ritrosità
è stato fondamentale il costruttivo apporto delle organizzazioni
sindacali che hanno condiviso e promosso il progetto con il necessario
entusiasmo.
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| Quali
sono i presupposti che hanno permesso alla vostra amministrazione di ottenere
risultati così soddisfacenti? Dove è stato reperito il Know
how necessario? |
Il
Know how è stato sviluppato all'interno dell'Agenzia che, probabilmente,
si è trovata avvantaggiata nello specifico settore perché
aveva, già da tempo, informatizzato tutte le sue banche dati con
le relative procedure d'aggiornamento ed era impegnata nello sviluppo
di sistemi di trasmissione da remoto - direttamente dallo studio dei professionisti
abilitati (geometri, ingegneri, notai, ecc.) - di queste ultime. D'altronde
il progetto iniziale dell'amministrazione di "meccanizzazione"
delle pratiche in un centro elettronico unico, avviata verso la fine degli
anni Settanta, è stato quasi subito accantonato in favore di un
sistema provinciale, il che ha reso molto più agevole pensare,
progettare e realizzare quest'esperienza.
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Per la prossima fase della realizzazione del progetto ABI pensate di ripetere
l'esperienza del Telelavoro?
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Attualmente
è in fase di completamento la prima fase di realizzazione del progetto
ABI per il recupero arretrati documentali, che contiamo di ultimare entro
la fine dell'anno. Contemporaneamente abbiamo già avviato in alcuni
uffici la seconda fase che consisterà sostanzialmente nel completamento
delle banche dati informatizzate ed in particolare nella creazione dell'archivio
informatico delle planimetrie. Ovviamente visto il successo della prima
esperienza riteniamo che, qualora se ne verifichino i presupposti, riutilezzeremo
la formula del telelavoro.
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| Che
cos'è il sistema di Controllo Accessi Nazionale per il Territorio,
di cui lei ha parlato nella sua relazione del 30 Giugno? È un progetto
parallelo e sganciato da quello del telelavoro, o un presupposto essenziale
per un'iniziativa del genere? |
La
gestione di archivio è demandata all'ufficio proprietario dello stesso,
in quanto l'aggiornamento in remoto deve essere autorizzato, prima localmente
ed ora centralmente, in modo da poter controllarne gli accessi anche attraverso
regole di profilatura degli utenti, appositamente implementate. Il sistema
di Controllo Accessi Nazionale per il Territorio è il sistema centrale
con cui ciascun utente viene autorizzato ad operare sul sistema per certe
specifiche operazioni.
La sua realizzazione è stata autonoma rispetto al telelavoro, ma
si è rilevata essenziale per lo stesso. |
| Come
avete vissuto la ricerca della Funzione Pubblica ed in particolare il confronto
con la altre amministrazioni? È veramente esportabile a suo giudizio
il vostro modello? |
La
ricerca della Funzione Pubblica è stata vissuta con entusiasmo anche
in relazione al confronto con le altre amministrazioni, convinti di avere
condotto un esperienza abbastanza singolare, per dimensioni e tipologia
di attività trattate, nell'ambito pubblico. Ritengo che l'esportabilità
del nostro modello sia possibile in tutti i casi in cui si debba operare
su archivi totalmente informatizzati e si abbia a disposizione procedure
adattabili allo scopo. Da parte nostra sicuramente l'esperienza sarà
ripetibile, non solo, come dicevo per quanto riguarda la seconda fase della
realizzazione dell'ABI, ma soprattutto per il mantenimento degli uffici
territoriali nelle neonate province e per lo smaltimento del lavoro. Il
telelavoro e l'accesso in remoto alle pratiche catastali, è infatti
il miglior rimedio alla necessità di assumere nuovo personale o a
trasferirlo dalle province vicine. Bisogna pensare infatti che tutti gli
aggiornamenti avvengono già da tempo per via telematica, anche se
il documento cartaceo viene mantenuto per mere ragioni di autenticità
della firma, per cui i documenti possono essere trasferiti facilmente per
via informatica ad uffici con più disponibilità di personale. |
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