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NE
PARLIAMO CON
Umberto
Del Vedovo, progetto wai.inps.it
Per cominciare parliamo di accessibilità
in genere che, è evidente, non può rimanere circoscritta
a singole soluzioni ma deve diventare una prassi, un nuovo modo di concepire
i servizi e i processi di back end accessibili già in fase di progettazione,
e ciò è possibile solo attraverso il diffondersi di una
cultura dell'attenzione alle fasce deboli. Per Lei che, operando sul campo,
è un osservatore privilegiato è realmente percepibile questo
mutamento culturale?
E' realmente
percepibile, come uno stimolo all'evoluzione tecnologica. Un solo esempio:
gli studi sulle potenzialità del metalinguaggio XML agli inizi
del 2000, fatti per dare risposte alle esigenze connesse all'accesso ad
un sito da parte di disabili, che utilizzano periferiche alternative (barra
braille, lettori di schermo, ecc.) si sono rivelati strategici. A seguito
di tali studi è stato realizzato al nostro interno, nel febbraio
2001 uno dei primi web service realizzati in Italia. Questo aumento di
conoscenza è derivato, e questo è affascinante, dall' utilizzo
di tecnologie assistive. E' affascinante poiché fino a qualche
tempo fa, i disabili evidenziavano, che prima che una nuova tecnologia
fosse resa accessibile intercorreva un significativo periodo, stimato
in circa 3 anni. Oggi al nostro interno, per nuovi progetti, partiamo
sempre dal concetto di accessibilità. E' indicativo al riguardo
il nostro interessamento presso il CNIPA affinché in sede di progettazione
dei servizi interattivi della Televisione Digitale Terrestre (DTT), si
studino delle soluzioni che permettano ai disabili di poter usufruire
di tali servizi.
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L'attenzione
al "diversamente abile" è emersa in modo prepotente con
il diffondersi della tecnologia dell'informazione. Nell'approccio a questo
problema si guarda più a come le fasce deboli possono usufruire
delle nuove tecnologie al pari di tutti gli altri o, in una prospettiva
inversa, a come le tecnologie possono rendere il contingente usabile anche
per queste fasce? In altre parole cos'è che si adegua, la tecnologia
o la persona?
Studiando a
fondo le problematiche connesse con le categorie deboli, ci siamo resi
conto che una parte minima, circa il 20% di tali categorie, è alfabeticamente
informatizzata. Stiamo lavorando su soluzioni, in parte già presentate
durante l'ultima edizione del Forum PA, che possono essere utilizzate
da tutti i disabili, anche se sprovvisti di attrezzature informatiche.
E' la tecnologia che deve adeguarsi, dando nuove soluzioni.
Il
progetto wai-inps è, come voi stessi lo avete definito, frutto
della ricerca di una "nuova" accessibilità. Quale, a
Suo parere, può essere considerato il punto minimo di accessibilità
su cui già dover intervenire e qual'è, o sarà in
un prossimo futuro, il punto massimo in cui le tecnologie potranno intervenire?
Riteniamo che la realizzazione
di web service a supporto dell'accessibilità, che potranno essere
consultati pure tramite connessione telefonica, sarà un passaggio
indicativo assieme ad un cambio di mentalità, che consentirà
di passare dal concetto di una generica Progettazione Universale, al concetto
di una Progettazione per Ciascuno. La completa gestione della voce, con
tutte le sue potenzialità, è la prossima affascinante meta.
Come
ha avuto inizio questa nuova sperimentazione, da un'esigenza manifestata
dagli utenti, da una segnalazione del personale interno che, evidentemente,
si confronta quotidianamente con ogni genere di problemi o da una felice
intuizione dall'alto?
Nel giugno
2000 è iniziata una campagna con l'invio di circa 8.000 email ad
Amministrazioni, Politici, Organi di Stampa, ecc., in cui un gruppo di
disabili evidenziava i problemi connessi con l'accesso a siti della P.A.
Il Direttore Centrale dei Sistemi Informativi e Telecomunicazioni, dott.
Vittorio Crecco, ora Direttore Generale INPS, da sempre sensibile alle
problematiche delle categorie deboli, mi incaricò di trovare soluzioni
in tempi brevi per risolvere il problema. Il 23 Ottobre 2000 le soluzioni
sviluppate per rendere accessibile un sito di grosse dimensioni, furono
mostrate durante un seminario organizzato da AIPA, al gruppo di lavoro
"Accessibilità e tecnologie informatiche nella P.A.".
E' stato
pensato un sistema di monitoraggio del gradimento di questa soluzione,
in fase progettuale o in corso di sperimentazione?
Tutta la sperimentazione
è stata fatta con la collaborazione di operatori disabili (motori,
non vedenti, ipovedenti). E' stato pure creato un gruppo di lavoro costituito
da operatori disabili e da operatori normodotati
In
un processo di ricerca di accessibilità quanto influiscono problemi
organizzativi, amministrativi, burocratici, finanziari e quanto la resistenza,
la diffidenza e l'oggettiva difficoltà degli utenti cui sono rivolte
le soluzioni?
Si è
già parlato del nostro interesse per rendere accessibili i servizi
della Televisione Digitale Terrestre. Abbiamo inviato dei messaggi in
varie liste di discussione, per conoscere il parere dei diretti interessati,
ma abbiamo verificato, con nostro dispiacere, che il problema ancora non
è stato affrontato. Certamente è ancora presto, ma quello
che ci ha preoccupato è la rassegnazione insita nell'affermazione
che un cieco non può vedere la televisione. Noi riteniamo che la
tecnologia, specie per le parti testuali, lo possa permettere. Ma il problema
più significativo è la mancanza di idonei input agli operatori
interessati. Ad esempio fino a due mesi fa, mi ero interessato marginalmente,
alle esigenze dei sordomuti. Poi ho avuto, durante un convegno organizzato
dal Formez a Firenze, il piacere di incontrare una collega sordomuta.
Parlando con Lei, leggeva benissimo il mio labiale, ho capito meglio le
sue esigenze e le sue potenzialità. Ho potuto progettare pertanto
per lei un prototipo di workstation, utilizzando tecnologie già
note al nostro interno. Tale workstation, che sarà un PC portatile,
permetterà ad un sordomuto di leggere su uno schermo ciò
che un interlocutore sta dicendo, anche tramite connessione telefonica,
e di rispondere scrivendo sulla tastiera, per poi attivare un programma
di sintesi vocale, che parlerà per lui. Il primo prototipo è
stato realizzato. Presto dovremmo passare ai test definitivi con operatori
sordomuti.
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La legislazione italiana e, a questo punto, anche
europea, è al passo con le esigenze effettivamente riscontrabili?
C'è attenzione, interesse da parte della leadership politica?
Noi abbiamo
presentato le nostre soluzioni a favore dei disabili in diverse manifestazioni
pubbliche ed abbiamo potuto rilevare, sempre, un significativo interesse
da parte della leadership politica.
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