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ne
parliamo con
Mauro
De Robertis,
assessore all'innovazione amministrativa del Comune di Verona
Con Teseo
la città di Verona potrà presto contare su una ricca gamma
di servizi online.
È stato difficile lavorare in questa direzione?
Inizialmente non ci sono
state difficoltà. Tanto più che sul piano tecnologico la
realizzazione del progetto Serv-Vr, che è alla base di Teseo,
è stata affidata alla nostra società municipalizzata AGSM
telecomunicazioni, con il ruolo di integratore del progetto, in stretto
rapporto con il committente che, sul piano progettuale e tecnico, resta
la direzione dei servizi informativi del Comune di Verona.
Gli ostacoli adesso riguardano i presupposti affinché i servizi
online previsti dal progetto diventino effettivamente fruibili da un pubblico
ampio e non solo dagli operatori di settore. Se infatti non si riesce
a raggiungere tutta la popolazione, a fronte della grande innovazione
tecnologica avviata, si fallisce l'obiettivo dell'eGoverment.
In sintesi le difficoltà
da affrontare sono due:
la riorganizzazione dei processi (la cosiddetta reingegnerizzazione)
della macchina comunale:
l'incentivazione
all'uso dei servizi di eGov da parte della cittadinanza, per evitare,
per l'appunto, che questi siano destinati ad una fascia ristretta di popolazione.
La seconda difficoltà
purtroppo è documentata dai comuni stessi nel numero esiguo di
accessi ai servizi online. Per esempio, nel corso di un convegno tenutosi
al Forum Pa, abbiamo ascoltato che una città metropolitana, pur
avendo già da tempo predisposto i servizi online, registra solo
una ventina di contatti al giorno. Si tratta di dati su cui riflettere,
in quanto il numero di cittadini che accede a questo genere di servizi
non giustifica ancora l'entità degli investimenti sostenuti o da
sostenere.
A livello di riorganizzazione
dei processi come sta procedendo il comune di Verona?
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La riorganizzazione generale
dei processi è un lavoro lungo. Tra l'altro Verona l'aveva già
sostenuta tre anni fa, ma non essendo stata realizzata in previsione dell'eGovernment,
è completamente da rifare.
Per il momento abbiamo previsto le strutture dedicate all'attuazione delle
politiche di eGovernment, come il call center. Abbiamo rafforzato il front
office, dal punto di vista dello sportello fisico, concentrando da un
lato tutti i servizi di front office in un'unica struttura e dall'altro,
dopo un periodo di rodaggio, prevedendo la distribuzione degli sportelli
unificati sul territorio, a livello di circoscrizioni.
Per quanto riguarda la riorganizzazione generale dei processi, proprio
in questi settimane stiamo cercando di capire come procedere, avvalendoci
della consulenza di una società specializzata. Entro qualche mese
avremo la mappatura completa delle azioni da seguire. Come anticipazione
posso dire che abbiamo previsto l'introduzione della figura del referente
unico (project leader) per i tre progetti collegati: di eGov, di comunicazione
e di front office. Il project leader coordinerà e collegherà
le tre aree, che rappresentano i terminali di tutto il lavoro di riorganizzazione
del comune.
Senza riorganizzazione dei processi, per altro, è anche inutile
rafforzare il sistema informatico, da un lato, e quello del front office,
dall'altro. Sarebbe un rafforzamento fine a se stesso.
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In attesa della Carta
d'Identità Elettronica (CIE) la chiave di accesso ai servizi sarà
la Carta Nazionale dei Servizi (CNS)?
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L'identificazione dell'utenza
rappresenta il cuore del problema che rallenta la messa online dei servizi
veicolati da Teseo. Il fatto è che il comune di Verona è
pronto per la Carta nazionale dei servizi, ma non può ancora utilizzarla,
in quanto il dpr del 2 marzo 2004 n. 117 (Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale
n.105 del 6 maggio 2004), che individua le caratteristiche della Carta
Nazionale dei Servizi e le modalità per il suo rilascio, congela
il tutto all'avvento e alla diffusione della Carta d'identità elettronica.
Alla luce dei fatti reali, in questa fase le tre strade da seguire sono
tre:
realizzare una
carta dei servizi veronesi (ma sarebbe un'operazione troppo limitata)
attendere l'avvento
della CIE e dell'eventuale CNS (sempre che il ministero dell'interno e
il Dipartimento dell'innovazione tecnologica superino quello che, personalmente,
considero un reciproco placcaggio)
adottare un'identificazione
leggera, fornendo un Pin (o user id e password), con cui gli utenti che
vogliano usufruire dei servizi di eGov possano identificarsi in modo certo.
Il comune di Verona, per il momento, e per superare il blocco in cui si
trova, ha scelto quest'ultima strada.
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L'efficacia dei servizi
di eGoverment si misura anche dal numero dei canali di comunicazione attraverso
i quali i servizi stessi giungono al cittadino?
Certamente. Ma senza tralasciare
il contatto diretto dell'amministrazione comunale con il cittadino. Questo
rapporto infatti non deve mai essere precluso dalla tecnologia. Non a
caso, ripeto, abbiamo rafforzato il front office e lo articoleremo a livello
territoriale. Ma non escludo che, una volta che i servizi siano posti
a regime, anche altre strutture commerciali, che appartengono all'ambito
privato. diventino terminali per il rilascio telematico di alcuni di questi
servizi: tabaccherie, bar ecc., diventino terminali per il rilascio telematico
di alcuni di questi servizi oltre naturalmente alla rete degli uffici
postali che va sicuramente inclusa in questa "multicanalità
territoriale".
La multicanalità
viene anche arricchita dalla Tv digitale terrestre. Il comune di Verona
investirà su questo canale?
Per il momento è
un investimento indiretto, fatto attraverso A investire sulla televisione
digitale terrestre la nostra azienda AGSM telecomunicazioni. Noi pensiamo
di utilizzarla come canale di informazione e di comunicazione, ma siamo
ai primi passi. Personalmente credo che sulla Tv digitale terrestre non
si debba investire in modo esclusivo, ma vada considerata come un canale
in più, che può avere grandi potenzialità, su cui
fare transitare servizi di eGov. ma anche informazioni di pubblica utilità
ai cittadini, ed anche news locali, specialmente nei giorni di sabato
e domenica.
Parliamo
di digital divide. Quali sono le azioni da compire per risolvere questo
problema?
Per ridurre l'esclusione
culturale o sociale di alcune fasce di cittadini dai servizi di eGov è
necessario lavorare in due direzioni:
formazione
mirata alle fasce di persone escluse dai servizi in seguito al gap culturale
campagne di comunicazione
e informazione a sostegno delle politiche di eGov.
Per quanto riguarda la formazione
il comune di Verona ha individuato gli anziani come le persone più
a rischio di esclusione. A riguardo stiamo conducendo una campagna di
alfabetizzazione, usando come tramite il mondo delle associazioni, anche
religiose. I corsi si svolgono presso le associazioni, a cui il comune
fornisce il materiale didattico e i computer. Si tratta di una formazione
efficace, tanto più che chiunque acquisisca una certa familiarità
con i mezzi elettronici diventa a sua volta formatore di altre persone.
Ma è un lavoro molto costoso, che necessita di risorse economiche
si cui il comune dispone in misura sempre minore. Ed è pur sempre
un ambito limitato, perché l'obiettivo deve rimanere quello di
dare la possibilità a tutti di accedere a questi servizi.
Sul versante della comunicazione
è indispensabile che questi servizi vengano conosciuti dai loro
destinatari finali: i cittadini. La campagna di comunicazione andrebbe
sostenuta economicamente dallo stesso Dipartimento dell'innovazione tecnologica.
E in effetti i comuni attendono l'emissione di un bando destinato al finanziamento,
sia delle attività di comunicazione e di informazione, sia delle
iniziative destinate a ridurre il digital divide.
Uno
dei motivi che tiene lontani i cittadini dai servizi telematici è
la diffidenza nei confronti dei sistemi di pagamento. Ci sono delle novità
a riguardo?
In effetti il problema riguarda
la poca sicurezza che si ritiene abbiano i servizi di pagamento online.
E i nostri sistemi di pagamento non differiscono da quelli bancari. Tuttavia
la situazione dovrebbe cambiare in meglio grazie ad un nuovo sistema studiato
dall'ABI (Associazione bancaria italiana): il bankpass web o il borsellino
elettronico. In estrema sintesi la banca organizza per il proprio cliente
un portafoglio, dove confluiscono sostanzialmente i dati del bancomat
e della carta di credito. Al momento del pagamento online, da parte del
cittadino o del professionista, la banca preleva la somma correlata direttamente
dal borsellino personale. Questo sistema dovrebbe mettere a riparo da
eventuali intrusioni e problemi vari.
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