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PA Aperta Forum 2004

P.A Aperta: la solidarietà come sistema


Ne parliamo con

Celestino Grassi

collaboratore ASPHI e componente della giuria del premio P.A. Aperta 2004

 

Come è andato il premio? Potrebbe tirare con noi un primo bilancio?

I progetti presentati sono stati 121, tutti di livello più che soddisfacente, certamente non inferiore a quello notato nella passata edizione. Un segnale positivo è il fatto che tutti i proponenti hanno descritto con molta attenzione obiettivi, risultati, partner coinvolti, contesto sociale in cui si colloca la realizzazione e, soprattutto, il grado di soddisfazione degli utenti. In generale c'è stata una maggiore attenzione alla comunicazione dovuta non alla malizia di ottenere una miglior classifica, ma ad un reale maggiore interesse e coinvolgimento. Questo fenomeno ha accresciuto notevolmente il lavoro della giuria, perché, mentre l'anno scorso un progetto si riassumeva mediamente in un paio di pagine, quest'anno la documentazione è molto più ricca e articolata, con dettagliate spiegazioni sui razionali, sui pro e i contro riscontrati sul campo. È una constatazione che deve far piacere, perché è sintomo di consapevolezza e di partecipazione sentita. I concorrenti sapevano di avere qualcosa di interessante da dire.
Un altro aspetto che abbiamo rilevato rispetto all'anno passato è che nei progetti presentati nel 2003 si notava una forte attenzione alla soluzione tecnologica, come se i proponenti fossero prevalentemente di estrazione tecnica, e quindi in qualche modo evidenziassero con orgoglio l'artificio hardware o software che aveva permesso quella realizzazione. Quest'anno invece c'è stata un'attenzione maggiore nei confronti degli obiettivi sociali, il che, a mio avviso, denota un segno di maturazione ed un passo avanti. Si riconosce all'informatica lo status di strumento, non di fine, e tutto questo fa pensare che i veri messaggi siano stati meglio percepiti.

Quindi c'è stata un evoluzione nel tipo di progetti presentati quest'anno rispetto a quelli dell'anno passato?

Decisamente sì.
L'anno scorso sono state molto più frequenti le iniziative singole, specializzate e concentrate su specifici obiettivi, mentre tra quelli presentati quest'anno sono molto più numerosi i progetti integrati, in cui il servizio che viene proposto al cittadino è più ricco e articolato e magari collegato ad altri servizi offerti da Amministrazioni diverse. Per fare un esempio nel 2003 era frequente la tipologia di progetti che prevedevano l'uso di terminali per l'erogazione di determinati tipi di certificato, oggi si sottolinea che il certificato era solo un primo passo, magari necessario per avviare una pratica; si tende ad offrire la possibilità di verificare l'iter della pratica stessa, ed informare l'utente su quali altri certificati occorrono, e trasmettere agli altri uffici competenti le informazioni necessarie per integrare la pratica.
Ciò che mi preme sottolineare è che l'offerta di servizi integrati di questo tipo ci è stata segnalata quest'anno non tanto da quelle stesse amministrazioni che l'anno passato avevano partecipato presentando un unico servizio specifico, ma prevalentemente da numerose altre amministrazioni, che sono partite sin dal primo momento con un'ottica più ampia. Il concetto di servizio al cittadino sta cominciando a fare breccia nella mentalità delle pubbliche amministrazioni, che saltano lo stadio della singola applicazione parcellizzata, e progettano i propri servizi già in un ottica di integrazione.

Quindi la riduzione del numero dei progetti pervenuti, è stata compensata dalla qualità dei progetti stessi?

Se fa riferimento alla lieve flessione numerica, in primo luogo, come dicevo, occorre evidenziare che c'è stata una maggiore consapevolezza nel proporsi. In secondo luogo bisogna tener presente che tutti coloro che si erano già candidati l'anno scorso, o hanno ideato e realizzato un nuovo progetto in un anno, o altrimenti non potevano ricandidarsi, presentando un semplice ampliamento dello stesso progetto.
In altre parole è riduttivo confrontare i 121 progetti del 2004 contro i 136 del 2003. Sarebbe più corretto dire che ai 136 progetti dell'anno scorso quest'anno si sono aggiunti altri 121 casi di eccellenza.

A suo giudizio si può parlare di riuso per questo tipo di progetti, o si tratta di iniziative e soprattutto di una cultura troppo acerba?

Le idee buone viaggiano velocemente. Più che di buonismo, parlerei di atto meditato e dovuto. Riuscire ad avere il consenso e la soddisfazione del cittadino vuol dire aggiudicarsi il consenso e la soddisfazione dell'elettore; ne deriva che se c'è un valido progetto cui ispirarsi, l'amministratore cerca di riproporlo al proprio utente prima di tutto per ottenere il suo consenso. Inoltre bisogna considerare che tutta la pubblica amministrazione nasce e vive per offrire un servizio; questo può essere di diversa natura, come la giustizia, l'istruzione, la sicurezza, ma rimane comunque un servizio; non si giustificano altri obiettivi.
Le potenzialità del riuso sono condizionate dalla validità dei progetti come creatori di consenso ma anche dalla necessità della pubblica amministrazione di garantire servizi efficienti; inoltre finché questi servizi verranno pagati con i soldi di tutti, dovranno servire tutti nel più semplice dei modi.
Dall'analisi effettuata sui progetti risulta un riscontro tangibile del fatto che le idee ed i progetti migliori circolano più rapidamente, il che conferma le loro motivazioni politiche ed economiche.

L'accessibilità è anche un modo per risparmiare?
Certamente è un modo per utilizzare correttamente le risorse. Non ci vuole molto per accorgersi che il modo più efficiente ed economico per offrire servizi è la rete. Nessuna amministrazione può infatti fare a meno delle nuove tecnologie, sia per motivi economici che per motivi di diffusione e capillarità, ma se si vuole veramente sfruttare le potenzialità della rete bisogna anche studiare attentamente quale sia il tipo di soluzione più generalizzabile. Ad esempio non ha senso pubblicizzare un servizio on line per la denuncia delle tasse, o il pagamento dell'ICI se poi il modulo scaricabile è incomprensibile per la quasi totalità della popolazione. Come vede anche se oggi poniamo l'accento sulla accessibilità finalizzata ai disabili, il concetto di accessibilità è molto più ampio.
Passando invece al ruolo di Asphi, che segnali ci sono stati dopo la prima edizione del premio, e cosa vi aspettate per questa seconda edizione?
La Fondazione Asphi (Avviamento e Sviluppo di Progetti per ridurre l'Handicap mediante l'Informatica) opera nel suo settore da 25 anni. Basandosi sul volontariato ha di fatto privilegiato la realizzazione di esperienze pilota e di prototipi, e si è posta come obiettivo prioritario quello di promuovere un certo tipo di idee e di cultura. Da questo punto di vista siamo molto soddisfatti per ciò che è stato percepito del nostro lavoro e per l'immagine di cui godiamo presso gli operatori del settore; siamo anche consapevoli che c'è molto da fare.
Il premio di quest'anno ha avuto una componente di progetti legati non solo all'inclusione delle fasce deboli, ma anche all'appianamento del digital divide. Stiamo andando verso un nuovo tipo di emarginazione, o siamo in tempo per prevenirlo?
Il tema dell'emarginazione, è molto complesso. Se ad esempio iniziamo a parlare di digital divide per strada, non so quante persone ci capirebbero. Quello che credo sia importante cominciare a comprendere è che, invece di essere soddisfatti, io e lei, del fatto che entrambi capiamo questo tipo di linguaggio, dovremmo preoccuparci che ciò di cui stiamo discutendo sia comprensibile anche agli altri. Abbiamo subito il proliferare di linguaggi per iniziati riservati a particolari categorie di cittadini: gli avvocati, gli ingegneri, i medici, i politici, eccetera, privilegiano vocaboli e termini specializzati quasi fosse un pregio farsi capire solo dai propri colleghi. Così non va bene: l'accessibilità si basa su concetti diversi. Più sono valide le idee, più devono essere espresse in modo chiaro e con parole semplici.
Il problema dell'emarginazione è molto simile al problema dell'ignoranza o delle malattie. Noi possiamo provare a prevenirle, o a combatterle, ma non riusciremo mai ad eliminarle. L'emarginazione è legata ad una soglia che cambia continuamente e qualsiasi livello medio venga raggiunto ci sarà sempre un ritardatario. Dobbiamo porci il problema di mettere tutti nelle condizioni di capire, ma ci sarà sempre qualcuno che non è in grado di comprendere o perché non vuole farlo, o perché non può farlo. Tenteremo in tutti i modi di rendergli la vita più facile, ma forme di emarginazione ci saranno sempre.
Un bambino che ha avuto la possibilità di accedere ad un computer si muoverà in quell'ambito con una dimestichezza ed una familiarità impressionante, ma chi non ha avuto questa possibilità, in una società moderna come la nostra è come un antico gladiatore che pretendesse di scendere in campo con un braccio legato; forse sopravvivrebbe, ma certamente partirebbe svantaggiato e di molto. Questo perché l'informatica è sì uno strumento, ma è uno strumento potentissimo.
A suo giudizio il premio è uno specchio fedele di quello che sta accadendo nel nostro paese, o raccogliendo le soluzioni di eccellenza corre invece il rischio di non fotografare una situazione che invece è ben diversa?
In genere quando si promuovono queste iniziative ci si trova davanti a due tipologie di atteggiamenti: ci sono coloro che tendono ad evidenziare ciò che hanno realizzato, e magari ad enfatizzare la propria azione, e coloro che invece pur avendo i titoli per partecipare, preferiscono non mettersi né in gara né in mostra.
Nel nostro caso il primo tipo di atteggiamento, dovendo la giuria valutare per lo più siti internet e servizi offerti sulla rete, era immediatamente misurabile. Il dato che posso riferirle è che la percentuale di coloro che hanno enfatizzato il proprio progetto è stata bassissima; abbiamo riscontrato una sostanziale rispondenza tra ciò che era stato descritto e ciò che era realmente a disposizione on line.
Quanto al secondo tipo di atteggiamento, oltre ai 121 progetti pervenuti, abbiamo evidenza di molte realtà più discrete legate a contesti che non hanno ritenuto di partecipare. Se mi consente un esempio un po' scherzoso, non tutte le belle ragazze partecipano ai concorsi di bellezza: ce ne sono sicuramente tante, altrettanto belle, che non sentono il bisogno né di candidarsi né di sfilare. Io credo che tutto sommato il premio sia stato uno specchio abbastanza fedele della realtà, perché chi non ha operato in termini di accessibilità non poteva certo presentarsi. Va inoltre detto che se 121 progetti non sono un'enormità rispetto a tutte le pubbliche amministrazioni presenti nel nostro paese, sono pur sempre una realtà positiva, soprattutto se raffrontata a quella di pochi anni addietro. Si ricordi che fino a poco tempo fa la disabilità era vissuta come una condizione di vergogna; la famiglia tendeva a tener nascosto il congiunto disabile, senza nemmeno chiedersi se avesse gli stessi diritti degli altri cittadini; può immaginare se esisteva una cultura dell'accessibilità. Oggi non è più così, ma siamo ancora lontani dal poter dire che abbiamo raggiunto le pari opportunità.
Pesa ci siano le possibilità di un'evoluzione del premio e quindi per una terza edizione?

Questo premio avrà lunga vita, perché è basato su un continuo affinamento degli obiettivi.
È partito guardando ai soli disabili, mirando, però, ad un contesto molto più ampio, ovvero quello di privilegiare l'inclusione rispetto alla discriminazione. Sono concetti nati originariamente per difendere le donne e le pari opportunità, poi passati alla religione, alla vita sessuale, all'immigrazione e ai disabili. Come possiamo vedere dunque il principio si applica ad aree sempre più ampie. Ma una volta che siano state prese in considerazione tutte le categorie discriminate e ammesso di poterle un giorno tenere tutte nella giusta considerazione, il problema non scomparirà di certo, semmai si sposterà la soglia di attenzione, e la definizione di disabile, da "colui che manca di qualche abilità" diventerà "colui che ha difficoltà di inclusione nella vita sociale". Il percorso come vede è molto lungo ed è funzione dell'innalzamento del livello di inclusione e di cultura.

APPROFONDIMENTI:

La preminazione di Pa Aperta 2004: 13 maggio h. 15.00
"La lotta al digital e social divide: pari opportunità e inclusione sociale."

 
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