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CATASTO AI COMUNI: UNA STORIA SENZA FINE

   
 

Slitta al 2006 il trasferimento del Catasto ai comuni. A sei anni dall'approvazione della legge che attribuisce loro la titolarità di queste funzioni, le amministrazioni devono incassare uno stop imprevisto che ha acceso la polemica tra l'Anci e il Governo. "E' un atto contro i comuni, contro il federalismo, contro la sussidiarietà" protestano i comuni, che puntano il dito contro "una decisione presa per compiacere piccole lobby corporative". Per Maria Teresa Armosino, Sottosegretario all'Economia con delega su questo complesso passaggio di funzioni, si tratta invece di una doverosa pausa di riflessione, utile per risolvere i problemi ancora aperti dello spostamento del personale delle Agenzie del territorio alle amministrazioni locali e della preparazione adeguata dei piccoli comuni a svolgere i nuovi compiti. Una spiegazione che non sembra convincere i diretti interessati: "I sei anni già trascorsi ci sembrano una pausa di riflessione sufficientemente lunga", afferma l'Anci. Secondo l'associazione lo schema di DPCM sul quale si stava discutendo prima del rinvio dei termini conteneva già "un livello di gradualità tale da consentire anche al comune più piccolo di offrire un servizio adeguato ai propri cittadini" oltre che proposte utili "ad attenuare il più possibile il disagio degli addetti".

  CONFEDILIZIA: utilizzare la pausa per ripensare la riforma.
 
 

Ad esult are per lo slittamento del termine è sicuramente Confedilizia. "Siamo stati i primi a batterci contro il trasferimento del Catasto ai comuni, seguiti solo dalla Confagricultura e dall'APPC (associazione dei piccoli proprietari di case) - afferma Corrado Sforza Fogliani, Presidente Confedilizia - e quindi accogliamo con grande favore questa pausa di riflessione che, però, va utilizzata bene".

Il trasferimento delle funzioni catastali è "un problema grave che tocca i singoli contribuenti e le singole famiglie" e, quindi secondo Sforza Fogliani deve essere "studiato e ristudiato in profondità", possibilmente "ripensando la scelta sbagliata operata nel '98 dal Governo di allora: quella di separare la tenuta dei registri immobiliari, mantenuta allo Stato, dall'esercizio delle funzioni catastali, attribuita ai comuni. Scelta con cui si farebbe in Italia l'esatto contrario di quel che ha fatto tutta l'Europa". Secondo Confedilizia non è opportuno attribuire alle amministrazioni locali la revisione degli estimi (la base imponibile sulla quale viene calcolata l'ICI) e anche il classamento (l'inquadramento di ogni unità immobiliare in una categoria - più o meno pregiata - tra quelle previste dal quadro di classificazione) perché altrimenti i comuni "dopo aver alzato, quasi tutti, a livello massimo le aliquote dell'imposta che li finanzia al 70-80% potrebbero compiere anche la seconda fase dell'operazione, alzando la base imponibile su cui applicare quelle aliquote".
  COMUNE DI ROMA: revisione degli estimi a parità di gettito
 
"I timori di un aumento della pressione fiscale sollevati in questi giorni sono pretestuosi e immotivati" sostiene Marco Causi, assessore alle Politiche economiche del Comune di Roma, secondo cui "solo chi deve nascondere qualche abuso edilizio può essere preoccupato". A riprova di quanto affermato, Causi propone un patto:"Posto che qualunque revisione generale degli estimi dovrebbe essere comunque condivisa e decisa dallo Stato, i comuni, e Roma per prima, si impegnano a sostenere la revisione a parità di gettito, cioè vincolandosi, se necessario, a una riduzione delle aliquote.
Si proceda però subito al decentramento delle funzioni, così come era previsto, lasciando semmai alle amministrazioni locali la possibilità di chiedere una proroga o di definire con gradualità i passi necessari". La riorganizzazione del Catasto su base territoriale costituisce, secondo il Campidoglio, la naturale integrazione delle attuali competenze comunali di gestione del territorio (urbanistica, ediliza, anagrafe, ecc.). Inoltre servirà a migliorare i servizi per i cittadini e per numerose categorie professionali e renderà più efficace la lotta all'abusivismo e all'evasione fiscale. "Il trasferimento contribuirà a una più equa valutazione degli imponibili e a una maggiore giustizia sociale. Non è più socialmente sostenibile - sottolinea l'assessore - che i proprietari di un appartamento della periferia paghino, a volte, come chi ha una casa a Piazza Navona per il solo fatto che molte di queste case risultano accatastate nella classe A5 come nel dopoguerra, quando erano prive di bagni e servizi".
  Il disagio delle amministrazioni
 
Gianpaolo Artioli, coordinatore del progetto interregionale di e-government Sigma Ter (Sistemi integrati catastali e geografici per il monitoraggio amministrativo del territorio) esprime delusione e frustrazione per un trasferimento che sembrava ormai prossimo e che invece è stato spostato di ulteriori due anni. "Ho appena partecipato a un convegno che ha riunito tutti i principali protagonisti del settore e il sentimento generale era di sconforto e amarezza. Siamo rimasti allibiti da questa decisione del Governo.
A questo punto - afferma Artioli - è lecito dubitare anche del termine del 2006 dato che la proroga scadrà a pochi mesi da un'importante scadenza elettorale e appare difficile credere che il Governo decida di concludere questo trasferimento di funzioni in un periodo politicamente così delicato. Il timore è, quindi, di dover restare in questo stato di sospensione e indeterminazione per un tempo indefinito ben più lungo dei due anni annunciati, forse fino al 2007 se non di più". Una condizione di incertezza che colpisce anche le realtà più avanzate, come il Polo catastale prototipale di S. Giovanni in Persiceto, un'esperienza modello che, a causa del rinvio dei termini, rischia di restare nel suo status prototipale ancora per molto tempo nonostante ne sia stata già provata l'efficienza e l'operatività. "Inoltre - ricorda Artioli - una proroga così lunga del trasferimento dà nuovo vigore a tutte quelle proposte di legge che prevedono impostazioni per il Catasto molto diverse da quelle previste dal decreto legislativo 112/1998. Un ulteriore elemento di incertezza che rende il futuro ancora più confuso".
  Riferimenti normativi.
 

Legge n. 59 del 1997 articolo 7
Decreto legislativo 112 del 1998
DPCM 19 dicembre 2000, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 27 febbraio 2001

Il decreto di proroga del termine stabilito nell'art.6, comma 1, del DPCM 19 dicembre 2000 necessario per differire il trasferimento del Catasto ai Comuni di ulteriori due anni, e quindi al 2006, sta ancora seguendo l'iter richiesto per questi provvedimenti, che prevede, una volta ascoltati i ministri interessati e il ministro dell'economia e finanza:
- il parere della Commissione parlamentare;
- il parere della Conferenza Stato-Regioni e Province autonome di Trento e Bolzano;
- il parere della Conferenza Stato-Città e autonomie locali, allargata ai rappresentanti delle comunità montante;
- la consultazione delle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative;
- e, infine, di sentire gli organismi rappresentativi degli enti locali funzionali.

  APPROFONDIMENTI
  Faccia a Faccia tra Governo e ANCI - Intervista a Maria Teresa Armosino e Giuseppe Rinaldi
 
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