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ARMOSINO:
"UNO SLITTAMENTO PER FAVORIRE I PICCOLI COMUNI"
ne
parliamo con
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On. Maria Teresa Armosino,
Sottosegretario al
Ministero dell'Economia e finanze con delega al trasferimento del Catasto
ai Comuni
| Anci
ha definito il rinvio al 2006 del trasferimento del Catasto ai Comuni
come "un atto contro i Comuni, contro il federalismo, contro
la sussidiarietà", "una decisione presa per compiacere
piccole lobby corporative": come risponde a queste critiche? |
La delega per il trasferimento
del Catasto ai comuni ha una formulazione così rigida che fin da
quando mi è stata attribuita ho avuto dubbi sulla sua possibilità
di funzionamento. In una realtà così composita come quella
dei comuni italiani, formata da una miriade di piccole amministrazioni
e solo poche grandi realtà, non è accettabile un approccio
del tipo "o ti trasferisco tutto o niente". Non è un
caso, infatti, che la maggioranza dei comuni abbia detto di non essere
in grado di recepire il Catasto. Lo reclamano solo i grandi comuni, che
dispongono di strumenti e personale adeguati.
| Uno
dei punti più critici sembra essere proprio il trasferimento
del personale. |
I dipendenti non sono pacchi
postali. Secondo il Piano che abbiamo trovato insediandoci al governo
i circa 4.900 addetti del catasto sarebbero da trasferire ai comuni in
ragione di 9,7 o 8,3 o 2,8 per amministrazione. Indicazioni come queste
rendono obiettivamente difficile la praticabilità di un percorso
condiviso. E' un aspetto che va risolto in un altro modo
| Non
c'era stata concertazione con i sindacati? |
Assolutamente no, tanto
che in sede di Conferenza Stato-Regioni-Città i sindacati si sono
detti decisamente favorevoli a un differimento. Il trasferimento del personale
è un problema reale che tocca una materia molto sensibile, ma non
ci siamo fatti scudo di questo per non impegnarci. In realtà c'è
un altro grande ostacolo: benché avessimo consentito la costituzione
di unioni, consorzi e associazioni su base provinciale, ci siamo resi
conto che dare oggi il Catasto a quei comuni che lo chiedono avrebbe significato
attuare una riforma differenziata sul territorio nazionale e questo non
è accettabile.
| La
bozza di DPCM su cui stava lavorando l'ANCI prevedeva che ogni comune
potesse scegliere se, quando e cosa gestire, lasciando le altre funzioni
all'Agenzia del territorio: un approccio flessibile che poteva permettere
un graduale decollo della riforma su tutto il territorio nazionale. |
"Ma così si
sarebbero continuati a mantenere in piedi due centri di costo. L'Agenzia,
infatti, avrebbe avuto bisogno comunque di personale per servire quei
comuni che non avessero recepito in tutto o in parte le funzioni e quindi
si sarebbe aggravata la burocrazia e i costi senza dare corpo allo spirito
del decentramento".
| Riassumendo,
i problemi principali che hanno portato al rinvio sono le difficoltà
del trasferimento del personale delle Agenzie, la non economicità
dell'operazione e la possibilità di una riforma differenziata
sul territorio nazionale? |
Non solo: un altro ostacolo
- e qui mettiamo il dito nella piaga - è la rivendicazione degli
estimi da parte dei comuni. Anche in questo caso un intervento differenziato
a livello nazionale non era ammissibile. Mi pare un fatto oggettivo e
non l'attuazione di interessi corporativi come afferma l'ANCI. Al contrario,
sono sempre più convinta di aver dato rappresentanza alla maggioranza
dei comuni, quelli piccoli che non hanno le dimensioni e la voce delle
poche grandi realtà che oggi esprimono la presidenza dell'ANCI.
| Non
è ancora ufficiale la modifica del DPCM, vero? |
E' ancora in corso la procedura
perché per modificare il DPCM serve la consultazione dei due rami
del Parlamento e una serie di altri passaggi. I sindacati, ad esempio,
sono già stati sentiti in sede di Conferenza Stato-Regioni-Città.
| Come
utilizzerete questi due anni di proroga? |
In questi due anni bisognerà
lavorare su norme di maggiore flessibilità in modo che ogni comune
possa accedere a quel tanto che riesce a fare. Così, secondo me,
si dà attuazione al federalismo. Nel frattempo ci stiamo anche
adoperando a correggere alcune evidenti storture. Ad esempio l'Italia,
unica in Europa, ha ancora un sistema anacronistico che prevede sia il
catasto sia le conservatorie.
Ho preso l'impegno di risolvere questa situazione e siamo quasi arrivati
all'unificazione.
| In
parlamento sono stati presentati alcuni disegni di legge sul riordino
del Catasto come, ad esempio, il dl Magnalbò. Pensa che alcune
delle proposte contenute possano essere recepite? |
Il dl Magnalbò non
mi piace. Non credo che quella forma di decentramento su base provinciale
sia Federalismo. Federalismo vuol dire che ciascun soggetto possa decidere
di prendere quanto riesce a fare. Credo che nel 2004 non si possa ancora
pensare di realizzare 120 banche dati anziché lavorare su banche
dati centralizzate. A volte vengo accusata di essere troppo "erariale":
per me è un complimento visto che utilizziamo denaro pubblico.
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ANCI:
"IL RINVIO AL 2006 E' UN ATTO CONTRO I COMUNI E CONTRO IL FEDERALISMO"
ne parliamo con
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Giuseppe
Rinaldi,
sindaco di Poggio Mirteto,
coordinatore nazionale delle Unioni di comuni Anci e referente politico
per il processo di decentramento delle funzioni catastali
| Qual
è il giudizio dell'Anci sullo slittamento al 2006 del trasferimento
del Catasto ai comuni? |
Non è assolutamente
favorevole perché per noi il trasferimento del Catasto è un tassello di
quel federalismo fiscale di cui tanto si parla, ma che fa tanta fatica a
essere messo in atto. Portare la gestione del Catasto a livello comunale
significa, tra l’altro, favorire una maggiore equità fiscale dando la
possibilità a chi conosce e amministra il territorio di risolvere evidenti
disparità come quelle relative alla minore valutazione catastale di alcuni
edifici del centro storico rispetto a case nuove della periferia. La
riforma aveva attraversato momenti difficili, legati soprattutto al
trasferimento del personale e alle tecnologie necessarie per attuarla, ma
eravamo arrivati a un documento di sintesi su cui sembrava esserci un
vasto accordo. La bozza di DPCM a cui stavamo lavorando riusciva infatti a
risolvere positivamente i problemi, tenendo conto delle esigenze sia dello
Stato centrale sia delle Autonomie. Lo slittamento al 2006 è una decisione
inaspettata e di cui non possiamo che prendere atto.
| Che
cosa ha causato lo stop? |
La domanda va posta al
sottosegretario Armosino. In sede di conferenza unificata eravamo giunti a
una bozza d’intesa che si sarebbe dovuta poi concretizzare in un DPCM.
Improvvisamente il processo si è bloccato ed è stato annunciato lo
slittamento di due anni. Ufficialmente ancora non sono state fornite le
motivazioni.
| Dal
resoconto dell'audizione di Armosino alla commissione Finanze della
Camera dell'11 marzo 2004, emerge che i problemi principali sono il
trasferimento del personale e la reticenza dei comuni. |
Che i comuni siano stati
reticenti non è proprio vero. Da tempo circola questa voce secondo cui le
amministrazioni avrebbero manifestato la loro contrarietà al trasferimento
del Catasto non facendo le delibere richieste dal Ministero. Niente di più
falso: i comuni non avevano nulla su cui deliberare perché a monte c’è una
legge che già attribuisce loro quelle funzioni. Al contrario era
l’amministrazione centrale a dover sciogliere i nodi del personale e delle
risorse attraverso DPCM attuativi che non sono stati mai emanati. Quali
delibere poteva fare un comune senza questi dati? Sarebbero stati atti
illegittimi dal punto di vista legislativo e privi di valore dal punto di
vista amministrativo.
Il problema principale è il personale, perché c’è una fortissima
resistenza da parte del sindacato e di tutta la struttura centrale: il
Catasto è un settore importante e i poteri e i ruoli che si mettono in
discussione sono molti. Siamo ben consapevoli della complessità
dell’operazione e dei disagi per le persone coinvolte, ad esempio delle
difficoltà che avrebbero dovuto affrontare i dipendenti trasferiti dai
capoluoghi di provincia ai poli catastali. Su questo punto stavamo
lavorando ormai da alcuni anni con il Governo ed è anche per questo che
registriamo lo stop con grande disappunto. Non è possibile che una
trasformazione così importante si fermi in questo modo.
| I
piccoli comuni erano favorevoli a gestire il Catasto? |
All’inizio c’era
sicuramente del timore perché siamo stati già scottati da trasferimenti di
competenze da parte dell’amministrazione centrale non accompagnati da
adeguate risorse economiche e di personale che ci mettessero in grado di
gestirle senza difficoltà. Preoccupazioni che crescevano leggendo bozze di
norme che prevedevano il pagamento dei servizi, oggi gratuiti, erogati
dalle Agenzie del territorio
Sarebbe stata una vera e propria beffa: senza ottenere nessuna risorsa
aggiuntiva non solo avremmo dovuto assumere nuove competenze e ricevere
del personale contrario al trasferimento senza poterlo nemmeno scegliere
per specializzazione ma, in caso avessimo preferito un passaggio graduale,
avremmo dovuto anche comprare dalle Agenzie i servizi in convenzione! Come
Anci abbiamo lottato contro questo approccio e nello schema di DPCM su cui
stavamo lavorando si cercava di risolvere questi problemi lasciando piena
libertà alle amministrazioni ma senza far ricadere su di loro il peso
economico della scelta. Inoltre abbiamo girato l’Italia spiegando ai
piccoli comuni come potevano associarsi per gestire al meglio i servizi,
in particolare il Catasto ma non solo, come utilizzare a questo scopo le
Comunità montane là dove esistono o le unioni di comuni, che sono ormai
più di 240, oppure le società consortili o qualsiasi altro mezzo idoneo.
Abbiamo presentato esempi come Novara, dove con la delega al comune
capofila si può gestire il servizio in forma associata con gli strumenti
normativi a disposizione. Proprio per evitare shock nel DPCM avevamo anche
previsto un passaggio graduale e progressivo delle funzioni, partendo
dalle sole visure e certificazioni per arrivare nel tempo al servizio
completo. Eravamo pronti a partire quando è arrivato lo stop. Una
decisione che, personalmente, mi sorprende perché in tutte le riunioni
proprio il sottosegretario Armosino sembrava assolutamente decisa a
procedere velocemente con il trasferimento.
| Un
altro punto su cui si è accesa la polemica, alimentata soprattutto
da Confedilizia, è la rivendicazione degli estimi da parte
dei comuni. |
Le sembra normale che una
casa nel centro storico abbia una valutazione catastale inferiore a quella
costruita nell’estrema periferia urbana? La riclassificazione degli
edifici porta ad eliminare queste storture. Non volevamo, come è stato
polemicamente affermato, “mettere le mani nelle tasche dei poveri
proprietari”, ma portare avanti una politica di riequilibrio ed equità
fiscale, perché pagando tutti si può pagare meno. Questo è possibile solo
se il comune ha la gestione diretta del dato catastale perché se è vero
che alcune Agenzie del territorio funzionano bene, spesso ci sono
discordanze con gli uffici tecnici delle amministrazioni locali. Un
riallineamento che avrebbe riflessi positivi anche in tema ambientale e
urbanistico.
| Il
rinvio può aprire la strada a ulteriori cambiamenti legislativi
in tema di gestione del Catasto?
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A questo punto è
ovviamente possibile anche un cambiamento delle norme. D’altronde è da
tempo che in materia vagano per i corridoi parlamentari disegni di legge
alternativi, come quello che ha come primo firmatario l’on. Magnalbò.
Registro un fatto: si continua a parlare tanto di federalismo e di
devolution ma le leggi che già esistono e che vanno in questo senso, come
la 59/1997
e la
112/1998, non si riesce ad applicarle. Stiamo affrontando il Catasto,
ma potremmo parlare dei trasferimenti in materia di agricoltura e molto
altro ancora.
| Perché
l'Anci è contraria al dl Magnalbò? |
Perché sostanzialmente la
gestione rimarrebbe alle Agenzie del territorio, pur in uno scenario
dominato dall’e-government dove tutto verrebbe fatto on line: un’ipotesi
suggestiva, quest’ultima, ma oggi ancora irrealistica e inapplicabile per
la complessità tecnica della materia come hanno dimostrato le difficoltà
incontrate per far connettere le Agenzie ai Poli catastali sperimentali.
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