Home l'Altra P.A.      

Ci siamo trasferiti! Continua a seguirci su: http://portal.forumpa.it/, il canale web di FORUM PA dedicato all'innovazione.
ATTENZIONE: gli articoli privi di data in queste pagine, fanno riferimento a documenti precedenti al 2007

home redazione guest book newsletter cerca
Altra P.A. Veloci Altra P.A. Vicine
dossier studi oltreconfine norme articoli
dossier studi oltreconfine norme articoli
versione stampabile
TMPL2

Maggiori controlli per una maggiore sicurezza? Sì, ma solo rispettando la privacy

ne parliamo con

Mauro Paissan- Componente Autorità Garante per la protezione dei dati personali

È di recente pubblicazione la notizia delle proteste sollevate dal cosiddetto "giro di vite" sul trattamento dei dati personali, voluto dal nuovo codice, e che sembra colpire in particolar modo le pubbliche amministrazioni e la sanità. Potrebbe spiegarci in modo chiaro in cosa consiste e perché si era reso necessario questo giro di vite?  

Per quanto purtroppo assuefatti all'espressione "giri di vite" per i motivi più vari (dalla pubblica sicurezza alle emergenze economiche), il suo uso risulta particolarmente infelice per una disciplina che ha a cuore la protezione dei diritti della persona e mira a presidiarne, attraverso la protezione dei dati personali, riservatezza, identità personale e dignità: valori tutti di diretta rilevanza costituzionale.
Se poi, più in generale, con questa espressione intendiamo fare riferimento ad oneri burocratici ulteriori rispetto al passato o all'apparato sanzionatorio, mi pare si debba dire che l'innovazione legislativa si muova in senso opposto: ci troviamo, infatti, di fronte all'abbattimento degli obblighi di notificazione dei trattamenti (che saranno ulteriormente ridotti ad opera di un provvedimento del Garante di imminente emanazione) e ad una marcata opera di contrazione e rimodulazione dell'apparato sanzionatorio.

Solo vantaggi quindi? La privacy però sembra essere un arma a doppio taglio, nessuno vorrebbe vedere spiata la propria vita, ma tutti auspichiamo che le forze dell'ordine abbiano un controllo maggiore sugli spostamenti e la vita dei soggetti ritenuti pericolosi per la collettività. Come coniugare sicurezza con riservatezza?  

"Spiare", come Lei dice, evoca l'immagine del controllo clandestino ed episodico del singolo soggetto o dei "soggetti ritenuti pericolosi". La fase nella quale viviamo oggi è lontana mille miglia da questa prospettiva tradizionale (quasi alla 007): l'evoluzione tecnologica non solo mette a disposizione delle forze di polizia archivi estesissimi, sì che non è il singolo ad essere occasionalmente sotto osservazione, ma tutti quanti siamo sotto costante (certo non attuale, ma potenziale) osservazione. Ciascuno e nessuno, in un certo senso, è sospetto.
Dal punto di vista qualitativo, non abbiamo solo le tradizionali informazioni sull'individuo, ma abbiamo la memorizzazione per successiva elaborazione di tracce elettroniche (si pensi ai "traffic" data, "biometric" data, "location" data, "genetic" data).
Non credo di forzare oltre misura il quadro se poi, mettendo l'accento su alcuni processi in atto, sembrano intravedersi i tratti di quella che è stata denominata la società della sorveglianza.
Lo strumento che ha reso possibile questo salto di qualità è rappresentato dal crescente ricorso alle applicazioni tecnologiche. Mi limito ad evocarne alcune che sono sotto gli occhi e sulla bocca di tutti e rispetto alle quali il Garante è stato chiamato a pronunciarsi o rispetto alle quali ha espresso preoccupazioni: la videosorveglianza di spazi pubblici e privati; il ricorso a tecniche biometriche; la conservazione dei tabulati telefonici o, più correttamente e più in generale, dei dati di traffico; la costituzione (o i progetti di realizzazione) di banche dati con campioni biologici ed il connesso trattamento di dati genetici a fini di identificazione personale per talune tipologie di reati.
In questa cornice le esigenze di sicurezza (quelle reali ma anche quelle presunte) rischiano di comprimere gli ambiti di libertà e autodeterminazione individuale: nel bilanciamento tra le due mi pare debba riconoscersi che il piatto della bilancia penda oggi a favore della sicurezza. E non solo nel nostro ordinamento. Mentre dovremmo costantemente operare a favore di un equilibrio tra i due diritti.

Proprio in riferimento alla situazione a cui accennava, molti enti locali si stanno dotando si infrastrutture di sorveglianza sempre più tecnologiche e che assomigliano sempre di più all'occhio di orwelliana memoria. Esiste una regolamentazione precisa riguardo queste procedure?

 

Se è vero che la domanda di sicurezza proviene dagli strati diffusi della popolazione (gli stessi che richiedono anche rispetto della propria riservatezza), la risposta in termini di sicurezza non è, in linea di massima, attribuita alle competenze degli enti locali. Si tratta di un aspetto importante, visto che, essendo in ballo ingerenze nella sfera protetta dalle libertà costituzionali è imprescindibile rispettare le competenze che il legislatore ha fissato: insomma a ciascuno il suo compito. Non è un caso che il garante sia ripetutamente intervenuto, soprattutto in materia di impianti di videosorveglianza, e si accinga proprio in questa materia ad aggiornare il primo provvedimento generale in materia (il cosiddetto decalogo), al fine di chiarire, anche a livello di amministrazioni locali, cosa la legge consente ad esse di fare e cosa no.

A quanto sembra vedremo sempre più frequentemente installati presso i punti strategici delle nostre città, i famigerati rilevatori biometrici, dobbiamo cominciare a temere un'ondata di schedature non volute o è già pronta una regolamentazione?  

Dobbiamo innanzitutto chiarire se si intende creare grandi archivi di dati biometrici (che genererebbero problemi assai delicati in ordine alle modalità di trattamento) o se, al contrario, il dato biometrico sia contenuto in un chip su supporto fisico (tipo bancomat) e funzioni tramite lettori disposti ad hoc in punti particolarmente sensibile (ad es. negli aeroporti). Dobbiamo procedere con i piedi di piombo e comprendere le tecnologie per disciplinarne il funzionamento, anche alla luce dei principio dell'uso minimo di dati personali statuito nell'art. 3 del Codice in materia di protezione dei dati personali.
Tornando al punto, le prime richieste di installazione di tecnologie biometriche sono pervenute al Garante negli anni passati dagli istituti di credito, e in questa cornice sono state ammesse in caso di filiali particolarmente esposte a rischi di rapina e sul presupposto di tempi brevi di conservazione dei dati registrati a i quali fosse possibile accedere in caso di reato con la collaborazione delle forze di polizia: insomma in un quadro di garanzie.
Assistiamo oggi, invece, ad applicazione di queste tecnologie anche in casi in cui non è strettamente necessario e vi sono strumenti meno invasivi: si pensi ai casi ripresi nell'ultima newsletter del Garante e al vaglio dell'Autorità sul ricorso alla biometria per gli accessi degli studenti in un mensa universitaria e l'altro riguardante il controllo dei dipendenti di una biblioteca comunale.

Per concludere, vorremmo sapere come mai la regolamentazione sulla privacy, che dovrebbe essere ad esclusivo vantaggio dei cittadini, spesso di trasforma in un intralcio alla fornitura di servizi da parte della pubblica amministrazione, e in particolare ci si riferisce alla difficoltà con cui le pubbliche operazioni cooperano per scambiarsi i dati personali degli utenti. Non dovrebbero esistere due criteri di regolamentazione distinti tra chi utilizza le informazioni ad uso commerciale e chi invece le utilizza al fine di aumentare l'efficienza dei servizi pubblici?  

Diciamo le cose come stanno: le discipline di protezione dei dati, lungi dal rappresentare un intralcio, rappresentano una pre-condizione di efficienza della pubblica amministrazione tutta. Esse infatti stabiliscono che chi tratta dati (pubblico o privato) deve trattare dati esatti, aggiornati, pertinenti e, nel caso della P.A., nell'adempimento dei compiti istituzionali stabiliti da una fonte normativa. Rispetto ai dati custoditi è riconosciuta al cittadino la facoltà di accedere ad essi (da non confondere con l'accesso stabilito dalla l. n. 241/1990) per conoscerne il contenuto e, se necessario, richiederne la rettifica, integrazione, cancellazione. Non sono buone decisioni, né sono buoni servizi quelli che l'amministrazione rende discostandosi da questi principi.
Quanto alle interconnessioni, che rappresentano il cuore degli interventi di e-Government, in ripetute occasioni il Garante, tramite i pareri resi e cooperando attivamente in sede di loro predisposizione (si pensi al caso dei dati anagrafici nel sistema INA-SAIA), non ne ha mai osteggiato l'introduzione; semmai ha richiamato le amministrazioni al rispetto del principio di finalità dei trattamenti. Conferire i dati al soggetto pubblico, circostanza peraltro obbligatoria, non implica ammettere una loro indiscriminata circolazione nelle reti pubbliche in assenza di una normativa che ciò autorizzi con le dovute salvaguardie e nel rispetto dei principi di pertinenza, proporzionalità e finalità.

APPROFONDIMENTI
 

La newsletter del garante

Videosorveglianza e protezione dei dati personali: le indicazioni dei Garanti UE


 

 

 
 partners
Nortel Networks
Siav
SAS
Microsoft
 appuntamenti
 news
Deprecated: Function split() is deprecated in /data/fs/re-set/forumpa/admin/util.php3 on line 733 Deprecated: Function split() is deprecated in /data/fs/re-set/forumpa/admin/util.php3 on line 733 Deprecated: Function split() is deprecated in /data/fs/re-set/forumpa/admin/util.php3 on line 733

18/03 - In Belgio su e-bay con la carta d'identità elettronica

18/03 - Un canale youtube per la città di Genova

18/03 - Il Telefono Azzurro vince il "Premio WWW" de "Il Sole 24 Ore"

home redazione guest book newsletter cerca