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TMPL2- Oltreconfine

 

 La strategia di CRM

i dati di sintesi del Benchmarking 2004 in Italia di Irso - Butera e Partners

 
Due elementi su tutti:

eccessiva focalizzazione sulle operations e scarsa visione strategica di lungo periodo
eccessivo distacco tra amministrazioni pubbliche e settore privato che procedono a due diverse velocità nell'implementazione di strategie di customare care

è quanto emerge dal Benchmarking 2004 sul CRM in Italia curato da IRSO - Butera e Partners

 
I numeri
aziende e amministrazioni pubbliche
150
contact center attivi (il 13,7% degli installati a livello nazionale)
311
postazioni (il 21,7% delle installate)
22.285
telefonate
1 miliardo

e-mail

5 milioni


Il valore del Benchmarking del Customer Management Forum , si focalizza su tutte le dimensioni del CRM:

strategia clienti

processi e operations
gestione e sviluppo delle persone.
 
Alcuni dati di sintesi

La ricerca di Benchmarking del Customer Management Forum ha rilevato che quest'anno, la maggior parte delle imprese (con un incremento del 14% rispetto al 2002) si focalizza sulle performances operative del Contact Center. Ancora uno su quattro realizza iniziative di CRM "a macchia di leopardo" senza una strategia definita. Cresce, anche se lentamente, la quota di imprese Customer Centric (il 28% rispetto al 25% dell'anno scorso); tutte realtà con un approccio strategico organico e strutturato, un corretto funzionamento operativo e una buona gestione delle risorse umane.

Il Customer Relationship Management è una disciplina e una pratica manageriale relativamente giovane. In particolare nel contesto italiano dove il CRM sembra essere ancora in uno stadio poco maturo, permane una mancanza di visione strategica di lungo periodo. Sembra, infatti, che le aziende italiane facciano investimenti in CRM (implementazione di strutture di Contact Center, acquisto di piattaforme di CRM), ma solo il 18% delle aziende private dichiara che il CRM ha generato un incremento dei ricavi. In aggiunta a questo mancato obiettivo degli investimenti fatti, si dichiara ancora troppo spesso di non avere gli strumenti per misurare gli investimenti di CRM (46%). Oltre alla mancanza di strumenti per il monitoraggio sorprende la propensione a misurare indicatori soft come il Customer Satisfaction Index (75%), mentre solo il 23% monitora il Customer Lifetime Value e ancora di meno ROI, ROS o altri indicatori di redittività.

In linea con una buona propensione agli investimenti CRM si registra una crescita delle postazioni operatore nei Contact Center in Italia pari al 10% nel 2003 rispetto al 9% dell'anno precedente. I settori che hanno investito di più sono le ICT e gli outsourcer. Manca però una visione chiara di dove vogliano arrivare: per quanto riguarda il monitoraggio dei contact center, la maggior parte di coloro che utilizza indicatori di performance si focalizza sull'efficienza e meno della metà sull'efficacia confermando un focus sulle operations.

L'organizzazione del Contact Center avviene ancora prevalentemente per logiche interne (quasi il 60%) piuttosto che sulle esigenze del cliente (appena il 29%). Anche il dato sulla selezione delle RU è indicativo: la scelta in fase di assunzione è fatta prevalentemente sulla base del livello di scolarizzazione, su capacità relazionali, su esperienze pregresse e solo nel 23% dei casi su una valutazione del potenziale di crescita nell'azienda.

La scarsa visione di lungo periodo rispetto alle possibilità di sviluppo e di crescita del personale è dimostrata dalla riduzione degli investimenti in formazione -principalmente legati ad una logica interna di procedure e strumenti operativi e allo sviluppo di front skill- mentre sono ancora poche le aziende che segnalano contenuti legati alle strategie di CRM. Rispetto all'anno precedente sono diminuiti i giorni destinati alla formazione d'ingresso e sensibilmente aumentati i giorni per il re-training fato prevalentemente on-the-job e non in aula. Questo spostamento è parzialmente spiegabile con l'attenzione ai costi che si riducono complessivamente e si spostano su formazione fatta da personale interno. In ogni caso la formazione rimane un giro d'affari enorme: il Customer Management Forum stima che si facciano all'anno 9 milioni di giornate di formazione in Italia sul personale del front-line, di cui circa 3,5 milioni in aula.

Ovviamente la distribuzione tra le varie industries non è equa. Al primo posto ci sono le Telecomunicazioni, che con il 75% di customer centric, oltre ad aver aperto la strada del Customer Care in Italia, rimangono le punte di eccellenza del CRM made in Italy. Bene anche i settori Bancario Assicurativo e delle Utilities che hanno superato il gap rilevato l'anno scorso sulla gestione delle persone e raggiungono ormai una buona percentuale di customer centric. Nell'ambito dell'outsourcing prevale la logica operativa, probabilmente perché gli outsourcers sono maggiormente focalizzati su logiche di competitività e misurati sui prezzi delle loro prestazioni. Nella Pubblica Amministrazione oltre a crescere l'interesse per il tema, testimoniato dall'elevata partecipazione alla ricerca (il 23% del campione), si affermano casi significativi di best performer. Crescono gli investimenti anche se sembra prevalere una logica di erogazione di informazioni, piuttosto che di veri e propri servizi. Purtroppo si deve rilevare l'aumento del distacco tra il CRM del privato e quello delle amministrazioni pubbliche.

Interessanti i dati che riguardano i flussi di comunicazione: nel 2001 la ricerca aveva registrato un esplosione del "mail out", nel 2002, invece, si era registrato un abbattimento significativo del "mail out" ed una concreta impennata del "mail in". Quest'anno, si registra una nuova inversione di tendenza: torna a crescere il mail out, probabilmente dovuto alla diffusione di campagne di marketing e promozione via e-mail, più economiche rispetto alla "voce out", motivazione che può spiegare la preferenza alla mail invece della voce in una situazione economica difficile.

Il telefono resta comunque di gran lunga il media più utilizzato nonostante siano poco confortanti i tempi di attesa. In Italia si attende in media 38 secondi al telefono prima di poter parlare con qualcuno che forse potrà dare una risposta. Best in class l'ICT (certamente positivamente influenzato dai dati del settore telecomunicazioni), con 14 secondi d'attesa, seguito dal Bancario Assicurativo, con 16 secondi. La Pubblica Amministrazione, nonostante punte di eccellenza che si attestano sui valori dei settori migliori, fa attendere, in media, ben 85 secondi.

Infine, risultano interessanti i dati sull'outsourcing (aspetto cui il benchmarking del Customer Management Forum dedica da sempre un'attenzione particolare). Anche su questo si registra un dato in controtendenza rispetto al 2002: se lo scorso anno, infatti, erano scesi sensibilmente i casi di total insourcing, quest'anno si registra invece un fenomeno del tutto nuovo: chi aveva fino al 20% delle attività di Customer Care in outsourcing nel 2002 oggi le ha tendenzialmente riportate in house. Ciò può essere interpretato come una modalità di risposta alla crisi economica in atto per quelle realtà che già avevano poco in outsourcing e che, riportando il Customer Care in casa, possono eliminare una voce di spesa "evidente" dal proprio bilancio.

 
Per approfondire


 

 

 

 




 

 





 
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