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bergamaschi
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ne
parliamo con
Walter
Bergamaschi
Direttore
della Direzione generale del Sistema informativo del Ministero della Salute.
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Il Sistemo informativo
del Centro nazionale trapianti (CNT) sta ottenendo risultati importanti
e ha portato l'Italia a ricoprire il ruolo di capofila nel progetto
europeo EURODONOR. Come si inquadra questa esperienza nel futuro sistema
informativo sanitario?
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E' un primo tassello dal
punto di vista della metodologia utilizzata, nel senso che il CNT trae
origine dalla volontà di affrontare il tema del trapianto di organi
e del suo monitoraggio a livello nazionale con approccio orientato al
processo operativo: mentre in passato ci si
limitava a realizzare sistemi informativi che rispondevano alle esigenze
delle unità operative, nel caso del CNT il processo di trapianto è preso
in considerazione dal momento in cui si origina a quello in cui si
esaurisce, coinvolgendo
tutti gli attori interessati, senza distruggere i loro sistemi informativi
ma creando condizioni di integrazione intelligente.
Nel nuovo sistema nazionale stiamo cercando di riprodurre lo stesso meccanismo:
non solo preserveremo tutti i sistemi informativi locali, quelli delle
ASL, del medico di medicina generale, delle farmacie e degli altri attori
del SSN, ma ne faremo nascere altri là dove ancora non ci sono.
I dati così generati saranno aggregati a seconda dei livelli di
competenza, fornendo indicazioni utili prima alle ASL, che hanno il compito
di programmare e governare la spesa sul loro territorio, poi alle Regioni,
a cui spetta la programmazione dei servizi sanitari, e infine al Ministero
della Salute, che effettua il controllo e il monitoraggio dei livelli
di assistenza su tutto il territorio nazionale, dando indirizzi e favorendo
la diffusione delle buone pratiche.
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La qualità del
dato è essenziale per il monitoraggio dei LEA?
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Senza dati uniformi non
è possibile fare benchmarking, confrontare i differenti risultati
ed estrapolare indicatori che rappresentino il reale stato dei servizi.
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Interoperabilità
e standard condivisi sono step ugualmente fondamentali.
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Stiamo
lavorando su tutti questi fronti. Insieme alle Regioni stiamo declinando
i concetti di cooperazione applicativa in modo da evitare un'architettura
centralizzata come quella che originariamente caratterizzava il sistema
informativo sanitario. Sul fronte degli standard ci stiamo occupando di
uniformare le classificazione, le codifiche e i linguaggi di tutte le regioni.
A questo scopo abbiamo attivato quindici progetti, chiamati i
"mattoni"
del sistema informativo sanitario, con i quali affrontiamo tutte le grandi
aree tematiche, dai ricoveri all'attività ambulatoriale, dalla rete
d'emergenza agli standard minimi di quantità.
In questi tavoli di lavoro, guidati per lo più da Regioni, si definiscono
gli standard che tutti si impegnano a rispettare. Li abbiamo chiamati "mattoni"
perché in un sistema federato ognuno può costruire la casa
della sanità secondo i propri indirizzi strategici, ma utilizzando
gli stessi elementi di base si riesce a garantire l'interoperabilità
ottenendo un risultato decisamente migliore. |
| I
15 gruppi di lavoro sono operativi? |
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Alcuni dei gruppi di lavoro
hanno già avviato le attività propedeutiche, in attesa dell’avviamento
formale del progetto e della distribuzione delle risorse disponibili: come
primo passo è stata disegnata una specie di matrice delle competenze: i temi
che possono essere comuni a più aree sono stati analizzati e se ne è decisa
l'assegnazione a un gruppo, in modo da evitare sovrapposizioni o
dimenticanze. |
| Il
rapporto tra Ministero e Regioni è collaborativo? |
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Assolutamente
sì: finora l'esperienza è decisamente positiva, sia nella
cabina di regia per il sistema informativo, al cui tavolo di lavoro siedono
sei Regioni, sia nelle segreterie tecniche e, ancora, nei gruppi di lavoro
che vengono progressivamente attivati sulle diverse tematiche. Insieme cerchiamo
di selezionare le migliori esperienze, che spesso sono realizzate dalle
amministrazioni regionali, per portarle a sistema. Inoltre proprio le Regioni
hanno sollecitato il Ministero a svolgere il ruolo di uniformatore: loro
hanno spinto per lavorare insieme sui cosiddetti "mattoni" perché
avere standard condivisi è una necessità di tutti, un modo
di preservare i consistenti investimenti necessari per i sistemi informativi. |
| Quali
saranno i progetti informatici che per primi diventeranno operativi nel
campo della sanità? Può già stilare un cronoprogramma? |
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Le
parlerò solo dei progetti che possiamo governare direttamente. Per
il nuovo sistema informativo abbiamo già concluso due studi di fattibilità
relativi al monitoraggio degli investimenti infrastrutturali in sanità
e al sistema informativo del farmaco. Per quanto riguarda il primo, abbiamo
già un prototipo ed entro il 2004 saremo sicuramente a regime. Inutile
sottolineare quanto sia importante disporre di un simile strumento di governo
dei progetti di edilizia sanitaria. Ovviamente è realizzato in stretta
collaborazione con le Regioni, che fanno parte del nucleo di valutazione
insieme allo Stato.
Il secondo è un progetto che permette di tracciare la vita del farmaco,
controllando tutte le fasi a partire dalla domanda autorizzativa per la
sua immissione in commercio. La cabina di regia ha approvato la reingegnerizzazione
e l'implementazione del sistema informativo, anche se con l'Agenzia c'è
ovviamente necessità di un assestamento.
Infine è stato definito il cronoprogramma per la prima fase del sistema
di informazioni individuali, un progetto di grande respiro, vero cuore del
Nuovo sistema informativo, che consiste sostanzialmente nell'estendere a
tutti gli eventi sanitari avvenuti sul territorio ciò che oggi è
la scheda di dimissione ospedaliera per il ricovero. Con le Regioni abbiamo
raggiunto un accordo per arrivare entro il 2006 a un sistema completo che
permetta, su base individuale, di ricostruire ogni evento di specialistica
descrivendo il prescrittore, la struttura che ha erogato le prestazioni,
i tempi d'attesa, ecc. Si partirà dalle Regioni che hanno di fatto
già avviato questi flussi informativi, raccogliendo i dati riferiti
agli anni 2002 e 2003. Il 2004 servirà alle altre Regioni per predisporre
gli strumenti necessari a raccogliere e inviare le informazioni richieste.
Per il 2005 è prevista un'azione per migliorare la qualità
dei dati, mentre nel 2006 il sistema lavorerà a pieno regime. Sulla
base di questo modello nasceranno nel tempo tutti gli altri sistemi. |
| Un
altro grande indirizzo, dopo il governo dei processi sanitari e lo sviluppo
del sistema informativo individuale, è la telemedicina. A che punto
siamo in questo settore? |
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E'
difficile dirlo, perché è vero che ci sono ormai numerose
esperienze di successo, ma per certi versi sono ancora soltanto isole. Per
cercare di unirle e metterle a sistema abbiamo avviato con il Dipartimento
per l'innovazione e la tecnologia, nell'ambito del Consiglio dei ministri
per la Società dell'informazione, una serie di azioni finanziate
con fondi specifici. Ma questo settore si scontra anche con una difficoltà:
occorre capire esattamente cosa si intende per telemedicina e se, ad esempio,
vi rientra anche l'e-learning oppure solo i sistemi per l'assistenza sanitaria
a distanza. Una distinzione è necessaria per individuare gli ambiti
d'intervento e, in base a questi, le diverse priorità: portare livelli
essenziali di assistenza dove non ci sono, come nelle isole minori, è
infatti differente dal garantire la second opinion per migliorare le diagnosi
di malattie rare. In questo primo anno abbiamo impiegato i fondi innanzitutto
per creare una rete tra i centri di eccellenza in modo che questi possano
comunicare sia tra loro sia con gli ospedali e il territorio. Una parte
del finanziamento è stata destinata alla Regione Sicilia per un progetto
relativo all'arcipelago eoliano che vorremmo diventasse il modello di riferimento
per tutte le isole minori. Inoltre abbiamo sostenuto un programma per la
gestione dei tumori rari insieme ad Alleanza contro il cancro, l'associazione
che riunisce gli istituti di ricovero-cura a carattere scientifico che si
dedicano all'oncologia. Un piccolo finanziamento è andato anche alla
rete degli ospedali italiani nel mondo, per favorire una sorta di gemellaggio
tra loro e migliorare le relazioni con i centri di eccellenza del nostro
paese. Questo nel primo anno. Ora stiamo definendo le linee di sviluppo
della telemedicina in modo da inserire queste esperienze in un quadro più
organico che prevede anche interventi normativi. Rimangono infatti aperte
le questioni relative alle prestazioni erogabili attraverso la telemedicina
e su come tariffarle: temi importanti, affrontati anche nei gruppo di lavoro
dei "mattoni" del nuovo sistema informativo nazionale. |
| Ritornando
al nuovo sistema nazionale, uno dei vincoli è la carta sanitaria
che ancora non è stata distribuita. |
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Direi
che uno dei vincoli è l'identificazione univoca degli assistiti,
qualunque sia la struttura a cui accedano per ricevere prestazioni sanitarie,
ovunque si trovino nel territorio nazionale. Il problema è la mancanza
di un'anagrafe, unitaria o federata, in grado di fornire dai dati sulla
residenza alle informazioni relative al medico curante e alle Asl di appartenenza.
Oggi ancora non esiste. Qualcosa c'è a livello regionale, ma sono
sistemi che hanno problemi di aggiornamento e mantenimento, a volte integrati
anche con quelli dei comuni, ma in pochissimi casi con codici fiscali certificati
dal Ministero dell'Economia e, dunque, raramente allineati con l'Anagrafe
tributaria. La card viene di conseguenza, e diventa lo strumento con cui
il cittadino è riconosciuto dai vari attori del SSN. Come codice
identificativo abbiamo scelto quello fiscale, in accordo con quanto prescrive
l'art. 50 del Decreto Legge 30 settembre 2003, n. 269, per evitare duplicazioni
e garantire al nuovo sistema informativo sanitario la possibilità
di una facile integrazione.
Ovviamente identificare l'assistito non significa permettergli di accedere
al suo record sanitario personale: mentre nel primo caso è sufficiente una
carta con il codice a barre dal costo di produzione, distribuzione e
gestione estremamente basso, nel secondo caso servono Sistemi di
certificazione forti per garantire l’accesso protetto ad informazioni
sanitarie e cliniche individuali e quindi carte che abbiano i requisiti
della CNS. A tali strumenti di accesso vanno accompagnati una serie di
servizi cui il cittadino può accedere: si tratta quindi di progetti che
richiedono risorse, anche economiche, di diverso ordine di grandezza. Siamo
d’altra parte convinti che sia indifferibile attivare un meccanismo di
identificazione e la via più semplice e meno invasiva è distribuire a tutti
i cittadini una carta con il codice a barre. Ovviamente non intendiamo
ostacolare in alcun modo lo sviluppo, da parte delle realtà regionali, di
progetti per l'accesso remoto ai dati clinici o altri servizi telematici,
rivolti ai soli medici di base oppure a tutta la popolazione, che richiedono
servizi più evoluti come quelli che si propone di fornire la Regione
Lombardia ai suoi assistiti. |
| Le
tessere con il codice a barra rispondono solo all'obiettivo di dare risultati
nel più breve tempo possibile? |
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Non
solo: anche di essere poco invasivi rispetto ai sistemi esistenti. Di fatto
il codice a barre è un'emulazione di tastiera e moltissime strutture
che erogano prestazioni sanitarie hanno già i lettori così
come tutte le farmacie. Quindi è un sistema che permette di identificare
in modo molto rapido il paziente. |
| Un'ultima
domanda: quando sarà operativa la rete dei medici di medicina generale? |
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Stiamo cercando di favorire lo sviluppo di queste reti all'interno delle
Regioni. In particolare il ministero e le regioni stanno concordando gli
indirizzi generali necessari per far nascere le cosiddette Unità
territoriali di assistenza primaria: strutture aperte 24 ore su 24, sette
giorni su sette, che riuniscono più medici, sia di medicina generale sia con
altre specializzazioni, per dare una prima risposta ai cittadini sul
territorio. La particolarità di queste Unità rende necessaria la
progettazione di sistemi informativi dedicati che stiamo studiando insieme
con il Dipartimento per l'innovazione e le tecnologie. Il CIPE ha già
stanziato 25 milioni di euro, per le regioni Obiettivo 1. Come Ministero
della Salute stiamo fornendo indirizzi e stimolando gli investimenti
affinché sia realizzato un primo livello di informatizzazione, vengano
realizzati i CUP provinciali, i sistemi informativi degli ospedali siano
completi ed efficienti, le anagrafi sanitarie siano aggiornate, ecc.
Cerchiamo in questo senso di favorire l'aggregazione delle risorse,
suggerendo contemporaneamente anche un modello che possa guidare le Regioni
e le aziende sanitarie locali a realizzare autonomamente questi sistemi. |
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