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2°
Bando e-Government: l'e-Democracy
del
04/03/2004
Mentre
ci giunge in anteprima la notizia che il 7 Aprile verrà presentato
ufficialmente, presso la sede del CNEL di Roma, il bando per i
progetti di e-Democracy, continua il viaggio de l'Altra PA, attraverso
i temi delle line di azione previste per il II
bando per i progetti di e-Government.
Sviluppo
dei servizi infrastrutturali locali e Sistema pubblico di connettività
(SPC)
Diffusione territoriale dei servizi per cittadini ed imprese
Inclusione dei comuni piccoli nell'attuazione dell' e-government
Avviamento di progetti per lo sviluppo della cittadinanza digitale
(e-democracy)
Promozione dell'utilizzo dei nuovi servizi presso cittadini e imprese
Dopo
il dossier dedicato ai
progetti per le infrastrutture, questa volta proviamo a fere luce
sulla quarta linea di azione, il cui bando è ormai in arrivo.
Il
bando e-Democracy in sintesi
Obiettivo
Promuovere
progetti di utilizzo delle tecnologie ICT come strumento per incrementare
la partecipazione dei cittadini alla vita delle amministrazioni pubbliche
ed alle loro decisioni. In particolare si concentrerà l'attenzione
sui processi di decisione pubblica con l'obiettivo di migliorare l'efficienza,
l'efficacia, e la condivisione da parte degli attori coinvolti.
Risorse
10
M€ - fondi UMTS
Tempi
7 Aprile 2004 presentazione ufficiale del Bando - Aprile 2004 attività
di supporto alla presentazione dei progetti;
Maggio / Giugno 2004 sottomissione e avvio della selezione e valutazione
dei progetti;
Luglio / Settembre 2004 Conclusione valutazione e finanziamento dei progetti;
- Gennaio 2005 Realizzazione dei Progetti.
Previsione
Si
prevede la partecipazione di circa 120 progetti, di cui 30 circa potrebbero
essere finanziati (300.000 euro a progetto).
Due
vantaggi
Ma
che cos'è realmente l'e-Democracy?
E perché il Ministro per l'Innovazione e le Tecnologia ha deciso
di dedicare un'intera linea agli strumenti per facilitare processi di
partecipazione elettronica?
A dire il vero nemmeno nei paesi in cui il percorso di questi processi
è più avanzato si riesce a dare un definizione completa dell'e-Democracy,
e il dibattito è ancora forte tra chi è convinto che l'e-Democracy
sarà solo uno strumento aggiuntivo, per rafforzare la democrazia
e chi invece ritiene che essa sarà destinata a portare un vero
e proprio sconvolgimento nel modo di governare futuro.
L'unica cosa di certo è che le tecnologie da sole non sono creatrici
di cambiamento, semmai possono essere fattori che facilitano il cambiamento,
mentre ciò che conta sono le idee e la mentalità di chi partecipa
alla vita politica.
La risposta che potremmo dare alla domanda che ci siamo posti dunque sul
perché tanta attenzione all'e-Democracy, può avere due risposte:
La risposta più immediata è che grazie alle nuove tecnologie
le distanze e i tempi delle comunicazioni si sono annullati, e la possibilità
per cittadini, associazioni ed imprenditori di farsi ascoltare dai propri
rappresentati in parlamento è diventata realtà (e-partecipation
ed e-vote).
Un seconda risposta a questa domanda è che l'e-Democracy, se ben
applicata, garantisce la trasparenza dei procedimenti.
Alcuni
esempi
Nel 2003,
ad esempio nel corso della discussione sulla nuova legislazione per chimica
industriale, in corso alla Commissione Europea, si è provato ad
aprire un forum di discussione su internet. Alla chiusura del termine
fissato, i contributi arrivati via mail erano più di 6500, utilizzati
poi per proporre decine di emendamenti. La Commissione ha poi deciso di
rendere pubblici tutti i contributi sul proprio sito, per mostrare chiaramente,
quale organizzazione o gruppo o singolo cittadino aveva spinto per quale
emendamento.
Un altro esempio
è l'esperienza realizzata dalla Presidenza Greca al Consiglio dei Ministri.
Sul sito del proprio semestre (Gennaio/Giugno 2003), è stata aperta
una pagina web
dedicata ad un dibattito pubblico su materie differenti, dall'intervento
in Iraq, alla politica sulla droga, o al futuro dell'Europa, in cui i
cittadini potevano esprimere attraverso un voto elettronico la propria
opinione.Più di 160.000 persone hanno sfruttato questa possibilità.
Ma l'Europa
non è l'unica ad aver messo in piedi portali di discussioni comuni,
che abbiano l'intento di influenzare le decisioni politiche. In Canada
ad esempio è stato recentemente completato un progetto per la realizzazione
del "Comune
Digitale", un sito in cui i cittadini sono chiamati ad esprimere
la propria opinione su temi di volta in volta presentati dal governo.
Gli esperimenti
di e-Vote, in fine, sono stati molteplici in tutto il mondo, i più
noti sono quelli realizzati in Gran
Bretagna, in Canada
e, per quanto riguarda l'Italia, in Friuli
Venezia Giulia.
È invece recente la notizia che il Consiglio dei Ministri ha stabilito,
per "l'election day", ovvero l'accorpamento delle elezioni europee
e delle elezioni amministrative in una sola tornata nelle giornate del
12 e 13 giugno 2004, la predisposizione in 2.500 sezioni di una procedura
sperimentale di conteggio
informatizzato del voto che affiancherà quello tradizionale:
in queste sezioni, le schede per il voto europeo saranno scrutinate con
sistema elettronico.
Più
democrazia grazie
all'e-Democracy, parola di Liikanen
"L'e-Democracy
- ha affermato il Commissario Europeo per la società dell'Informazione
Erkki Liikanen in apertura del "e-Democracy
Seminar " tenutosi a Bruxelles il 12 e 13 Febbraio scorso
- oltre a permettere la partecipazione attiva di cittadini e associazioni
alla vita politica, può garantire una maggiore apertura ed una
maggiore trasparenza nelle decisioni di un governo. Internet infatti,
può essere usata dai cittadini per osservare i propri governanti,
esattamente come può essere usata da chi governa per osservare
i propri cittadini". Ciò vuol dire che la democrazia elettronica
non è solo uno strumento in più in mano al navigatore, ma è un "Rafforzamento
della Democrazia" come la intendiamo tradizionalmente. Grazie
alle nuove tecnologie si posso formare enormi gruppi di pressione con
pochissime risorse, allargando la possibilità di partecipazione
politica, prima privilegio di poche lobby ben organizzare, a tutto il
mondo delle organizzazioni non governative.
"Questa
mentalità però, continua Liikanen, è ancora
lontana, soprattutto per quanto riguarda la classe politica. Troppo spesso
infatti bombardare un ministro di e-mail fino al crash del server ha più
effetto, sull'iter di approvazione di una legge, di forme più democratiche
di espressione, e questo deve cambiare". L'e-Democracy,
insomma, esattamente come altre innovazioni tecnologiche, come il protocollo
elettronico, che permette di seguire la pratica in ogni momento del proprio
iter, rende il lavoro dei politici e degli amministratori, più
organizzato e più trasparente, e "Rende visibile dove e
quando vengono preparate e prese le decisioni, e soprattutto da chi".
Cosa
ci aspetta?
L'e-Democracy
è un processo in divenire, e quindi non possiamo dire al momento
attuale, nonostante le diverse sperimentazioni che si stanno tentando
in tutto il mondo, che forma prenderà. Ciò di cui possiamo
essere sicuri, però, è che il suo successo o meno dipenderà
in ugual modo da chi governa e dai cittadini, e dalle possibilità che
avranno questi soggetti di lavorare congiuntamente.
È proprio a questo che mira il nuovo bando, quando inserisce tra gli elementi
qualificanti, il coinvolgimento di attori della società locale, costituiti
da: associazioni di rappresentanza degli interessi produttivi e sociali;
cittadini, nei loro ruoli di soggetti socio-culturali e produttivi; e
gruppi informali di cittadini.
Approfondimenti
Il sito crcitalia
Ne Parliamo con
Guido Bertucci
La relazione di apertura di Erkki Liikanen al "e-Democracy
Seminar " Bruxelles 12-13 Febbraio 2004
Il sito del
Commonwealth Center for E-Government
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