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Gualdi - Ridolfi - CRM T-Government Cnipa studia Pesaro sperimenta

ne parliamo con

Pierluigi Ridolfi, CNIPA, Centro nazionale per l'informatica nella pubblica amministrazione

 

Il CNIPA ha istituito un gruppo di lavoro sulla televisione digitale terreste, affidandole il coordinamento delle attività. Quali sono le finalità del team?

Il lavoro del gruppo è limitato allo studio della televisione digitale terreste, esclusivamente nell'ambito dell'eGovernment. L'obiettivo è capire se, e come, la Tv digitale terrestre possa avere utilità nel campo dell'eGovernment. Le finalità del team sono quelle di individuare quali sono le prime esperienze fattibili, utilizzando questa nuova tecnologia nel campo dei servizi al cittadino. Ma le soluzioni non vanno solo individuate dal CNIPA. Non a caso al gruppo di lavoro, istituito dal Ministro per l'innovazione e le tecnologie Lucio Stanca, partecipano anche rappresentanti del Ministero delle Comunicazioni.

Avete già un'idea circa i servizi da offrire tramite la tv digitale terrestre?

Siamo ancora nella fase di studio. Ed entro l'anno potremmo vedere già qualcosa di concreto. Ciò che sappiamo con certezza è quel è il pubblico a cui destineremo questo genere di servizi. Si tratta della persona generica, che guarda la tv e sa usare il telecomando e nient'altro. I servizi a cui stiamo pensando sono semplici e moderatamente interattivi.

Per esempio?

Verificare se il bollo dell'auto è stato pagato, digitando, con l'aiuto del telecomando la targa della proprio auto. Oppure controllare il numero di punti della patente, e via dicendo. Queste sono applicazioni semplici. Si può pensare anche all'integrazione di diverse piattaforme. Per esempio: un canale informativo sulla città, con una sezione destinata alla prenotazione delle visite mediche. Il cittadino controlla le disponibilità delle prestazioni mediche sul televideo della tv digitale. Pigiando un tasto del telecomando, attiva una linea telefonica, collegata ad un call center. Il call center richiama l'utente direttamente a casa, per fissare l'appuntamento desiderato. Queste sono le soluzioni con un valore aggiunto per il cittadino, e sono realizzabili in poco tempo. Solo quando gli utenti avranno preso dimestichezza con questo genere di servizi, si potrà pensare di offrire qualcosa di più complesso e con un livello maggiore di interazione.

Non sarà possibile pagare le tasse e avere servizi che necessitano l'autenticazione del cittadino?

È possibile. Ma solo se si tratta di qualcosa di molto semplice, che sia compatibile con l'inesperienza del nostro pubblico. Più c'è interazione, più c'è difficoltà di fruizione del servizio stesso. E poi non bisogna sottovalutare il problema della riservatezza, legato all'autenticazione dell'utente: occorrerà fare in modo il sistema riesca a identificare in modo ragionevole ciascun utente.

Che genere di sperimentazioni saranno avviate?

Si può pensare al trasferimento dei canali informativi già offerti sulla rete Internet, tramite i portali web, opportunamente riconfezionati e adattati alla televisione. A riguardo c'è qualche esperienza interessante in Gran Bretagna, con informazioni legate alla vita locale e cittadina, soprattutto in campo sanitario. In questo caso il tutto funziona come un "supertelevideo", un canale televisivo dedicato a un certo numero di "pagine" del tipo di quelle presenti su Internet. Dentro queste informazioni, strutturate ad albero, si può navigare con il telecomando.

Ci sono problemi tecnici nel trasferimento di informazioni dal portale web alla televisione digitale ?

Il problema è che lo schermo di un personal computer contiene quattro volte l'informazione dello schermo della tv. I caratteri sono diversi, la distanza dalla cui leggiamo è diversa. In sintesi cambia l'impaginazione. Per cui, prendere il materiale che oggi viaggia in modo soddisfacente su Internet e portarlo in forma analoga sul televisore, con la tecnologia digitale, esige anche la ripresentazione completa del prodotto. L'operazione è indubbiamente fattibile, ma non è semplice da fare.

Occorrerà studiare un modello specifico di telecomando?

Si. Il telecomando deve essere semplice da usare, con tasti vistosi, adatti agli ipermetropi. Se la ricerca della navigazione sul televisore è studiata in modo semplice, più bastare il telecomando con i quattro tastoni colorati. Noi diamo queste indicazioni ai produttori, ma purtroppo, malgrado la banalità, non pensano a cambiare le cose. Solo negli Stati Uniti c'è un a certa attenzione per questi aspetti.

Il Comitato dei Ministri per la Società dell'Informazione ha stanziato 10 milioni di euro per finanziare il digitale terrestre. Cosa si procederà per l'assegnazione dei fondi?

Innanzitutto, individueremo i gruppi interessati a concorrere all'assegnazione di questi fondi. La procedura è quella consueta. Chi ha un'idea precisa la proporrà. Verrà esaminata. Se sarà ritenuta affidabile e idonea, elargiremo i fondi stanziati. Ad essere interessati alla sperimentazione saranno i raggruppamenti formati, per esempio, da un comune che ha un interesse particolare a sviluppare questo genere di servizio, da un'emittente televisiva e da qualcuno che sia in grado di organizzare il servizio. Cosa sarà questo genere di servizio? Spetterà proprio al nostro gruppo di lavoro stabilirlo.

Il vostro punto di riferimento è il cittadino medio?

Il vantaggio del cittadino è il nostro punto di riferimento costante. È l'ottica giusta per procedere in questa direzione. Il grande vantaggio della televisione, rispetto al personal computer, è che la posseggono tutti. Il personal computer continua ad essere uno strumento per pochi. Per non parlare di coloro che comunemente accedono ai servizi online: rappresentano la minoranza di un minoranza. Se si perde di vista "chi è" il cittadino a cui ci rivolgiamo si rischia di costruire un castello che non servirà a nessuno. È infatti evidente che chi sa accedere ai servizi online, tramite i portali della pubblica amministrazione, non ha alcun motivo di rivolgersi alla tv digitale.

Il televisore di casa non diventerà un canale privilegiato di accesso ai servizi?

Niente affatto. Il televisore è e sarà soltanto uno dei tanti canali di comunicazione dei servizi previsti nell'ambito delle politiche di eGovernment. Si tratta di un canale fondamentalmente informativo, che deve portare solo valore aggiunto. È una cosa in più che va vista in modo unitario, con tutto il resto nell'ottica dell'integrazione dei servizi.

Che relazione c'è tra il tGov e l'eGov?

Il cosiddetto t-Government ha come target la grande platea di pubblico, quindi le sue applicazione devono essere semplici. L'eGovernment è una faccenda più complessa, tecnologicamente più ricca, inoltre si rivolge ad un pubblico in continua crescita. Noi crediamo molto nel tGov, ma nei limiti degli obiettivi precisi che si pone. Obiettivi semplici, non troppo ingegneristici e che abbiamo il loro valore sociale.

ne parliamo con

Gabriele Gualdi, direttore Area "Politiche per il cittadino e l'informazione" del Comune di Pesaro

 

Cosa si aspetta il comune di Pesaro dalla sperimentazione sulla tv digitale terrestre?

Con la sperimentazione, che terminerà a fine dicembre del 2004, ci aspettiamo di raggiungere tre obiettivi. 1. Permettere ai cittadini l'accesso ai servizi comunali tramite il televisore, presente nel 99 per cento delle case degli italiani. 2. Realizzare una Tv civica, non commerciale, che sia un ulteriore strumento di coinvolgimento della cittadinanza e rafforzi la democrazia partecipativa. 3. Ridurre il digital divide, che tiene lontani dalla Società dell'informazione i cittadini non alfabetizzati all'uso degli strumenti elettronici.

Come si procederà per concretizzare i risultati attesi?

Per raggiungere gli obiettivi abbiamo abbinato la sperimentazione sulla Tv digitale terrestre al progetto "Studiare", che coinvolge due scuole del comune di Pesaro. Nato per agevolare le comunicazioni scuola-famiglia, e trasformatosi in un progetto di eGovernment, "Studiare" sarà parte integrante della sperimentazione sulla tv digitale terrestre. Saranno le famiglie in esso coinvolte a partecipare alla sperimentazione sul digitale terrestre, che prevede l'accesso ai servizi comunali e della scuola.

La sperimentazione prevede due fasce due universi distinti. Le famiglie che hanno il computer in casa e sanno usare Internet. E quelle che non lo posseggono e non hanno familiarità con la rete. Chi ha il computer, oltre alla tv digitale terrestre, sperimenterà anche la fruizione dei servizi tramite la carta di identità elettronica, messa loro a disposizione con l'apposito lettore. Le altre famiglie, che costituiscono il 70 per cento dell'universo di riferimento, utilizzeranno esclusivamente la Tv digitale terrestre.

Perché avete scelto l'abbinamento dei due progetti?

Proprio per raggiungere gli obiettivi fissati. Il progetto Studiare è radicato nel tempo e ha una base di sperimentazione consolidata, costituita da due scuole. L'abbinamento è utile per rafforzare quello che abbiamo già avviato, ma anche per diffondere i servizi, sperimentando anche il canale alternativo della televisione. Non a caso, nel panorama che vorremmo realizzare con il protocollo d'intesa, c'è sembrato interessante andare a verificare la possibilità di far accedere ai servizi pubblici "a distanza", le persone che non hanno altre alternative di canale d'accesso se non il televisore di casa.

Che rapporto c'è tra la rete civica la tv cittadina in digitale terrestre?

Rete civica e Tv cittadina restano due realtà ben distinte. Da un lato avremo la rete civica, su internet. Una parte di contenuti di essa verrà riversata nella sezione del teletext della Tv digitale. Tuttavia la filosofia che è alla base della rete civica ci aiuterà a progettare la Tv cittadina digitale. Vorremmo infatti replicare il concetto di redazione giornalistica, che è alla base del portale. Con la rete civica, l'utente ha infatti a disposizione un vero e proprio settimanale divulgativo, che media le informazioni offrendo quel valore aggiunto indispensabile per farle comprendere al cittadino. Come per esempio la divulgazione delle informazioni relative alle delibere comunali.

Che caratteristiche avrà la Tv Cittadina

È ancora tutto al vaglio. In linea di principio si può già dire che ci saranno due sezioni distinte. Il televideo, che veicolerà i servizi interattivi ai cittadini. La Tv vera e propria, che avrà un palinsesto preciso. Per esempio potremmo trasmettere trasmissioni auto prodotte dalle scuole, corsi di educazione a distanza, seduta del consiglio comunale e via dicendo

Quali difficoltà si prospettano nel corso della sperimentazione?

Le difficoltà sono molte. La prima difficoltà è quella di capire, tecnicamente, quanto dei servizi disponibili online, tramite la rete civica, sarà fruibile attraverso la Tv digitale, tramite il televideo. Poi bisogna capire come fare per aprirci alla città costruendo una Tv che sia una sorta di piazza condivisa con la cittadinanza. Inoltre c'è da dire che questa sperimentazione ha del pionieristico. Con tutti gli entusiasmi, i limiti e l'incoscienza ad essa legati. Pertanto dobbiamo far capire ai cittadini che le difficoltà sono comuni a entrambi e vanno superate insieme.

Cosa succederà dopo la sperimentazione. Ci saranno i soldi per finanziare l'impresa?

Seguiremo l'evoluzione della normativa. Ma i finanziamenti pubblici non sono comunque sufficienti. Tuttavia si può ipotizzare una compartecipazione alle attività e alle spese da parte di più soggetti. La tv digitale, ripeto, è una piazza che il Comune mette a disposizione della cittadinanza. L'amministrazione non ne ha la titolarità esclusiva. Per esempio, le scuole che fanno i loro programmi televisivi, potrebbero partecipare, per la loro quota, alle spese di gestione e di realizzazione del programma. Per far ciò la Tv cittadina deve diventare realmente uno strumento condiviso e di crescita di tutti. Ciò è importante affinché dopo la sperimentazione il progetto non finisca nel cassetto solo per mancanza di fondi.