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LAPA protocollo Informatico - Processi
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Ufficialmente è operativo dal primo
gennaio, ma sono ancora pochi a saperlo, specie nella P.A. Stiamo parlando
del protocollo informatico, una soluzione che -
assicura il Ministro
Stanca - "apre una nuova Era" portando "velocità,
capillarità ed efficacia nella trasmissione delle informazioni
all'interno del sistema burocratico nazionale e locale". Di più:
"una vera e propria rivoluzione" che "non solo comporterà
rilevanti incrementi di efficienza attraverso l'eliminazione dei registri
cartacei e la razionalizzazione dei flussi documentali, con conseguente
riduzione dei costi, ma permetterà anche ai cittadini ed alle
imprese di conoscere in ogni momento e in tempo reale lo stato delle
proprie pratiche, interrogando il sistema informatico della P.A.".
Già, tutto vero, ma chi l'ha visto? Sul numero di amministrazioni
realmente pronte il primo gennaio nessuno si vuole sbilanciare ma la
sensazione è che la grande maggioranza degli enti si sia lasciata
cogliere impreparata comprendendo solo all'ultimo la complessità
degli interventi necessari per adeguarsi ai dettati della norma. Non
è chiaro se il ritardo sia da imputare a una carenza di comunicazione,
alla limitata capacità di spesa degli enti locali colpiti da
ingenti tagli ai bilanci oppure alla difficoltà di emanciparsi
da una "cultura della carta" da sempre nel DNA della nostra
burocrazia. Comunque sia, in soccorso degli inadempienti è arrivato
il CNIPA che, inaugurando una nuova metodologia d'intervento che dovrebbe
caratterizzarne l'azione futura, ha predisposto l'offerta del servizio
in outsourcing in modalità ASP (application service provider)
che garantisce rapidità ed efficacia senza richiedere un elevato
impegno economico iniziale. Gli enti che vi aderiranno, infatti, non
dovranno preoccuparsi di acquistare hardware e software, ma solo di
adattare la propria organizzazione al modello di riferimento, pagando
il servizio "a consumo", secondo il numero di pratiche che
le strutture esterne selezionate e certificate dal CNIPA avranno effettivamente
elaborato. Nient'altro. Ora l'amministrazione che non attiverà
il sistema di protocollo informatico ha veramente poche scuse per giustificare
l'omissione. Sarà per questo che l'iniziativa del Centro nazionale,
dopo i sospetti iniziali, è stata generalmente accolta in modo
favorevole dalle aziende di ICT: è utile - sostengono - per dare
un impulso decisivo alla domanda pubblica, innescando un processo di
rinnovamento tecnologico che si spera inarrestabile. Dopo il più
lungo periodo di crisi della sua storia, il mercato ha finalmente fiutato
un business promettente ed è in fermento anche se, per il momento,
il protocollo informatico resta una "rivoluzione solo annunciata"
o quasi.
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DEFINIZIONE
La Pubblica Amministrazione produce e
consuma un'enorme quantità di informazioni sotto forma di atti
di varia natura. L'attività di protocollo è la fase del
processo che certifica la provenienza e la data certa di acquisizione
del documento mediante la sua identificazione univoca.
Per il legislatore il protocollo informatico
è "l'insieme delle risorse di calcolo, degli apparati, delle
reti di comunicazione e delle procedure informatiche utilizzati dalle
amministrazioni per la gestione dei documenti". In altre parole:
tutte le risorse tecnologiche necessarie alla realizzazione di un sistema
automatico per la gestione elettronica dei flussi documentali.
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IL
TESTO UNICO
Le norme di riferimento sono i ventuno
articoli (dal 50 al 70) del
DPR 445/2000 - Testo unico sulla documentazione
amministrativa (TUDA). Con questa legge la PA italiana dà di
fatto l'addio alla carta e punta tutto sulla digitalizzazione della
pratica per migliorare l'efficienza e trasparenza della sua azione.
Più che di protocollo informatico è più corretto
parlare di norme sulla gestione documentale in quanto viene regolato
l'intero ciclo di vita del documento e non solo la sua parte iniziale.
Tra gli obiettivi di adeguamento previsti
dal DPR 445/2000 vi è anche l'individuazione delle Aree organizzative
omogenee (AOO). Queste sono definite come "un insieme di unità
organizzative dell'amministrazione che usufruiscono, in modo omogeneo
e coordinato, degli stessi servizi per la gestione dei flussi documentali".
In pratica si tratta di strutture che prendono il posto dei vecchi uffici
protocollo, dotate di responsabilità e di compiti aggiornati.
Al termine del processo di riorganizzazione,
che si sta rivelando più difficile e lento del previsto, le amministrazioni
sono tenute a comunicare all'Indice della PA gli indirizzi di posta
elettronica certificata associati alle AOO, in modo che così
siano resi di pubblico dominio e utilizzabili da altri enti o da semplici
cittadini per l'invio di documenti in formato elettronico.
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SOGGETTI
COINVOLTI
Sono oltre 20 mila i soggetti istituzionali
che hanno l'obbligo di adottare un sistema di protocollo informatico
conforme alle specifiche riportate nel DPR 445/2000.
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1
GENNAIO 2004: UN PUNTO DI PARTENZA
Non c'è dubbio che la scadenza
del primo gennaio debba essere considerata non la conclusione ma il
punto di partenza di un profondo cambiamento. "E' già un
grande successo che non sia stata rinviata" spiega con realismo
Maria Pia Giovannini, dirigente responsabile del Centro di competenza
per il protocollo informatico. Questa struttura è stata istituita
presso il CNIPA con funzioni di supporto, indirizzo e coordinamento
per gli enti impegnati nella realizzazione delle varie fasi del progetto.
Un osservatorio importante, dunque, per capire come stanno andando veramente
le cose. "A luglio su 59 amministrazioni centrali intervistate,
30 avevano definito le Aree organizzative omogenee (AOO) e 19 utilizzavano
già il protocollo, anche se alcune solo parzialmente. Non abbiamo
svolto rilevazioni a gennaio ma la sensazione - afferma Giovannini -
è che almeno la metà della PA centrale abbia avviato il
sistema, mentre in quella locale la situazione è quella classica
a macchia di leopardo. E' difficile avere dati precisi perché
siamo ancora in fase di attuazione: in molti casi il sistema di protocollo
è pronto ma l'amministrazione tarda a comunicarlo e a iscrivere
le AOO nell'Indice PA perché preferisce prima verificare al meglio
la correttezza dei procedimenti interni".
Tra coloro che hanno affrontato per tempo l'implementazione di sistemi
di protocollo elettronico vi sono sicuramente i partecipanti a due grandi
progetti finanziati con i fondi per l'e-government: Panta Rei, che ha
come capofila la Provincia di Bologna ma che ha visto l'aggregazione
di numerosi enti di tutta Italia, e
FDRM della Regione Marche. Due esperienze
importanti che hanno sviluppato sul territorio una forte azione di stimolo,
coordinamento e offerta di strumenti a supporto, analogamente a quanto
sta facendo il CNIPA a livello nazionale.
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L'AZIONE
DEL CNIPA
"Essere sussidiari alle amministrazioni nel pieno rispetto della
loro autonomia". Secondo Giovannini sono questi i principi che
hanno guidato il CNIPA nel predisporre l'offerta di protocollo informatico
in asp. Una soluzione innovativa, ancora rara in Italia, che libera
i clienti dall'acquisto di infrastrutture iniziali, consentendo così
risparmi (il servizio viene pagato secondo i consumi, in questo caso
per documenti processati) e una rapidità e flessibilità
di applicazione. Inoltre enfatizza anche il valore e la prassi del riuso:
il sistema proposto deriva infatti da quello operativo nel Ministero
dell'economia e delle finanze. "Le amministrazioni sono libere
di aderire all'offerta e, all'interno di questa, di scegliere solo i
servizi di cui hanno bisogno, dal nucleo minimo del protocollo alla
gestione documentale fino
all'archiviazione ottica ", spiega Giovannini
che sottolinea anche come sia stato previsto un pacchetto di consulenza
e formazione che aiuta gli enti a predisporre la propria organizzazione
al nuovo sistema e meccanismi chiari e sicuri di uscita, qualora si
decidesse di passare ad un altro fornitore . "Al momento hanno
già aderito 18 amministrazioni: un successo visto che siamo partiti
solo da pochissimi giorni" dichiara Giovannini.
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CNIPA: NON SOLO NORME
L'azione svolta per la diffusione del
protocollo informatico fa emergere anche la nuova strategia che contraddistingue
il CNIPA dalla vecchia AIPA: unire all'opera normativa e di supporto
teorico anche un approccio immediatamente operativo. "Scrivere
la norma senza poi governare il processo di applicazione della stessa
rende meno efficace gli interventi e allunga i tempi di attuazione"
afferma Giovannini, evidenziando come il nuovo approccio renda più
semplice e immediato non solo la verifica del progetto ma anche la sua
evoluzione.
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SCENARI
DI MERCATO
E' ancora presto per esultare, ma le
premesse ci sono tutte. Anche perché nei prossimi due anni entreranno
in uso, o si diffonderanno ulteriormente, tecnologie abilitanti per
l'e-government come la firma digitale, la carta nazionale dei servizi
e la CIE che renderanno irreversibile il processo di digitalizzazione
della PA. L'offerta di servizi in asp promossa dal CNIPA apre un nuovo
interessante mercato, oltre a spingere le amministrazioni ad abbandonare
incertezze e pretesti.
"Al di là di considerazioni sul singolo progetto - dichiara
Daniela Troina, Direttore Public Sector IBM South Region - registriamo
con piacere il fatto che la domanda della Pubblica Amministrazione si
stia evolvendo sempre di più verso un modello di "e-Government
on demand" del quale, come IBM, già da tempo ci siamo fatti
promotori sul mercato e per il quale abbiamo le competenze, le tecnologie
e le soluzioni più complete.
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