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Antonio Mezzino - Reti
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Il
SUAP del Comune di Pesaro e la sperimentazione per
lo Sportello Unico per i distretti industriali
ne
parliamo con
Antonio Mezzino,
responsabile dello Sportello Unico per le Attività Produttive
del Comune di Pesaro
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Lo sportello Unico del Comune di Pesaro è stato scelto, all'interno
del progetto SISTER come "prototipo" di un possibile Sportello
Unico per i distretti produttivi. Ci può spiegare le caratteristiche
organizzative e metodologiche della vostra struttura, che hanno portato
a questa scelta? |
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La scelta è stata
dettata, credo, da una serie di motivi: innanzitutto la visibilità
che abbiamo avuto l'anno scorso al FORUM
PA 2003 in cui abbiamo ricevuto l'award di qualità come
Sportello Unico inserito in un progetto di marketing territoriale.
In secondo luogo, per una serie di ragioni di carattere istituzionale
e di scelte politico-programmatiche l'attività dello Sportello
Unico del Comune di Pesaro è gestita in forma associata e coinvolge
tutti i comuni che costituiscono il distretto produttivo mobiliero
pesarese. Una coincidenza tanto perfetta da essere rara se non unica
in Italia, certamente legata a fenomeni spontanei, ma anche e soprattutto
risultato di una tradizione di collaborazione con i comuni confinanti
con Pesaro appartenenti al distretto produttivo, tipica della nostra
amministrazione. Un altro aspetto ancora, che ha determinato questa
scelta, è che al momento dell'avvio del progetto, le azioni
sono state tutte pianificate in un'ottica di costituzione di rete
dell'amministrazione locale. Riteniamo infatti che lo Sportello Unico
possa dare i suoi frutti, nella misura in cui si fa promotore di una
rete della pubblica amministrazione locale costituita da tutti gli
enti terzi, coinvolti negli endoprocedimenti. |
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La vostra
struttura è inoltre incaricata di studiare le altre realtà
territoriali, come procederete nell'analisi? Che tipo di valutazione
verrà effettuata, e su che parametri? |
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La nostra attività non consiste
in una valutazione fine a se stessa, ma soprattutto in una valutazione
per riuscire a proporre strumenti migliorativi, per i territori
in cui è collocato il SUAP. La valutazione serve per poter
fare delle proposte.
La ricerca tra l'altro è già cominciata, con un analisi
incrociata tra un database dal Formez (segnalibro agli approfondimenti)
sugli sportelli unici e la rilevazione ISTAT sui distretti industriali,
in modo da verificare quanti sono gli sportelli unici che ricadono
nei distretti industriali e che tipo di gestione hanno.
A questo seguirà una valutazione di tipo qualitativo realizzata
attraverso dei questionari: sottoporremo agli sportelli unici del
centro nord (il campione scelto) delle schede articolate in due
grandi argomenti, l'aspetto organizzativo relazionale e l'altro
è l'aspetto delle scelte strategiche dello sportello. Attraverso
l'analisi dei dati che ci perverranno, relativi al primo aspetto
cercheremo di vedere in primo luogo il tipo di gestione dello sportello,
se singola o associata, poi le dimensioni in termini di popolazione
e di consistenza produttiva dei comuni che aderiscono allo sportello,
il numero e le qualifiche degli addetti, il tipo di incidenza sul
bilancio comunale, cioè se possiede o no un proprio budget,
considereremo naturalmente anche i tempi di risposta non in termini
astratti, ma articolandoli per tipo di pratica (complessa, semplice
etc.) e quali sono le articolazioni che lo sportello è riuscito
ad attivare sul territorio, da una parte con gli enti terzi (ASL,
Vigili del Fuoco, ARPAM etc.) e dall'altra parte le relazioni con
l'utenza, che identifichiamo con le strutture di rappresentanza.
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Quanto
è importante l'infrastruttura tecnologica e il back office
di un servizio che deve coprire territori appartenenti spesso ad amministrazioni
differenti? E quanto inciderà questo sulla reale creazione
degli Sportelli Unici di distretto? |
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Mi preme sottolineare che lo strumento
tecnologico viene dopo che si sono messi a punto gli aspetti organizzativi,
questo sembra quasi scontato, ma così non è.
Quando abbiamo aperto lo Sportello Unico a Pesaro, la prima cosa
che abbiamo fatto non è stato tanto andare a cercare il software
che ci permettesse di gestire le pratiche, quanto riorganizzare
i procedimenti, abbiamo standardizzato la modulistica, abbiamo rivisto
i rapporti tra l'utente e i singoli enti che una volta operavano
in maniera individuale e abbiamo ricostruito il workflow del procedimento
affrontando tutti gli aspetti organizzativi e le problematiche di
tipo pratico.
Fatta quest'analisi preliminare abbiamo affrontato l'aspetto tecnologico,
e ad esempio, facendo una semplice indagine di mercato, abbiamo
deciso di non sviluppare software in proprio. Subito dopo ci siamo
posti il problema della connessione e quindi di come fosse possibile
rendere efficiente la rete organizzativa utilizzando la tecnologia.
Su questo ci siamo scontrati subito con un problema notevole: il
livello di informatizzazione delle amministrazioni che partecipavano
alla rete era assolutamente differente. Abbiamo proceduto con la
dovuta gradualità e parallelamente a questo abbiamo cercato
di definire il rapporto con l'utenza, con la creazione di un portale.
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Dunque
connessione ed interattività, le parole chiave dei servizi
di e-Government, ma uno sportello "distrettuale" prevede
l'accesso da qualsiasi punto del distretto, oltre che la connessione
con le varie istituzioni e strutture amministrative. È veramente
possibile pensare da uno scenario del genere, o le pratiche continueranno
comunque a circolare nel loro formato cartaceo, per molto tempo? Qual
è da questo punto di vista la vostra esperienza? |
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Noi personalmente abbiamo lavorato
all'interno della rete civica del Comune di Pesaro e dopo due anni
abbiamo definito un portale autonomo per lo Sportello Unico all'interno
di un portale per lo sviluppo territoriale
www.pesarosviluppo.it. Il portale contiene tutte le informazioni
possibili su come fare le cose, le comunicazioni sulle conferenze
di servizio e in più c'è la possibilità di
attivare la pratica in rete. È ovvio che per quanto riguarda
questo piano di informatizzazione siamo ancora ad un livello che
potemmo definire di e-mail. Il passo avanti che stiamo facendo è
però un progetto sperimentale di firma digitale partito negli
ultimi mesi del 2003. Lo definiamo ancora sperimentale, perché
messo che si siano risolti tutti i problemi legati all'infrastruttura
tecnologica, esistono poi dei problemi relativi all'organizzazione,
cioè nel momento in cui si parte decidendo di utilizzare
la firma digitale per trasferire on line pratiche che abbiano rilevanza
giuridica, bisogna modificare le procedure interne affinché
i funzionari che ricevono la pratica siano in grado di gestirla.
Pensi ad esempio ai disegni progettuali: si presentano problemi
enormi, di costi di trasmissione, di programmi di grafica, di monitor
adeguati e di strumenti per la stampa, necessari per la valutazione
corretta dei disegni. Lo stesso vale per tutta l'infrastruttura
tecnologica, che non può essere acquistata in blocco per
tutti, ma si deve valutare anche in relazione alle necessità
del territorio. È indubbio che la prospettiva sarà
lo sportello virtuale, ma rimane problematico il "come"
arrivarci, e lo stiamo affrontando.
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In questo
scenario quindi c'è il rischio che i piccolissimi comuni e
le comunità montane, che pur facendo parte di un distretto
industriale non possiedono le infrastrutture necessarie, restino isolati,
a vantaggio di comuni più grandi o già connessi? O invece
il modello di sportello unico che si sta pensando sarà proprio
uno strumento per ridurre del digital divide e diffondere le infrastrutture? |
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Credo che il rischio possa esistere,
ma il superamento di questo problema, non può risiedere nella
volontà dell'ente locale. Mi spiego, è logico che
nell'offerta di servizi non si devono fare discriminazioni, e quindi
se si sceglie di portare la banda larga bisogna portarla a tutti,
ma gli strumenti tecnologici devono saper essere utilizzati. Quindi
si parla di formazione, ma anche di grossi investimenti strutturali.
Si deve quindi lavorare su più piani, coinvolgendo strutture
più forti penso agli interventi regionali o ai progetti di
e-Government.
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Una volta
completata la ricognizione, come procederà il progetto? |
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Quello che dovrebbe uscire fuori
alla fase di analisi è anzitutto la fattibilità o
meno di un modello di sportello unico per i distretti, quali potrebbero
essere le sue caratteristiche ottimali o viceversa se non fosse
possibile parlare di modello, quale potrebbe essere il decalogo
di suggerimenti per far sì che lo sportello unico risponda
alle esigenza di un distretto? Questi sono i tentativi di risposta
che tenteremo di dare dopo l'analisi. Per la divulgazione se ne
occuperà il Formez.
In sostanza quindi il nocciolo della questione è: l'esperienza
pesarese, o i risultati dell'esperienza possono essere in qualche
modo replicati in altri contesti? E se fossero replicati quali sarebbero
le condizioni per aver successo.
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Quali
sono secondo il suo parere le difficoltà di attuazione di uno
Sportello Unico di distretto che potreste rilevare dalla vostra analisi? |
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Un cosa che posso dire dall'esperienza
che abbiamo avuto è che nella realizzazione dello Sportello
Unico occupa un ruolo centrale la dimensione organizzativa, che
non più essere replicata sic et simpliciter dappertutto.
Bisogna sempre tenere conto, e in maniera forte, delle condizioni
di contesto, perché altrimenti si corre il rischio di fare
un buco nell'acqua.
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| APPROFONDIMENTI |
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Il portale
del marketing territoriale del Comune di Pesaro
L'analisi quantitativa
sui distretti del Formez
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