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Università: amministrare il call center

Ne parliamo con

Antonino Domina - direttore amministrativo dell'Università di Cataniaa

Direttore, il call center dell'Università di Catania è attivo da oltre otto mesi: può fare un sintetico bilancio del servizio?
 
     
     

Siamo più che soddisfatti e il primo bilancio è senza dubbio buono. Per quanto riguarda il servizio esterno, quello per gli studenti, in otto mesi abbiamo contato oltre diecimila contatti. Si tratta di un numero che è destinato a crescere, soprattutto per la pubblicità al servizio fatta direttamente dagli studenti. Da questo punto di vista il passaparola funziona più d'ogni altro mezzo di comunicazione istituzionalizzato.
Il call center, dunque, è apprezzato dall'utenza. Tanto è che riceviamo note di apprezzamenti, sia da studenti che da fornitori che si rivolgono al servizio.
Il call center è anche il veicolo di informazione ideale dei nuovi servizi per gli studenti che vengono di volta in volta attivati. Come per esempio l'ufficio immatricolazioni, verso il quale il call center ha reindirizzato gli studenti interessati.

Quali problemi aiuta a risolvere il call center dell'università? E quali ne apre?
 
     
     

Innanzitutto aiuta a ridurre l'affollamento agli sportelli, soprattutto quelli delle segreterie degli studenti. Inoltre, il ricorso al call center consente di alleggerire il carico di lavoro del "front office", per dirottarlo su attività più specifiche, meno ripetitive e più specializzanti.
Per quanto riguarda i problemi che eventualmente si aprirebbero l'unico che abbiamo messo in conto è il numero elevato di chiamate a cui occorrerà far fronte. Ma si tratta di un problema che per il momento non si pone. Infatti stiamo ancora lavorando alla fidelizzazione degli studenti, che nel nostro territorio preferiscono ricorrere allo sportello fisico, di cui si fidano di più.

Il call center è un nodo strategico dei flussi di comunicazione interna, tanto da rappresentare la cartina tornasole del funzionamento stesso della comunicazione interna ed esterna dell'amministrazione. Come va affrontato il problema?
 
     
     
Anche in questo caso il problema è culturale. Da noi c'è ancora una certa titubanza nell'interloquire via telefono. Non è affatto un luogo comune che in Sicilia la gente preferisce guardarsi negli occhi. Di conseguenza anche il personale dei nostri uffici e dipartimenti, che sono decentrati, risente di una certa diffidenza nel contatto impersonale circa lo scambio di informazioni. Soprattutto in mancanza di un rapporto fiduciario, personale.
Tuttavia siamo riusciti a risolvere il problema della comunicazione interna attingendo alle nostre risorse. Ogni dipartimento ha un referente per il call center. Questi fanno riferimento direttamente al coordinatore del servizio telefonico. Ciò garantisce che il flusso di comunicazione tra le strutture e il call center funzioni con il criterio della responsabilità personale.
Un altro sistema per garantire il buon andamento dei flussi di comunicazione è la sinergia tra le varie strutture, che si concretizzerà presto nel nuovo portale web di prossima inaugurazione.
Nello specifico, il problema della comunicazione interna è di ampia portata quindi va affrontato con strategie mirate, nel tempo. A riguardo, nella prima fase annuale del nostro progetto, gli operatori del call center sono tenuti a rivolgersi di volta in volta, al personale che si interessa dello specifico problema, cioè ai referenti sopra menzionati. Nella fase successiva il ricorso diretto agli uffici diminuirà progressivamente. Gli operatori, infatti, avendo nel frattempo capitalizzato le informazioni di tipo standard, non avranno più bisogno di rivolgersi agli uffici di competenza. Ora siamo in una fase che vede un 30 per cento di risposte da fornire in modo immediato, e un 70 per cento di risposte che devono essere mediate dagli uffici specifici.
Quando l'Ateneo di Catania avrà il nuovo portale gli operatori telefonici attingeranno le informazioni direttamente da esso.
In termini d'investimenti quanto "costa" il call center all'amministrazione?
 
     
     

Il call center per l'Università rappresenta di per sé un investimento. Quindi i costi, che comunque per noi sono piuttosto contenuti (100 mila euro annue per le risorse umane) vengono riassorbiti immediatamente. Per fare un esempio si risparmia sul lavoro del personale del front office. Inoltre si ha un ritorno in termini d'immagine per il buon servizio offerto all'utenza.
Tuttavia, una vera e propria analisi dei costi a posteriori non l'abbiamo fatta, perché siamo partiti con l'idea di procedere comunque, ben organizzati e senza sprechi. C'è da dire, inoltre, che il progetto del call center è stato voluto e condiviso sia dalla parte politica, che da quella amministrativa dell'Università di Catania. La decisione presa "dall'alto" ha quindi agevolato e alimentato l'investimento nel servizio, sotto ogni profilo.

Per la gestione del servizio, l'Università di Catania ha scelto l'insourcing. Perché la gestione interna del call center universitario conviene?
 
     
     

Il servizio è nato come call center interno. Pertanto l'amministrazione ha escluso automaticamente l'outsourcing per una naturale questione di riservatezza. Aprendo il servizio anche agli studenti ci siamo accorti che potevamo seguire la stessa strada, con successo. Non a caso l'Ateneo di Catania punta sul capitale di conoscenza delle proprie risorse umane. Questo capitale costituisce un investimento anche per la formazione dei futuri operatori di call center. Ricorrendo ad una società esterna, avremmo invece perduto il valore più prezioso del call center: la memoria storica.

L'Università di Catania è suddivisa in 70 dipartimenti e ha 65.000 studenti iscritti. Quanto incidono le dimensioni dell'Ateneo sulla buona gestione del call center?
 
     
     
Senza dubbio le dimensioni numeriche incidono molto. Attualmente il nostro call center è ben dimensionato rispetto alle richieste dell'utenza, ma stiamo già pensando agli sviluppi, con possibili contratti flessibili di lavoro. Soprattutto pensiamo ai rapporti con le altre strutture di comunicazione e di informazione. Come per esempio il collegamento con l'Ufficio per le Relazioni con Pubblico (URP), accanto al quale il call center è fisicamente collocato, in maniera strategica.
Per quanto riguarda il futuro, in previsione di un aumento d'utenza, ci si dovrà attivare per tempo aumentando il numero, sia degli operatori, sia delle postazioni del call center stesso.
Per la realizzazione e il miglioramento del servizio quanto è importante il benchmarking, cioè il confronto con gli analoghi prodotti delle altre amministrazioni?
 
     
     
Il confronto con altre strutture che forniscono analoghi servizi è estremamente importante. Attualmente le principali best-practice si ritrovano nel comparto Enti Locali, ma tali esperienze rappresentano e si confrontano con realtà ed utenti molto diversi. Anche altri Atenei offrono dei servizi di call e contact center a cui guardiamo sempre con un occhio di riguardo, e che non appena costituiranno una realtà consolidata saranno oggetto di benchmarking per l'implementazione e il miglioramento del servizio ai nostri studenti e a tutti gli altri utenti che numerosi costituiscono la nostra realtà.
 
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