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II fase e Government - Processi
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"La
seconda fase dei progetti di e-Government"
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Giulio
De Petra
Direttore Area Innovazione Regioni ed Enti Locali
- MIT |
La fase II dell'e-Government
sarà centrata essenzialmente sul riuso di ciò che è
in corso, il che logicamente non vuol dire non avere la possibilità
di completare ed arricchire i progetti che si stanno costruendo. Inoltre
si punterà in maniera esplicita all'inclusione dei piccoli
comuni, cioè di quelli che sono i soggetti deboli rispetto
all'attuazione dell'e-Government, e questo è molto importante
anche perché potrà consentire una razionalizzazione
sul territorio attraverso le aggregazioni dei piccoli comuni che potrebbero
essere un elemento positivo, a patto che si riesca a farlo in tempi
brevi, per lo sviluppo successivo di iniziative di innovazione nell'ambito
del paese.
Infine abbiamo la sperimentazione per la prima volta di progetti di
e-Democracy e di cittadinanza digitale e siamo quindi il primo paese
in Europa che esplicitamente affronta il tema in maniera così
organica. Abbiamo realizzato un'indagine per capire cosa si potesse
fare, e sono emersi due aspetti: in primo luogo che l'ICT può
abilitare cittadinanze digitali in maniera inedita, pensate alla possibilità
di seguire o partecipare ai processi decisionali, in secondo luogo
che ci sono già al momento processi partecipativi, come bilanci
comunali che vengono realizzati in maniera partecipata, quindi l'ICT
dovrà essere utilizzato per potenziarle. |
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"Modalità
e tempistiche del monitoraggio"
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Federico
Minelle
Amministratore
Unico PRS dell'RTI aggiudicatario del monitoraggio sui progetti e-Government |
Leonardo D'Amico
CNIPA
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Il
monitoraggio dei progetti di e-Government è partito in questi
giorni, però la struttura guidata da De Petra si è mossa
già da tempo, e ha già svolto un'attività preziosa
di accompagnamento della amministrazioni. Anzi, sulla base dei risultati
raggiunti direi che è stato fatto un grosso lavoro, che ci
aiuterà nel nostro compito durante i prossimi mesi.
Da una parte dovremo eseguire un monitoraggio di supporto e di assistenza
tecnica, per potare esperienza e fertilizzazione, che il ruolo tipico
di chi ha una certa esperienza e cerca di trasferirla da un progetto
ad un altro. E dall'altra parte dovremo garantire che questi finanziamenti
siano erogati a fronte di progetti che hanno portato avanti e concretamente
il loro lavoro.
Per quanto riguarda i tempi posso dire che il monitoraggio dipenderà
dalle dinamiche dei progetti stessi, quindi andrà avanti fintanto
che i progetti non saranno completati, credo che il quadro completo
dovrebbe essere di 24 mesi. D'altro canto la parte interessante è
notare che il nostro lavoro non si esaurirà qui, ma proseguirà
anche oltre. Una volta che i progetti saranno dichiarati completati
da un punto di vista organizzativo, infatti, sarà nostro compito
andare a verificare se nei mesi seguenti l'implementazione avrà
portato gli impatti ceh ci si aspettava, o comunque si tracceranno
gli indirizzi per migliorarli, proprio alla luce del riuso. Un valore
forte che il gruppo di De Petra ha sempre spinto prima ancora che
emergesse la seconda fase, è infatti quello di un'attenzione
alle potenzialità del riuso, e il lavoro che faremo sarà
quindi quello di capire quanto e come eventualmente le soluzioni saranno
replicabili ed utilizzabili sul contesto nazionale. |
Il lavoro per il Monitoraggio dei progetti è già cominciato
dopo la firma della convenzione, quando abbiamo preso accordi con
tutti i coordinatori dei progetti, in modo che i progetti stessi fossero
redatti in forme adatte al controllo. Tutti i progetti sono stati
quindi catalogati, in attesa dell'arrivo del monitore che come saprà
prenderà servizio tra dicembre e gennaio e nel frattempo noi
abbiamo cerato una struttura interna che si chiama Centro Tecnico
di supporto per la preparazione al monitoraggio e al controllo dei
progetti.
I risultati di questo lavoro sono ben visibili e cioè che tutti
i progetti sono stati strutturati e organizzati nelle modalità
concordate dal Tavolo Congiunto Permanete con gli enti locali, inoltre
i tempi sono coerenti con quello che era stato deciso in convenzione:
mediamente i progetti durano 24 mesi e le aggregazioni sono già
tutte state confermate e siglate. Ci sono state delle variazioni di
carattere organizzativo intervenute in questi cinque mesi, e saranno
comunicate al monitore, ma normalmente si tratta di piccoli ritardi
dovuti a situazioni non controllate direttamente dai coordinatori,
e che comunque non comporteranno ritardi superiori ai due o tre mesi.
Tutti i 134 cantieri sono partiti in un periodo che va da aprile al
1° ottobre che è stata fissata come la data ultima. I 24
mesi si contano dalla firma della convenzione, ma ci sono poi 12 mesi
di lap-set possibili, quindi i progetti più ritardatari dovrebbero
concludersi al massimo del 2006, ma stimiamo che la maggior parte
termineranno nell'arco del 2005. |
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"Cos'è
il riuso"
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Adelelmo Lodi Rizzini
Progetto
PEOPLE
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Roberto Pizzicannella
AIREL - MIT |
Il
riuso è un processo lungo e sottoposto ad alcune condizioni
importanti da rispettare, legate alla standardizzazione di molti fattori
e alla uniformazioni di tutte le condizioni di contorno al processo.
Bisogna individuare e dettagliare bene quindi le condizioni di standardizzazione
sulle soluzioni, perché sulle condizioni articolate e standardizzate
il riuso è effettivamente sperimentabile.
Il progetto PEOPLE nasce come candidato al riuso, perché coinvolge
53 enti con 53 sistemi informativi diversi, quindi la soluzione pensata
è necessariamente standardizzata e da distribuire.
Per garantire il riuso di progetti credo che il centro servizi sarà
l'elemento indispensabile. In linea generale, infatti, i comuni maggiori
hanno già stabilito una propria linea di avvicinamento all'e-Government
e ai servizi on line, ma i comuni minori molto meno, quindi si tratta
di legare il processo di crescita di questi comuni, a quello dei comuni
di riferimento, e il centro servizi è proprio la struttura
deputata a questo, anche se restano da definire i compiti istituzionali
e i rapporti con il mercato che ancora sono temi non affrontati nella
nostra discussione sull'e-Government. |
Il modo in cui abbiamo immaginato il riuso è quello attraverso
cui chi ha fatto già qualche cosa aiuta chi ancora deve farla.
Il termine interessante che ha utilizzato Lodi Rizzini è stato
quello di tutoraggio da amministrazione ad amministrazione. Il riuso
può essere fatto solo collaborando con chi ha già fatto
qualche cosa, e non semplicemente perché si crea un mercato
delle soluzioni. I fondi quindi andranno sia a chi dà la disponibilità
al riuso, sia a chi aderisce. Per quanto riguarda i primi però
non è che viene pagata la disponibilità, ma viene incentivata
l'implementazione dei servizi, e l'espansione del progetto.
Il catalogo della seconda fase dovrebbe essere completato per la fine
dell'estate, visto che il finanziamento va erogato, anche per motivi
di bilancio, per la fine dell'anno.
L'accordo dovrà avvenire attraverso il Tavolo Congiunto Permanete
sul quale sono rappresentati tutti gli attori: regioni, comuni, province
comunità montane eccetera. Quindi meglio ci accorderemo sulle
regole e più veloce sarà il confronto. |
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"Riuso
e Open source"
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Flavia
Marzano
Responsabile UPI per l'e-Government |
In tema dell'open source è strettamente connesso a quello del
riuso, sostanzialmente perché nel momento in cui un'amministrazione
acquista software, non ci può mettere le mani lei stessa prima
di altri, quindi tanto meno può distribuire la piattaforma
ad altri. L'articolo 24 della legge 340 del 2000, parla di riusabilità
e di distribuzione gratuita da altre amministrazioni del software
custom, ma questo per essere adattato alle specifiche esigenze necessita
di poter essere manipolato nel codice sorgente, quindi forse non parliamo
di open source vero e proprio, ma quanto meno di codice sorgente.
In questo ambito molte province si stanno muovendo a livello politico,
con delibere, ad esempio la Provincia di Pisa ha realizzato una delibera
di recepimento della 340 con suggerimento ai propri dirigenti di acquistare
possibilmente software su piattaforma open.
Io non sono però un'integralista dell'open, e credo che ci
siano comunque delle difficoltà, che vanno considerare al momento
di comprare software libero.
Per quanto riguarda il riuso invece credo sia specifico compito delle
province, come ente intermedio, ponte tra front office comunale e
il mondo politico centrale e regionale, quello di portare ai piccoli
enti territoriali i nuovi progetti, e in generale tutti i servizi
dell'e-Government (penso ai centri per l'impiego o al sistema informativo
territoriale).
Le aree critiche, potrei concentrarle negli Accordi di Programma Quadro,
in quanto nella visione condivisa c'è scritto sì che
gli APQ dovranno essere realizzati tramite un iter di collaborazione
con gli enti del territorio, ma non viene definito il "come",
e credo che il "come" possa essere molto diverso da regione
a regione. Su questo quindi credo che l'UPI debba quanto meno stare
attento e allertare le province per fare in modo che il processo si
attui nella sua fase condivisa. |
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"L'inclusione
dei piccoli comuni per superare il digital divide"
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Guido Pera
AIREL - MIT
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Nicola
Melideo
Consulente ANCI e MIT per i piccoli comuni
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La seconda
linea di attuazione dell'e-Government darà priorità
alle azioni, nel senso che i finanziamenti ai piccoli e medi comuni,
che dovranno abbattere il digital divide, saranno concessi solo nel
caso in cui questi comuni si aggreghino fra di loro per poter offrire
servizi di e-Government in forma associata.
Le forme di aggregazione che vogliamo realizzare sono i Centri Servizi
Territoriali, di cui stiamo definendo un format di progetto che sarà
inserito, dopo concertazione, all'interno di Accordi di Programma
Quadro che stiamo facendo con le regioni del meridione, alle quali
è stato accordato un finanziamento per la realizzazione dei
CST pari a 26 milioni di euro di fondi CIPE. |
L'e-Government è una grande
risorsa per i piccoli comuni, una risorsa della quale non si può
fare a meno, ma è anche una minaccia in quanto rischia di
spossessarli dal governo effettivo della cosa pubblica, perché
non essendo essi in grado di governare le nuove tecnologie finiscono
per delegare a soggetti esterni. Le forme associative sono l'unica
maniera per dare un futuro alla capacità di governo dei piccoli
comuni.
Da questo punto di vista l'accordo in ANCI c'è, ma non basta,
ogni piccolo comune è un soggetto autonomo, ogni sindaco
ragiona con la propria testa e ogni realtà territoriale va
considerata come a sé stante. In più c'è un
dato da considerare, il piccolo comune è isolato, ed è
difficile che avverta nella migliore delle maniere l'appello all'associazionismo,
che invece che una risorsa viene spesso percepito come una modalità
di prevaricazione. Le regioni dal canto loro hanno un ruolo determinate
che svolgono quasi sempre con dovizia di mezzi, ma mano frequentemente
con riguardo a difendere l'autonomia dei governi locali. Direi quindi
che l'inclusione dei piccoli comuni non è un problema di
tecnologia e forse nemmeno di soldi, ma di equilibri politici, attenzione
e cultura.
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