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Il successo del call center


Sandro Golzio - Direzione servizi Centrale Controllo Strategico e Direzionale - Comune di Torino

 

Può tracciare l'evoluzione del contact center della città di Torino?

Il Contact Center di Torino è la naturale evoluzione del centralino, visto come canale riconosciuto di contatto tra cittadini e amministrazione, sia per attività/funzioni, che riguardano direttamente l'Amministrazione, ma più in generale per eventi che interessano i cittadini stessi.
Le fasi evolutive muovono principalmente su tre direttrici: la prima, attraverso il monitoraggio del servizio con un software di tracciamento delle richieste, mira ad un potenziamento organico. La seconda si avvale delle tecnologie, il web per integrare il servizio e poi, il portale vocale che sarà implementato con lo sviluppo del progetto europeo HOPS, nell'ambito del VI programma quadro con capofila la città di Barcellona.
Il denominatore comune è ancora una volta la cultura interna e la sensibilizzazione di tutti gli uffici dell'amministrazione.

Siete partiti quasi in sordina eppure i cittadini che si rivolgono al servizio sono numerosi. Come si spiega questo successo?

Proprio perché i cittadini, che da tempo conoscono e telefonano al 442….., trovano persone disponibili, che, se non hanno la risposta immediata, come minimo si attivano per fornire indicazioni utili: e questo ormai da molto tempo. Il servizio evolve e migliora con continuità, ma non è un caso.

Può fare un bilancio del contact center del comune di Torino?
Il bilancio complessivo, ripeto, è positivo. Ma tuttavia è denso di luci e di ombre. Le luci sono rappresentate dal lavoro che è stato svolto e che si sta svolgendo: soprattutto in termini di cultura organizzativa interna. Le ombre segnano invece la mancanza delle risorse economiche necessarie per realizzare al meglio i progetti. Per dirla in poche parole se potessimo esternalizzare qualche attività vedremmo con un certo anticipo risultati più concreti. Ma tutto sommato la mancanza di soldi ha sviluppato e sviluppa la cultura interna del servizio. E non è poco.
Ogni organizzazione pubblica deve trovare il modello di call/contact che più gli si addice. Ma da dove si deve cominciare e come si deve procedere?

Il primo e più importante passo è cominciare a far cambiare la cultura interna, stimolando la nascita di una cultura che pone il cittadino al centro delle proprie attività. Parallelamente a questo cambiamento cambierà anche la percezione interna della struttura di contatto telefonico con i cittadini.

Chi vuole attivare un contact center deve necessariamente partire dal call center? C'è una relazione nel passaggio tra il primo e il secondo servizio?

Per come la vediamo noi, c'è una sequenza temporale tra il livello di servizio fornito da un call center e quello fornito da un contact center; ed è legata all'importanza della cultura organizzativa interna: non credo che si possa inventare dal nulla un contact center. Non c'è dubbio che si debba partire dal call center.

Il call/contact center permette di segmentare l'utenza, rilevando i bisogni e le abitudini dei cittadini in relazione alla fruizione dei servizi pubblici. Torino come sta utilizzando questo strumento di marketing?

In realtà oggi la Città realizza rilevazioni ad hoc, ma esterne al contact center. Entro l'anno dovremmo installare un software specifico, che ci aiuterà a segmentare ed analizzare le richieste, i bisogni. Un ulteriore strumento che svilupperemo ancora di più nel 2004 è la carta Torino Facilissima, per accedere a più servizi e legata anche al sistema dei pagamenti. Il tutto, non mi stanco di ripeterlo, nel rispetto della normativa sulla privacy.

Il call/contact center permette all'amministrazione di diventare proattiva nei confronti della cittadinanza: cosa significa per un comune?

Il primo immediato significato, banale a dirsi ma meno a farsi, è che l'Amministrazione contatta il cittadino per ricordargli scadenze/pagamenti. Ma fortunatamente esistono anche servizi più piacevoli (per i cittadini): ad esempio, le comunicazioni sugli eventi culturali (attraverso il portale Torino Cultura; con gli avvisi SMS), ovvero altri servizi (offerte educative, offerte di lavoro tramite i centri per l'impiego).

8. Gestione del servizio: si può fare tutto in casa oppure si possono esternalizzare alcune, se non tutte, le attività. Quale soluzione ha scelto Torino e perché?

Quello che evidentemente non può essere esternalizzato è il cambiamento culturale interno. La gestione del contact center può benissimo essere esternalizzata, se ci sono le risorse economiche per farlo. La scelta di Torino è, per ora, prevalentemente interna, per la duplice ragione: da un lato il cambiamento culturale che è in corso, parallelo allo sviluppo di funzioni di contact center;dall'altro la necessità di sfruttare al meglio le risorse umane interne visto le risorse sempre meno disponibili.

Esiste una frontiera del contact center?

Se per frontiera si intende limite, allora il limite è il back office (cultura, informatizzazione etc). Se per frontiera intendiamo le possibilità di sviluppo a medio termine, allora la frontiera è la sempre maggior integrazione con il WEB. Ma ad una condizione: che si ponga seriamente mano alla semplificazione normativa, perché, se penso al cuore dell'attività di una P.A., ossia all'attività istituzionale, non c'è contact center o web che tenga di fronte a norme obsolete, ridondanti e contraddittorie. Per esempio, per presentare un'istanza per via telematica è necessario il bollo. Quindi prima o poi ci si deve recare presso l'ufficio competente per consegnarlo fisicamente. Ciò rallenta lo sviluppo dell'eGovernment. Visto che i servizi online fanno risparmiare denaro alle amministrazioni, si potrebbe stabilire per legge che per via telematica il bollo non è dovuto.

 
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