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ne parliamo con Rossella Bonora
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ne
parliamo con Rossella
Bonora, responsabile Settore Informativo Provincia di Bologna | | | | |
Panta Rei si auto referenzia come progetto per "la comunicazione
digitale dell'Ente e fra Enti": un obiettivo ambizioso da cui vorremmo partire.
Quale tipo di comunicazione è auspicabile che ci sia all'interno di un'amministrazione
e tra amministrazioni diverse? | | Lei
mi ha fatto vedere un aspetto nuovo della parola "comunicazione", nel
senso che noi l'abbiamo cercata come termine ad indicare la volontà di passarci
le informazioni l'uno con l'altro, e non invece, in modo specifico, intesa nel
senso relazionale. Sicuramente siamo amministrazioni che comunicano nel senso
relazionale della parola. Il problema stava piuttosto, a nostro parere, nella
mancanza di una strutturazione della comunicazione. In questo momento in cui,
con l'avvento delle nuove tecnologie, con l'uso ormai diffusissimo della posta
elettronica, si era creato un clima di assoluto disordine, le informazioni passavano
da un ufficio all'altro dello stesso Ente o tra Enti diversi nella maniera più
variegata - fax, posta elettronica, telefono - una ridondanza di informazioni
che creava disorientamento e caos. Questa è sicuramente una chiave di lettura
del progetto, una delle motivazioni forti che ci ha portato su questo strada:
l'entropia stava prendendo il sopravvento, bisognava regolamentare la comunicazione. | | Panta
Rei è oggi un network: non è sempre stato così, è nato per un problema di gestione
interna della documentazione. Come fa un progetto a diventare un network? | | Intanto
siamo in Emilia Romagna e la cultura del lavorare insieme noi ce l'abbiamo nel
DNA. Le cooperative sono nate qui, non dimentichiamolo: tanti piccoli che si mettono
insieme per creare una forza. Questo è un elemento da cui non si può prescindere.
All'inizio ci trovavamo di fronte a questo disordine incredibile di cui si parlava
prima, al quale si affiancava il problema della comunicazione a norma; era un
caos soltanto se parliamo di documentazione non amministrativa. A questo aggiungiamo
il fatto che un ente pubblico comunica attraverso la documentazione amministrativa:
in sostanza montagne di carta. Noi come provincia di Bologna con i comuni del
nostro territorio abbiamo cominciato a ragionare insieme di quelle che potevano
essere le soluzioni possibili a questa situazione di estremo caos, portando sul
tavolo di discussione un po' di storia e di cultura che avevamo già sviluppato
in tema di gestione documentale. Si può dire che, a fronte di un bisogno condiviso
i comuni si sono aggregati. La stessa operazione, quella di condividere sia il
problema che le soluzioni, l'abbiamo fatta in senso orizzontale con le altre Province
dell'Emilia Romagna con cui eravamo già abituati a dialogare e collaborare anche
su altre tematiche. Da qui a coinvolgere altre amministrazioni di altri contesti
territoriali il passo è stato breve e nei modi più diversi: dal passaparola a
vere e proprie campagne di comunicazione. | | Sette
regioni, 15 province, 116 comuni coinvolti direttamente: penso ad una buona campagna
di comunicazione ma, evidentemente, soprattutto ad una buona qualità del
progetto. Panta Rei è un modello appetibile anche per i piccoli comuni o è una
formula che, in qualche modo, favorisce piuttosto l'associazionismo? | | Intanto
qui da noi quello dell'associazionismo è un fenomeno già presente: rispetto ai
60 comuni che abbiamo sul nostro territorio, gli interlocutori ad oggi sono diventati
14 - 9 tra associazioni e unioni di comuni e 5 comuni rimasti da soli, che sono
poi i più grossi della provincia. Detto questo, i comuni medio-piccoli - parliamo
nell'ordine dai 15mila abitanti in giù - che cosa possono ricavare da un progetto
di questo tipo: sicuramente, se affrontato singolarmente, il problema si sarebbe
rivelato insormontabile. Come è sostanzialmente insormontabile per un comune medio-piccolo
tutta l'impostazione dei servizi attraverso l'uso delle nuove tecnologie. Gli
investimenti che ci sono da fare per impiantare i sistemi - mi riferisco non soltanto
alle strutture hardware e software di base, ma alle stesse spese di ricerca perché
l'open source è ancora prematura, le spese di esercizio per mantenere in perfetto
funzionamento tutti i servizi on line - sono assolutamente proibitive per comuni
di così piccola dimensione. La scelta forte che è stata fatta qui da noi è far
gravitare quanto più possibile a livello provinciale, perché è la provincia che
ci rappresenta. Quindi i comuni con cui ci relazioniamo hanno portato su scala
provinciale tutto quello che potevano, spontaneamente: ad oggi noi gestiamo tutta
la rete di connessione con loro, tutte le caselle di posta elettronica, ospitiamo
i loro portali ed ospitiamo i loro SIT cartografici. Come la nostra, anche altre
province emiliane si rapportano più o meno nello stesso modo. Ciò che non può
essere portato su scala provinciale i comuni stanno cercando di polarizzare nell'ambito
delle rispettive associazioni e unioni. In definitiva, l'architettura che noi
abbiamo portato all'interno di Panta Rei è proprio questa struttura a scalare:
in base alla provincia in cui siamo, alle sue specificità, alla presenza o meno
di connettività a banda larga - non dimentichiamo che in Emilia Romagna siamo
fortunati perché la Regione sta facendo investimenti di milioni e milioni di euro
per cablare in fibra ottica l'intero territorio, ma ci sono contesti dove questa
infrastruttura manca e, dunque, si pone il problema di come sostenere in rete
questi "milioni" di documenti; dicevo compatibilmente con l'architettura
generale del territorio di riferimento l'organizzazione fa perno sul polo provinciale
attorno al quale si allarga una stella di poli di riferimento o nodi, che
possono essere associazioni piuttosto che singoli comuni, che si connettono sul
polo provinciale. Connettività permettendo, l'ente che entra in Panta Rei può
portare sul polo tutto ciò che è possibile, in soluzione ASP, oppure può avere
tutto in locale e replicare sul polo solo in termini di back up. Queste
sono le due situazioni estreme possibili nell'ambito dell'architettura flessibile
che noi abbiamo immaginato. | Abbiamo
detto 116 comuni (per il momento) partecipi attivamente, ma almeno altrettanti
che si sono fatti avanti per una soluzione di riuso: ci spiega brevemente che
differenza c'è tra le due soluzioni e perché alcune amministrazioni
si orientano per l'una piuttosto che per l'altra? | | | Il
concetto di sviluppo e di riuso è collegato al fatto degli investimenti. Noi abbiamo
diviso gli enti in due macrocategorie perché per fare questo progetto, al di là
del finanziamento statale che è del 25% rispetto ad un budget di 10milioni di
euro - da considerarsi, comunque, un budget di minima, cioè appena necessario
per far decollare il progetto - sono evidentemente necessari investimenti di altro
tipo e di considerevole consistenza. Gli
sviluppatori sono quegli enti che da subito hanno co-finanziato il progetto: molti
di questi non solo hanno finanziato la parte di budget di cui lo Stato non risponde,
ma hanno già previsto in bilancio risorse aggiuntive. I
riutilizzatori sono quelli che sul momento non hanno investito: diciamo che si
limitano ad osservare come si evolve il progetto prima di mutuarlo e portarlo
nel proprio contesto territoriale. Quello che possono avere subito dal progetto
e in maniera assolutamente identica rispetto agli sviluppatori sono tutti i prodotti
di natura documentale e metodologica. Su questo, tra l'altro, è bene soffermarsi
un attimo: Panta Rei non è solo un progetto tecnologico. In termini di sforzi
un 50% è senz'altro tecnologia, quindi definizione di architetture e impianto
di strutture e strumenti tecnologici, una parte, tra l'altro estremamente onerosa
in termini di risorse; l'altra metà, sicuramente la parte più impegnativa del
progetto, riguarda il profilo umano, l'opera di profondo cambiamento delle modalità
di lavoro: eliminare la carta e dialogare solo in forma digitale non è una rivoluzione
da poco. Dialogare in forma digitale, però a norma di legge, significa che l'amministrativo,
il burocrate deve accettare che non vedrà più la sua firma posta su un documento,
non vedrà più il fascicolo cartaceo, ma avrà tutto il processo digitalizzato.
Questo è un passaggio fondamentale. Noi abbiamo curato moltissimo tutto l'aspetto
della garanzia - abbiamo curato tantissimo il tema dell'archiviazione a norma,
il tema delle direttive per il trattamento dei flussi documentali - così da dare
a queste persone, che sapevamo prevenute rispetto a questo processo di digitalizzazione,
generale tutte le garanzie possibili perché loro potessero ritrovarsi a proprio
agio in un contesto completamente sovvertito. | Ci
sono altri progetti, ugualmente rientranti nel piano nazionale di eGovernment,
che hanno la medesima vocazione "aggregante" di PantaRei. Esistono,
a Suo parere, forme di confronto, scambio, interattività possibili per
ottimizzare risorse e tecnologie rispetto agli obiettivi comuni di servizio ai
cittadini? | | | La
"triade" che stiamo organizzando è costituita da PantaRei, People e
SigmaTer, che sono i più grandi progetti fra i 134 finanziati dal primo bando
nazionale di e-government. Voglio dare due risposte per spiegare il senso di questo
nostro "metterci insieme". Una
e quella di contenuto: effettivamente questi tre progetti presidiano tre aree
diverse tra di loro. Non c'era quindi pericolo di sovrapposizione, anzi una certa
complementarietà tra tutti, dal momento che ognuno è stato concepito con una specifica
vocazione: PantaRei affronta la gestione del documentale, SigmaTer sta prevalentemente
sulla materia della cartografia numerica che incrocia con i dati catastali, People
sta prevalentemente sul front end. La motivazione di contenuto è stata, allora,
quella di mettersi insieme per consentire, per esempio, a People di veicolare
i servizi finali avvalendosi dell'archittetura di gestione documebntale messa
a disposizione da PantaRei e dei dati di localizzazione sul territorio resi disponibili
grazie a SigmaTer. L'altra risposta
che voglio dare, e qui concludere, è più di relazione: ed è che i capi progetti,
dalla Provincia di Bologna, da Firenze e dalla Regione Emilia Romagna, amano lavorare
insieme, e questo è sempre quello che fa la differenza. Non bastano le competenze,
non bastano i buoni contenuti occorre la volontà, perseguita sistematicamente
e con passione, di lavorare insieme. | | |
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