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Martinelli - Raffa - Carte Sevizi
 
Prato: siamo pronti per la II fase
Parma: la complessità è nell'anagrafe
  

Gabriella Martinelli
Responsabile Sistemi Informativi comune di Prato


La seconda fase della sperimentazione sulla Carta di Identità Elettronica sta andando a rilento. Perché?

Più che andare a rilento direi che la seconda fase della sperimentazione non è neppure cominciata. E le ragioni sono due.

1. Il Ministero dell'Interno ha approntato solo ora le specifiche tecniche, indispensabili ai comuni per utilizzare i fondi ricevuti dal ministero stesso.
2. I supporti di plastica della carta non sono stati ancora distribuiti a nessuno dei 50 comuni coinvolti nella sperimentazione.

Nel complesso il ritardo è di un anno. I progetti risalgono al 2002, ma alla firma della convenzione si è giunti solo a marzo del 2003. Inoltre, i finanziamenti necessari per procedere alla sperimentazione li abbiamo visti solo a luglio di quest'anno.

La responsabilità del ritardo è del Ministero dell'Interno?

Ma no. Il fatto che le carte siano in numero molto inferiore alle previsioni denota una difficoltà principalmente economica. La realtà è che non sono stati stanziati i soldi per acquistarle e il Ministero dell'Interno, di suo, non li ha.
Tutto sommato il Ministero dell'Interno sta facendo sforzi considerevoli e sta razionalizzando una materia che, se va in porto, realizzerà sinergie enormi (contro le quali "altri" stanno remando.. (coloro che vogliono continuare a distribuire il badge del codice fiscale, chi vuole realizzare la carta sanitaria, tutti gli altri Ministeri e Istituti che collaborano di malavoglia…)

Ci sono altre difficoltà connesse alla II fase della sperimentazione?

C'è il problema del lettore della smart card, senza il quale la carta non può essere letta dal computer. La spesa purtroppo sarà a carico del cittadino. Per risolvere in parte il problema abbiamo suggerito al Ministero dell'Interno di operare a livello centrale e comunitario, in modo che sul mercato entrino solo computer già dotati di lettore. In attesa che il pc corredato entri nelle case di tutti, il comune di Prato lo sta installando in tutte le postazioni pubbliche.

Chi è il responsabile dell'identificazione dei cittadini?

Il Ministero dell'Interno ha deciso di essere Certification Authority rispetto alla CIE. Questo significa che per rilasciare ogni singola carta d'identità elettronica il comune deve necessariamente essere autorizzato dal Ministero attraverso una procedura on-line.
Dopo l'autorizzazione la competenza dell'identificazione della persona passa al comune.

In realtà l'accentramento delle competenze non era l'unica soluzione praticabile. Ciascun comune avrebbe potuto funzionare da Certification Authority, "delegata" sotto autorizzazione del Ministero dell'Interno. Ciò avrebbe permesso la distribuzione della responsabilità della sicurezza in periferia. Tanto più che i comuni, avendo accesso ai dati e dovendoli proteggere, hanno egualmente la responsabilità della sicurezza sulla CIE.
Questa scelta avrebbe potuto rendere tecnicamente meno critico il processo di rilascio della CIE ai cittadini velocizzando le operazioni.

Da questo momento in poi la CIE consentirà al cittadino di farsi identificare on-line su qualunque sito web, senza bisogno di ulteriori intermediari. È chiaro che tutta la sicurezza poggia sulla identificazione fisica della persona al momento del rilascio della CIE stessa.

Quando sarà operativa la CIE come verranno scambiati i dati tra comune e comune?

Lo scambio di dati tra comuni è indipendente dalla carta d'identità elettronica. Infatti già prima della CIE, il Ministero ha ideato l'Indice Nazionale delle Anagrafi (INA). L'obiettivo è quello di costruire un unico indice centralizzato di tutte le anagrafi italiane. Nell'Indice ciascun comune immette i dati e le variazioni anagrafiche dei propri cittadini, e legge quelli relativi agli altri comuni.
E' chiaro che la CIE non farà altro che favorire e semplificare questo scambio, che di per sé è molto complesso.

Cosa si aspetta il comune di Prato dalla CIE?

La Carta d'Identità Elettronica è una chiave che permette di aprire molte porte. Noi puntiamo sulla funzione di sportello telematico, come dialogo tra cittadino e amministrazione. Il cittadino avrà gli accessi a tutti gli archivi, relativamente all'anagrafe, ai tributi, al catasto, all'INPS e via dicendo. Potendo così usufruire di una vasta gamma di servizi online. E non parlo solo di quelli locali e centrali. Anche il commercio elettronico, ad esempio, ne uscirà avvantaggiato.

A sperimentazione terminata chi sosterrà i costi delle carte?

Ce lo domandiamo anche noi: non se ne parla affatto a livello centrale.
Personalmente credo che non sia giusto caricare questo costo sui cittadini. Ma sarebbe improponibile farlo sostenere ai comuni.
E poi: se la carta d'identità elettronica, con le sinergie di cui sopra, fa risparmiare varie amministrazioni e istituzioni, perché i costi devono essere coperti solo dal cittadino o dal comune? Per esempio, caricando il codice fiscale sulla CIE, il Ministero dell'economia e delle finanze risparmia. Inoltre i risparmi si rivelano solo a livello nazionale e lo Stato se ne deve avvantaggiare. Insomma la CIE non è una semplice carta di identità, ma uno strumento che consente il rapporto con tutta l'amministrazione pubblica. Ed è questa che se ne deve fare carico.

Carta d'Identità Elettronica e Carta Nazionale dei Servizi (CNS). Qual è la loro relazione e quale delle due avrà più successo?

La Carta nazionale dei servizi è utile laddove non c'è la Carta d'identità elettronica: diciamo che la prima prepara il terreno alla seconda. Ma è solo sulla CIE che occorre investire a livello centrale. La CNS ha elevati costi di gestione e verrà soppiantata per intero dalla CIE. Quindi non conviene investire su di essa. Le due carte non devono assolutamente coesistere. La CNS sarebbe solo un doppione inutile. La CIE invece è completa. Può essere carta di credito, carta sanitaria, codice fiscale e tante chiavi di accesso quante ce ne sono.

Ma per raggiungere l'obiettivo della completezza ci vuole la sinergia tra tutti gli attori: il Ministero della salute, per la funzione di carta sanitaria; il Ministero delle finanze per quella di codice fiscale; gli istituti bancari, per la funzione di carta di credito, e via dicendo. Se se ci si mette tutti d'accordo la chiave d'accesso diventa davvero completa, con un risparmio di realizzazione e di gestione a tutti i livelli.

 

Flora Raffa
Direttore Settore Servizi e Innovazione Tecnologica del comune di Parma

Dalla I alla II fase della sperimentazione: come procede il comune di Parma?

Il Comune di Parma ha partecipato alla I fase della sperimentazione della CIE in forza di un protocollo d'intesa sottoscritto con il Ministero degli Interni in data 21 Ottobre 2001 e, grazie al contributo non solo economico del governo centrale, ha potuto realizzare una esperienza significativa e forse unica in Italia: le carte d'identità elettroniche emesse sono ad oggi più di 10.000 e sono stati realizzati diversi prodotti software prototipali per servizi online basati sull'utilizzo della CIE come strumento di identificazione.
Il Comune di Parma ha aderito alla II fase per dare continuità ad un servizio molto apprezzato dai suoi cittadini.

Quali difficoltà concrete avete dovuto superare nel corso della sperimentazione?

Parma ha iniziato ad emettere le CIE già nel 2001, ed ha affrontato tutte le difficoltà tipiche di una fase di test: rodaggio delle attrezzature hardware e identificazione di piccole anomalie del software. L'esperienza ci ha consentito di individuare le stampanti più adatte alle nostre esigenze, di integrare al meglio l'emissione di CIE con i programmi applicativi in uso all'Anagrafe, risolvendo mano a mano tutte le problematiche riscontrate.

Due sono sostanzialmente le difficoltà che ancora incontriamo nel dare continuità e solidità al servizio: in primo luogo l'approvvigionamento dei supporti che devono essere forniti dal Poligrafico dello Stato e che non arrivano in quantità adeguata alla richiesta; in secondo luogo il riversamento dei dati anagrafici sull'Indice Nazionale delle Anagrafi richiede un allineamento dei codici fiscali con l'anagrafe tributaria che si è rivelato per noi un processo particolarmente lungo e difficile.

Supporto della carta e anagrafe: qual è il punto nevralgico della Cie?

La complessità del progetto Carta d'Identità Elettronica non è nel tipo di supporto utilizzato o nelle attrezzature necessarie per stampare la banda ottica, la banda magnetica, le foto e le firme digitali - oggi la tecnologia è sicuramente all'altezza di questo compito. La complessità sta tutta nel fatto che oggi le Anagrafi sono gestite a livello comunale, in più di 8.000 banche dati separate (e magari non tutte informatizzate). Mentre la Carta d'Identità Elettronica, per come il progetto è stato concepito, si basa su una banca dati unica a livello nazionale, collegata con l'anagrafica del Ministero delle Finanze, in quanto come codice di identificazione è stato scelto il codice fiscale.

Cosa si aspetta il comune Parma dalla Cie?

La Carta d'Identità Elettronica può diventare, nel medio o lungo termine, lo strumento di accesso a tutti i servizi della Pubblica Amministrazione, può sostituire egregiamente tessere e certificati elettorali (a livello sperimentale l'abbiamo già utilizzata come strumento di riconoscimento al seggio e di accesso all'urna elettronica in due occasioni).

Oggi e nel breve termine può essere uno strumento per avvicinare ai servizi online della Pubblica Amministrazione tutti i cittadini, anche coloro che non avendo un'attività imprenditoriale non penserebbero mai di dotarsi di una smart card di firma digitale.

Nel progetto della Cie, pensate di applicare i servizi di Customer Relationship Management?

La distribuzione della CIE alla generalità dei cittadini incontra ancora dei problemi, sia per i tempi lunghi di produzione di una carta (12/15 minuti contro i 3 /4 di una carta tradizionale) sia per il costo di tale servizio di cui difficilmente potrebbero farsi carico da soli i Comuni (e non si pensa che dovrebbe ricadere sui cittadini).

Pensiamo quindi di affiancare alla CIE anche altri sistemi di identificazione, in primis le smart card di firma digitale, ma anche un più semplice sistema basato su userid e password, che ha il vantaggio di non richiede all'utente l'acquisto di hardware aggiuntivo o di installare software sul suo PC.

Stiamo quindi pensando di distribuire ai cittadini di Parma userid e password per l'accesso ai servizi in rete e di legare a questa distribuzione la creazione di una banca dati da utilizzare anche per servizi di CRM, aggiornando costantemente i nostri cittadini sui nuovi servizi online man mano che vengono rilasciati dall'Amministrazione.

A chi avete consegnato le carte? che criterio di scelta avete usato? i cittadini che ne sono in possesso la stanno usando?

Le CIE ad oggi emesse sono, come già detto, più di 10.000 e al momento di avviare il progetto avevamo parlato di una "carta giovane" identificando nei ragazzi tra 15 e 20 anni il nostro target ideale.

Un secondo target era stato identificato nei professionisti che avevano interesse all'accesso alle banche dati cartografiche del Sistema Informativo Territoriale, che consentivano lo scaricamento di files dopo il riconoscimento tramite CIE.

Queste distribuzioni mirate sono state fatte, ma ciò che abbiamo riscontrato nel momento in cui abbiamo iniziato a distribuire la CIE come un qualunque altro servizio di Anagrafe (ritirando il numero all'ingresso e facendo la tradizionale "coda") abbiamo verificato un alto interesse soprattutto da parte degli ultracinquantenni e in particolare delle donne.

La città di Parma come sta vivendo la CIE?

A Parma l'alto numero di carte elettroniche emesse ha reso la CIE una specie di "status symbol" e ci accorgiamo che è l'oggetto in se medesimo e non tanto le sue potenzialità ad attirare l'attenzione dei parmigiani. Spesso chi insiste per avere la CIE non possiede neppure un computer ma è attratto dalla novità di questo supporto che "sta facilmente nel portafoglio".

Formazione del personale e dei cittadini: come procede Parma?

Per quanto riguarda il personale, oggi nell'emissione di carta d'identità elettronica sono impegnati quattro giovani assunti con Progetto di Formazione Lavoro, su cui stiamo fortemente investendo in formazione. Ma quasi tutti i nostri operatori sono in grado di emettere la CIE e non abbiamo riscontrato particolari difficoltà nel prepararli.

Formare il cittadino a conoscere ed utilizzare i servizi online messi a disposizione dal Comune, e dalla Pubblica Amministrazione in generale, e a conoscere ed utilizzare le potenzialità di CIE, firma digitale e delle nuove tecnologie applicate in questo campo, è sicuramente un compito che sentiamo nostro. Abbiamo in mente una serie di progetti che speriamo di rendere operativi al più presto: collaborare con le istituzioni educative, scuole e biblioteche in particolare, puntando soprattutto sui giovani, nella speranza che il loro approccio con la Pubblica Amministrazione possa essere ben più diretto e amichevole di quello che hanno conosciuto i loro genitori

 

 

 

 
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