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ne parliamo con Manganelli - Reti

 

Sarà operativo entro la fine dell'anno il primo nucleo del Computer Emergency Response Team (CERT) della Pubblica Amministrazione.

 

ne parliamo con

Claudio Manganelli, - componente di CNIPA e presidente del Comitato tecnico nazionale sulla sicurezza informatica e delle telecomunicazioni nelle pubbliche amministrazioni -

L'incontro appofondisce il contenuto del Protocollo d'intesa firmato a settembre tra il Governo italiano e Microsoft. Un accordo a vasto raggio che, oltre a mettere a disposizione degli esperti del Centro nazionale per l'informatica i codici sorgenti di Windows, instaura un rapporto privilegiato tra la multinazionale americana e il nostro paese, prevedendo un'intensificazione dei flussi informativi e una costante collaborazione per la sicurezza dei sistemi IT pubblici e dei progetti di eGovernment.

 
 
Quali esigenze hanno spinto CNIPA a firmare il Protocollo con Microsoft?

"Alla base c'è innanzitutto la necessità di comprendere meglio il codice sorgente di un software che gestisce le reti e i sistemi della Pubblica Amministrazione. Non siamo i soli a pensarla in questo modo, anzi: credo che sia stata proprio la pressione dei governi dei principali paesi del mondo preoccupati per la sicurezza dei sistemi IT, oltre al dibattito internazionale aperto dai sostenitori dell'open source, ad aver spinto Microsoft ad aprire i propri programmi. Ripeto: è una necessità sentita non solo in Italia ma anche nel resto dell'Unione europea e negli Stati Uniti, e che rischiava di penalizzare le soluzioni Microsoft rispetto a quelle a codice sorgente aperto".

Che cosa prevede il Protocollo dal punto di vista operativo?
"Gli aspetti operativi non sono stati ancora precisati nel dettaglio. Comunque non è realistico pensare che, una volta ricevuta da Microsoft tutta la libreria dei codici sorgenti del suo sistema operativo e degli altri programmi che produce, si possa controllare tutto linea per linea, istruzione per istruzione. Non abbiamo queste risorse e queste capacità. Ma nessuno, a mio giudizio, le può avere. Quindi probabilmente l'accordo si perfezionerà sviluppando un collegamento privilegiato, un flusso costante di informazioni tra i responsabili della sicurezza di Microsoft e un nucleo della P.A., che potrebbe essere costituito nell'ambito del Ministero dell'Innovazione Tecnologica, in CNIPA o nel dipartimento".
Quindi non sarà organizzato nessun team di esperti CNIPA che verificherà il sorgente di Windows?
"Formeremo un team di esperti specializzato nelle funzionalità dei singoli prodotti Microsoft piuttosto che nel controllo delle linee di codice. Dietro il software Microsoft c'è un lavoro di progettazione portato avanti da un numero elevato di specialisti in laboratori sparsi in tutte le parti del mondo. E' irreale pensare di risolvere a livello di un unico paese i bachi di programmi alla cui realizzazione hanno collaborato così tante risorse umane".
Ma allora l'apertura del codice sorgente da parte di Microsoft è importante solo perché riconosce, in linea di principio, la necessità di trasparenza del software al fine della sicurezza, senza tradursi poi in un reale controllo…
"No, ci assicura realmente questa possibilità, perché d'ora in avanti quando sospetteremo che ci sia un punto critico in un'applicazione, potremo chiedere a Microsoft di metterci a disposizione il codice di quella libreria, studiare come funziona e il modo per blindarlo. Ma è una strada praticabile solo per piccole porzioni del programma. Non è pensabile verificare tutte le linee di codice che compongono un sistema operativo. Concentreremo la nostra attenzione solo sui settori più sensibili agli attacchi degli hacker e dei virus".
La parte più qualificante del Protocollo è, quindi, quella meno appariscente: la collaborazione e il dialogo privilegiato che si viene a instaurare tra CNIPA e Microsoft sulle questioni della sicurezza
"Esatto. Coopereremo direttamente con loro, cercando di risolvere le vulnerabilità prima che diventino un'emergenza. Seguendo una direttiva dell'Unione europea stiamo pensando di realizzare un CERT (Computer Emergency Response Team) per la Pubblica amministrazione. Questo tipo di strutture, operative in molti paesi, funzionano in rete, allacciando una fitta rete di comunicazioni sia tra loro sia con centri di ricerca, università, polizie postali o telematiche, società private impegnate in questo campo. Non appena si riscontra un evento in una determinata parte del mondo, lo si analizza, si cerca di capire come si sta verificando, si raccolgono tutte le informazioni utili e si comunicano al produttore del software. In pratica è un lavoro di intelligence. Poi vengono realizzate delle patch provvisorie che bloccano l'evento finché la soluzione definitiva, che di norma arriva solo dopo alcuni giorni, permetterà alla parte di codice colpita di svolgere in sicurezza la funzione per la quale è stata pensata. Ecco, l'accordo firmato con Microsoft serve ad anticipare tutto questo, riducendo il tempo che intercorre tra la rilevazione dell'evento e l'adeguamento del software".
Quando entrerà in funzione il CERT della P.A.?
"Abbiamo già pronta una bozza di DPCM (Decreto del presidente del consiglio dei ministri) e quindi credo proprio che entro la fine del 2003 un primo nucleo potrà già essere operativo. Stiamo reperendo i fondi ed è in corso la ricerca delle competenze necessarie, alcune delle quali sono state individuate al nostro interno, mentre le restanti saranno scelte in quei nuclei ad alta specializzazione costituiti, ad esempio, dalla Polizia postale, Carabinieri e Guardia di Finanza".
Il Protocollo firmato non si limita alla sicurezza della sola pubblica amministrazione ma pensa anche a quella dei cittadini che navigano in internet, come dimostra la presenza del sorgente di Passport tra i codici messi a disposizione da Microsoft. A quali rischi è sottoposto oggi chi si collega on line e come fare a proteggerlo?
"Oggi è molto facile per un hacker impossessarsi dei dati contenuti su un computer collegato in internet o addirittura asservire il pc di un ignaro utente e utilizzarlo come stazione per azioni di pirateria. Molti cittadini non sono in grado di percepire questo pericolo e di difendersi. In un mondo sempre più orientato verso la telematica e i servizi on-line, sarebbe giusto sviluppare una metodologia software che garantisse meglio la riservatezza dei dati personali. Un tema che andrebbe affrontato con maggiore attenzione soprattutto in Europa, dove su questo problema c'è una sensibilità più sviluppata rispetto agli Stati Uniti, migliorando la cooperazione internazionale, gli scambi di informazioni e promuovendo una migliore qualità dei programmi utilizzati".
Passando agli enti locali e territoriali, qual è la loro consapevolezza e preparazione sui temi della sicurezza?
"Il Comitato tecnico nazionale per sicurezza, che presiedo da luglio scorso, sta redigendo il piano di attuazione delle misure di sicurezza per la P.A., avendo attenzione anche al modello organizzativo che le amministrazioni dovrebbero prendere a riferimento. Al momento il panorama è caratterizzato da alcuni enti preparati, che si sono già dotati di un responsabile della sicurezza effettivamente operativo e di metodologie e risorse destinate a questo scopo e, all'altro estremo, di un gruppo di amministrazioni che sono ancora all'anno zero. Nel mezzo c'è un ampio numero di realtà che, formalmente, hanno costituito l'ufficio ma che nei fatti non dispongono di risorse e strumenti sufficienti e, soprattutto, non hanno la necessaria cultura di base. A questo scopo il Governo ha stanziato un fondo destinato alla formazione del personale della PA, in particolare dei livelli intermedi e direttivi, in modo da garantire una preparazione idonea all'utilizzo in sicurezza dei sistemi informativi. Questa attività di formazione sarà svolta dall'Istituto superiore di comunicazioni. Più in generale, sul tema della sicurezza è necessario che tutti siano coinvolti e collaborino. Questo progetto prevede che siano costituiti dei CERT all'interno delle organizzazioni complesse, come l'INPS o, appunto, le amministrazioni pubbliche locali. Ogni ente periferico di una certa dimensione dovrebbe avere il proprio CERT che interfaccerà non solo quello della PA centrale ma anche i servizi analoghi già in funzione o previsti in particolari settori privati, come quelli assicurativi o bancari. Sarà un modello a maglia, dove però esisterà una funzione in qualche modo privilegiata che avrà la possibilità di raccogliere tutte le informazioni e di smistarle. Per il momento pensiamo di realizzare questo modello nell'ambito della Pubblica amministrazione, ma siamo aperti ad accordi sostanziali e cooperativi con altre realtà. Se ciò accadesse, si potrebbe presto arrivare ad avere un'Agenzia per la sicurezza business e gestionale, analogamente a quanto abbiamo in campo militare con l'Agenzia nazionale per la sicurezza".
Quando diventerà operativo l'accordo con Microsoft?
"Entro dicembre sarà redatto un piano di lavoro comune, dove sarà specificato esattamente cosa si vuole fare insieme. Poi inizieremo a metterlo in pratica, ma credo che per far funzionare tutto bene ci vorrà almeno un anno".
Qual è la durata dell'accordo?
"E' di un anno, rinnovabile alla scadenza".
   
 
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