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Luciano Scala - direttore Istituto Centrale per il Catalogo Unico delle Biblioteche Italiane e per le Informazioni Bibliografiche - ICCU

Qual è la differenza tra il sistema integrato delle biblioteche (la rete) e il progetto di digitalizzazione del nostro patrimonio librario?  

Il sistema integrato della rete SBN (Servizio Bibliotecario Nazionale) soddisfa due esigenze primarie:

>> la prima è la creazione di un catalogo nazionale informatizzato di registrazioni bibliografiche, le stesse che un tempo erano disponibili solo su supporto cartaceo. Si tratta di un catalogo condiviso, frutto della cooperazione di oltre 1900 biblioteche, distribuite su 53 poli presenti sul territorio nazionale. La rete del Servizio Bibliotecario Nazionale ha permesso, nel corso del 2002, di movimentare oltre 2 milioni di catalogazioni, il 60 per cento delle quali (circa 1 milione e 400 mila) sono state "catturate" dalle biblioteche stesse. Queste ultime sono state alleggerite dalla necessità di dovere effettuare operazioni ripetitive. Pertanto hanno avuto la possibilità di prestare maggiore attenzione ai servizi al pubblico.

>> la seconda esigenza che la rete soddisfa è la circolazione dei documenti. A partire dal catalogo nazionale, tramite i sistemi di ricerca utilizzabili via internet, gli utenti possono richiedere alle biblioteche il documento di proprio interesse.

Il progetto Biblioteca Digitale Italiana (BDI), invece, ha lo scopo di creare la copia digitale di una serie di documenti. Di modo che, tramite la rete, si possa avere a disposizione il documento in formato digitale, a partire da un riferimento bibliografico. Naturalmente l'obiettivo del programma è di accelerare e migliorare la qualità delle dispendiose attività collegate al prestito bibliotecario e interbibliotecario.

Che relazione c'è tra il Servizio Bibliotecario Nazionale (la rete SBN) e la Biblioteca Digitale Italiana (BDI)?  

La relazione tra i due programmi SBN (Servizio Bibliotecario Nazionale) e BDI (Biblioteca digitale italiana) è strettissima. A partire dall'architettura organizzativa e funzionale della rete SBN è stato possibile avviare, sia il processo di digitalizzazione, sia l'offerta di servizi ad essa collegata. Infatti l'architettura portante di SBN serve a distribuire i documenti digitalizzati nell'ambito nazionale e internazionale.

Quali sono i vantaggi della digitalizzazione? 

Innanzitutto la digitalizzazione ha una forte componente di tipo conservativo: disporre delle copie digitali, soprattutto dei documenti di particolare interesse storico, permette di preservare meglio gli originali.
Oltretutto la digitalizzazione consente un'evoluzione dell' SBN da rete di informazione a rete di conoscenze. Il nostro compito, infatti, non è solo quello di fornire riferimenti bibliografici, ma anche di organizzare le conoscenze in modo tale che i cittadini abbiano un accesso realmente democratico al patrimonio culturale italiano, europeo e mondiale. Tutto ciò, per altro, è perfettamente in linea con la volontà delle principali organizzazioni europee e internazionali nel passaggio dalla società dell'informazione alla società della conoscenza.

Quali criteri qualitativi di scelta andranno adottati per la digitalizzazione del patrimonio librario? 

I criteri che sono alla base dell'attività di digitalizzazione sono semplici e pragmatici.

Il primo criterio è quello della conservazione: si parte dai documenti che, per la loro unicità e/o fragilità, richiedono di essere manipolati il meno possibile.

Il secondo criterio è quello dell'uso: vanno digitalizzati i documenti che hanno una richiesta di servizio molto alta.

Un ulteriore criterio da seguire è il procedimento per pacchetti chiusi, sia da un punto di vista storico bibliografico, in modo che i progetti si concludano al massimo in un paio di anni, sia per dare completezza organica al patrimonio digitalizzata, nel caso di progetti già avviati. Per esempio, siamo partiti con i cataloghi storici manoscritti presenti nelle biblioteche pubbliche italiane: in un anno e mezzo abbiamo digitalizzato 150 mila pagine di cataloghi manoscritti a volume e oltre 7 milioni di schede di catalogo e tra poco offriremo questo nuovo servizio via Internet. La somma dei record bibliografici resi disponibili da questa operazione, e di quelli già presenti in Internet nell'ambito della rete SBN, dà un totale di oltre 15 milioni di record: un dato di un certo interesse.

Un altro criterio di fondo adottato è quello della scelta del formato. A riguardo abbiamo deciso di digitalizzare in formato immagine e non in formato testo. La scelta è dovuta a considerazioni di carattere economico: abbiamo escluso altri formati più sofisticati, come l'OCR, perché troppo costosi. Per esempio per la digitalizzazione delle schede cartacee abbiamo speso non più di 300-400 vecchie lire a immagine, compresa la indicizzazione. Se avessimo usato un altro criterio non avremmo certamente potuto portare a termine l'impresa con un budget ridotto ed in così poco tempo.

Come sono nate le linee guida per la digitalizzazione dei documenti?  

Nel 2000 siamo partiti da uno studio di fattività che ha riguardato proprio la Biblioteca Digitale Italiana. Sullo studio abbiamo incentrato la discussione della Terza conferenza nazionale delle biblioteche che si è svolta Padova all'inizio del 2001. Tre mesi dopo, ad Aprile, è stato costituito un Comitato Guida per la Biblioteca Digitale Italiana . Il Comitato, definisce una serie di regole di priorità e di criteri tecnici, in modo tale che le operazione che riguardano i vari ambiti da noi toccati avvengano tutte seguendo standard che siano in linea con quelli internazionali. Ciò è importante per far si che le biblioteche non sprechino risorse.
Individuare le linee guida e gli standard necessari al coordinamento dei progetti di digitalizzazione è uno dei compiti principali del Comitato Guida della Biblioteca Digitale Italiana. Gli indirizzi sono indispensabili agli enti che stanno già programmando, eseguendo o gestendo progetti di digitalizzazione. Inoltre le linee guida soddisfano un criterio di omogeneità descrittiva.
Per la ricerca degli standard e delle procedure operative, lavorano alcuni gruppi di studio appositamente creati.
Le linee guida per la digitalizzazione vengono messe a punto di volta in volta dai gruppi di ricerca. Per esempio, ora verranno diffuse le norme tecniche di digitalizzazione dei periodici. Quando ci si occuperà delle fotografie verrà fatto altrettanto.

Quando potremo avere la biblioteca virtuale? Sarà davvero possibile visionare online documenti, libri e manoscritti rari? 

La biblioteca virtuale comincia ad essere già in linea sul nostro sito.

A proposito il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, grazie alla Direzione Generale per i Beni Librari e gli Istituti Culturali, ha una posizione di leadership di un progetto europeo denominato Minerva, finanziato dalla Commissione europea nell'ambito del V programma quadro, operativo dal marzo 2002, che si concluderà nel febbraio 2005. Nell'ambito di questa iniziativa, che riguarda il coordinamento delle politiche e dei programmi di digitalizzazione dei contenuti culturali e scientifici in Europa, stiamo lavorando insieme ai 14 paesi dell'Unione Europea, e agli altri 10 paesi che si aggiungeranno a noi nel 2004. L'obiettivo è la creazione di un metodo comune di gestione, rappresentazione ed offerta di servizi sulle raccolte digitali nei 25 paesi.

La realizzazione del progetto permetterà al cittadino europeo di sapere, per esempio, cosa sia stato fatto in Europa nel campo dei manoscritti oppure in quello della musica, in un certo paese ed in un determinato periodo storico, riguardo ad una specifica materia.

Si sta lavorando nella direzione di offrire online, con un linguaggio uniforme europeo e in maniera semplice, l'accesso e la conoscenza al patrimonio culturale comune europeo.

Quali sono le principali difficoltà da superare nel progetto di digitalizzazione del patrimonio librario?  

La difficoltà principale è quella del coordinamento delle attività tra i paesi. Fino alla costituzione del Comitato Guida, che affronta in maniera strutturata questo problema, ci si trovava davanti ad una situazione estremamente frammentata. Si digitalizzava con standard diversi, tali da non rendere possibile la compatibilità e l'interoperabilità tra biblioteche. Si lavorava in modo isolato, senza neppure sapere in quali direzioni si muovevano gli altri. Si trattava di una situazione insostenibile, che creava un grande dispendio di energie.

Questo problema, evidenziato in Italia nel 2000, si manifestava nella stessa maniera negli altri paesi europei. Laddove, chiedendo ai vari ministeri quali fossero le politiche e i programmi, si sono avute risposte differenti, da paese a paese. Ci si trovava davanti alla totale disomogeneità di politiche e di programmi, sia all'interno di organizzazioni diverse, sia all'interno della stessa organizzazione.

Il coordinamento è il problema più complesso da affrontare, ma è anche lo strumento per risolvere il problema stesso. Noi siamo stati capaci, con SBN, di armonizzare le attività delle biblioteche appartenenti a differenti tipologie amministrative. Di conseguenza, per noi è più facile procedere nel programma di digitalizzazione in maniera coerente.

L'Italia coordina il programma europeo di digitalizzazione. Come è stata conquistata la leadership? 

Diciamo che ci siamo candidati come coordinatori del programma di digitalizzazione e la candidatura è stata accettata dalla Commissione europea. L'incarico ci è stato conferito per varie ragioni: per l'anticipo che avevamo rispetto agli altri paesi in tema di digitalizzazione; per la nostra consolidata presenza nelle biblioteche e negli archivi, in particolare nell'ambito dei programmi culturali; per la nostra consapevolezza del problema; per la capacità di organizzazione.

In sintesi ci siamo mossi in anticipo rispetto agli altri. Basti pensare che quando nel mese di aprile del 2001 a Lund , in Svezia, si discuteva di questi problemi, in Italia si incominciava già a dare una risposta ai problemi stessi.

Il futuro delle memorie digitali: è il titolo del convegno internazionale da voi organizzato e che si sta svolgendo a Firenze il 16 e 17. Il tema è la conservazione del digitale. Perché è importante?  

Sulla conservazione del digitale non abbiamo garanzie di sorta. Oltre il 90 per cento della produzione culturale avviene solo su supporto digitale. Ciò vuol che questo patrimonio è a rischio per le generazioni future. E' un problema serio, che riguarda l'intera società civile e politica: nell'ambito del semestre della Presidenza italiana dell'Unione europea abbiamo organizzato questo convegno: per discuterne, per trovare le soluzioni. E anche su questo fronte ci candidiamo alla leadership. Vogliamo essere certi che si lavori con la serietà e l'organizzazione dovuta al caso. Da parte nostra mi pare di poter affermare con un certo grado di tranquillità che abbiamo il consenso delle principali organizzazioni europee che si occupano di questo problema: da Minerva, all'Erpanet , a Delos .

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