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Firenze: l’obiettivo è il
call center integrato
ne
parliamo con Elisabetta
Tesi, Assessore alla
Comunicazione e informatizzazione del Comune di Firenze D.
Perché un
call center sperimentale? R.
Il call center è a nostro avviso uno degli strumenti più validi per
l’evoluzione dell’eGovernment in generale. Da un lato è in grado di
alleggerire il fabbisogno informativo dei cittadini, dall'altro per monitorare i
fabbisogni e le esigenze, e darne un'informazione mirata. Ciò è possibile
grazie alle strategie da noi adottate di Customer Relationship Management,
che permettono la memorizzazione di questo genere di esigenze.
Storicizzare
l’informazione è indispensabile per poi tarare anche l’evoluzione della
multicanalità, che è uno dei nostri obiettivi anche sul versante di due
progetti: il nazionale People e il territoriale eFirenze dei quali siamo
capofila.
La
sperimentazione riteniamo sia la modalità più adatta per fare ciò. Avendo
l’elenco delle richieste dei nostri cittadini riusciremo infatti a focalizzare
il nostro impegno sul call center, che rappresenta un grosso onere per
un’amministrazione pubblica e quindi va utilizzato al meglio.
Sperimentare
il numero verde, in piccolo, significa anche capire come farlo crescere da
grande. Laddove la crescita è rappresentata da un call center esteso non solo a
tutti i nostri servizi interni, ma anche alle nostre aziende municipalizzate e
ai Comuni che vorranno far capo al Centro Servizi Unico (che nasce dal progetto
eFirenze).
I tre mesi
della sperimentazione sono necessari inoltre per comprendere “come funziona”
e cosa non funziona, e ciò per valutare lo sviluppo futuro. E’
probabile che occorrano ancora altri tre mesi per studiare l’estensione del
progetto su una o due aziende partecipate. Un periodo utile anche
per valutare il volume di investimenti necessari in futuro.
D. Che
tipo di soluzione tecnologica è stata adottata per la realizzazione del call
center ?
R.
La soluzione tecnologica
utilizzata attualmente non l’abbiamo selezionata noi. Ci siamo avvalsi di
quella messa a disposizione dal nostro partner: Poste Italiane. La piattaforma
utilizzata è CRM Vantive, che a nostro avviso è una tra le
migliori ed è la stessa che ha portato ai risultati di successo del Comune di
Roma con lo 060606. Ciò non significa che continueremo ad adottarla anche in
seguito alla sperimentazione: potrebbe rivelarsi anche troppo performante,
rispetto alle nostre esigenze locali. Per ora, considerati gli sviluppi
ambiziosi che vogliamo dare al progetto, abbiamo deciso di testarla.
D. Il
progetto sperimentale si avvale quindi della partnership con aziende private:
quali problemi risolve questa scelta?
R. La
presenza dei partners è indispensabile. Come amministrazione comunale, a
partire dalle nostre direzioni, riusciamo a governare interamente il progetto
per merito della loro collaborazione. In particolare il call center esiste
grazie agli operatori di Poste Italiane di primo livello, alla sede e alla
piattaforma messeci a disposizione, al progetto di base che c’è dietro e
infine a un’azienda che supporta il nostro secondo livello.
Le aziende partner collaborano con
noi grazie a un protocollo d’intesa. Il contratto è stato definito sia in
generale, come Associazione Nazionale dei Comuni Italiani, con Poste Italiane,
sia in particolare, sempre con Poste Italiane, per questo specifico progetto
sperimentale.
D. Dare
informazioni al pubblico è un compito delicato: avete investito molto
sulla formazione degli operatori telefonici?
R. Certamente.
Abbiamo messo a punto un progetto formativo su due binari. Uno è mirato alle
nostre strutture di secondo livello, interne all’amministrazione comunale.
L’altro è specifico per gli operatori del primo livello, che sono stati messi
a disposizione dai nostri partners.
Per quanto
riguarda le risorse interne si è lavorato illustrando alle figure impegnate
come transita e transiterà l’informazione dal primo al secondo livello.
Gli operatori
telefonici del primo livello, invece, sono stati formati con un corso intensivo
di alcune settimane. Il nostro obiettivo è quello di prepararli a rappresentare
l’amministrazione comunale stessa.
Ma la
formazione è permanente e articolata sul posto di lavoro (training on the job).
In pratica gli operatori telefonici di primo livello sono seguiti da un tutor.
Insieme al capoprogetto di riferimento, il gruppo osserva e valuta come si
evolve la situazione, giorno per giorno, in base alle richieste, anche insolite,
dei cittadini. La risposta viene valutata proprio sulla base dell’analisi
delle domande realmente poste.
La formazione
degli operatori telefonici di primo livello prevede, ovviamente, anche la
trasmissione di una cultura dell’informazione al cittadino di stampo pubblico
e non “privato”. Questo aspetto è particolarmente importante in quanto la
filosofia strettamente aziendale del call center prevede la risposta immediata
al cliente (in virtù del principio di efficienza si è proiettati verso la
risposta).
L’amministrazione
comunale, invece, ha bisogno di approfondire la conoscenza dei cittadini,
al fine di misurare la risposta sui loro stessi fabbisogni informativi. Questa
differenza culturale tra operatori telefonici comunali e aziendali è stata
superata proprio con la formazione continua e mirata sul posto di lavoro.
D. Quali
sono state le difficoltà di realizzazione del progetto e come le avete
superate?
R.
Far comprendere
all’interno della nostra amministrazione che i depositari
dell’informazione non sono soltanto le strutture deputate alla comunicazione e
all’ informazione ma è tutta l’amministrazione al completo. Questa è stata
la principale difficoltà da superare per la realizzazione del progetto.
Per esempio,
è dominante l’idea che il referente specifico di una informazione di secondo
livello sia sempre il grado più alto: il funzionario o il dirigente o
addirittura il direttore del servizio. Ma è impensabile saturare una direzione
con la richiesta di informazioni specifiche!
Abbiamo dovuto
far capire, al nostro interno, che è necessario specializzare specifiche figure
che fungano da canale informativo verso l’esterno.
Questa
difficoltà è stata superata con la formazione interna nei servizi dove stiamo
sperimentando il secondo livello.
Un altro
ostacolo è l’integrazione dell’informazione offerta al cittadino, laddove
la stessa informazione insista su aree e attori diversi.
Facciamo
l’esempio della Mobilità: il servizio interessa la nostra direzione, ma anche
le aziende partecipate, ad esempio quelle che si occupano dei parcheggi,
dei trasporti. C’è la necessità di integrare le informazioni in modo che
raggiungano il cittadino in modo coerente e univoco. Tanto per avere un’idea
della misura di questa difficoltà c’è da dire che le aziende partecipate
avevano intenzione di dotarsi ciascuna di un proprio piccolo call center. Ma ciò
si scontrava con la necessità di lavorare sull’informazione integrata.
Questa
difficoltà è superata dal progetto stesso, che prevede un unico call center
integrato per tutti gli attori dell’amministrazione comunale.
D. Il
progetto prevede uno sviluppo piuttosto ambizioso?
R.
Sì e noi ci crediamo
molto. Allargamento e concentrazione in un unico call center di tutte le
informazioni che interessano la cosa pubblica e che provengono
dall’amministrazione comunale, dagli altri enti coinvolti in e-Firenze, dalle
aziende partecipate, dalle associazioni e dalle organizzazioni varie.
Dopo la
sperimentazione sarà questo lo sviluppo del call center del comune di Firenze.
Tanto più che
l’evoluzione del governo elettronico è nella multicanalità: occorre
scomporre il fabbisogno dei cittadini, capire cosa serve loro sia in tempo reale
sia in tempo differito, cosa offrire loro; quando e attraverso quali
canali presentare l’offerta dei servizi.
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