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Donne Digital Divide - servizi on line      

un background paper del Ministero per l’Innovazione e le Tecnologie

 

“il livello tecnologico raggiunto da una società è una delle determinanti fondamentali della cultura, della struttura sociale, delle forme della politica”

 

 

 

Digital Divide: l’OECD definisce in questo modo il gap esistente tra individui, famiglie, attività produttive e aree geografiche in termini socio-economici di dotazione di infrastrutture della comunicazione, disponibilità di computer e acceso ad Internet. Nella percezione più comunemente diffusa, quando si parla di digital divide si fa riferimento alla “frattura digitale" tra i Paesi industrializzati e quelli in via di sviluppo, alla differenza tra l’enorme concentrazione di popolazione on-line che caratterizza il Nord-America e L’Europa Occidentale, rispetto alle aree profondamente povere di accessi dell’Africa, dell’Asia e dell’America Latina – soprattutto considerando il rapporto con la popolazione residente. E non c’è dubbio che questa sia la manifestazione più eclatante del profondo divario creato dalla diffusione della tecnologia dell’informazione e della comunicazione.

In realtà la rete discrimina in base a tanti fattori: l’OCSE parla di social divide, facendo riferimento a quel gap tecnologico che, all’interno di uno stesso Paese, discrimina in base al reddito, al livello di istruzione, all’età, allo status occupazionale e persino al genere.

Ed è appunto sulla discriminazione di genere che si focalizza un background paper redatto a cura della Segreteria Tecnica del Ministero per l’Innovazione e le Tecnologie in occasione di una Tavola Rotonda tenutasi a Palermo. Tema del confronto: la rete discrimina in base al genere?

Un dato specifico per l’Italia non è rilevato dalle indagini OCSE che, più di altri organismi, fotografa puntualmente lo scenario economico in relazione alla diffusione delle tecnologie di nuova generazione a livello europeo e mondiale. Ma il dato per l’Europa, che coniuga tre indicatori classici del digital divide – reddito, genere e livello di istruzione – rivela che il 44% dei professori di genere maschile usa Internet a fronte del 31% di docenti di genere femminile. In Inghilterra, nel 2000, la percentuale di utilizzo di Internet è stata del 52% per gli uomini e del 39% per le donne e, per andare oltreconfine, un confronto con il Giappone, che registra uno dei livelli di utilizzo della rete più alti al mondo, dimostra come gli uomini che usano Internet da casa sono quasi il doppio delle donne.

Lo studio del Censis sui Cittadini Digitali in Italia, a cui il background paper fa riferimento, rivela un forte squilibrio tra gli utenti Internet legato al genere inteso “non come fattore discriminante in se stesso, ma come eco della situazione della società italiana in genere e di specificità culturali in particolare”. Quello che emerge, in sostanza, è una spiccata attitudine delle donne italiane ad interessarsi dei vantaggi pratici indotti o stimolati dalla tecnologia piuttosto che della tecnologia in sé. Quindi avranno, forse, poca famigliarità con la firma elettronica, ma sanno esattamente come utilizzare il servizio CUP di prenotazione delle visite mediche on line. Se la si intende in questo modo, la presunta differenza di genere è in realtà una discriminante positiva: secondo il Censis – e sono le conclusioni prese in considerazione dal background paper del MIT – in realtà le donne utilizzano la tecnologia non in modo fine a se stesso ma per i vantaggi che può apportare in termini di miglioramento della qualità della vita.

 

Per approfondire: il testo integrale del background paper