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D'onofrio- ne parliamo con
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Sperimentare
per continuare a non decidere. Trieste e Gorizia come, in passato, Avellino, San
Benedetto del Tronto, Campobasso o Cremona? Il rischio è concreto visto
che non c'è tornata elettorale senza che venga riproposto, con clamore,
un nuovo progetto pilota di voto elettronico. Che puntualmente ha successo, incontra
il gradimento degli elettori, dimostra che i promessi vantaggi in termini di maggiore
efficienza, riduzione dei costi, velocità di risultati sono reali così
come la possibilità di avviare applicazioni di democrazia diretta, con
un più esteso coinvolgimento dei cittadini nelle decisioni politiche. Chiuse
le urne, però, il processo decisionale si blocca, il progetto viene archiviato
e non se ne parla più fino alle successive elezioni, quando altri seggi
pilota saranno di nuovo attrezzati per ulteriori prove. Succederà così
anche dopo l'esperienza del Friuli - Venezia Giulia? Oppure l'annunciata prossima
diffusione della carta d'identità elettronica (CIE) riuscirà a dare
la spinta decisiva verso la cyberdemocrazia? E ancora: anche nell'e-voting siamo
in ritardo rispetto agli altri paesi, oppure è ovunque un campo di applicazione
non sviluppato dai governi nazionali? Lo abbiamo chiesto a Eva D'Onofrio, responsabile
per il settore pubblico di Business Consulting Services (BCS), la divisione di
IBM Global Services che ha incorporato le competenze di PriceWaterhouseCoopers
Consulting.toscane ne
parliamo con:
Eva D'Onofrio - Responsabile
per il settore pubblico di Business Consulting Services (BCS) |
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Tanti
progetti pilota ma mai nessuna applicazione ufficiale di e-voting nella Pubblica
Amministrazione italiana, se si eccettuano le elezioni per il rinnovo delle cariche
accademiche dell'Università di Pisa e qualche altro raro episodio minore.
Quali sono gli ostacoli che frenano l'adozione di questi sistemi? | La
sostituzione del sistema tradizionale di voto pone preoccupazioni di diverso ordine
ma, al di là degli aspetti tecnici, il vero problema rimane il profondo
cambiamento culturale che deve accompagnare questa innovazione. La questione è
complessa e dipende anche dal tipo di soluzione che si sceglie di adottare: se,
ad esempio, si informatizza la cabina elettorale e quindi si modernizza solo il
supporto, oppure si opta per applicazioni più estreme, come il voto su
internet. In questo ultimo caso cambierebbe anche il luogo dove si esercita il
diritto, e quindi sarebbero da valutare anche il contesto e le pressioni sociali
che potrebbe influenzare l'elettore. Inoltre c'è sicuramente un problema
legato al gap tra diverse categorie di cittadini: non tutti hanno lo stesso livello
di confidenza con le nuove tecnologie, per cui si rischia di aggiungere nuove
difficoltà a chi è già più indietro. |
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Sicurezza
e segretezza del voto sono altre due questioni che vengono spesso sollevate da
chi è diffidente verso il voto elettronico. | Alla
base c'è un problema di fiducia: i cittadini non sono sicuri che un sistema
elettronico sia altrettanto anonimo come quello tradizionale. In effetti l'e-voting
richiede, almeno temporaneamente, traccia dell'identificazione e del voto per
poter realizzare procedure di recupero delle informazioni in caso di default.
E poi esistono anche aspetti tecnici inerenti la sicurezza che invitano alla cautela.
Ad esempio, sarebbe necessario irrobustire la rete per evitare problemi di hacker
e di frodi durante un'elezione elettronica. | |
In
altri settori, penso ad esempio alla straordinaria diffusione dei bancomat, ostacoli
culturali e tecnici simili a quelli dell'e-voting sono stati superati. | Probabilmente
quanto fatto nel mondo bancario potrebbe essere preso a modello, anche se il loro
sistema è rivolto prevalentemente a certe categorie di utenti, mentre il
voto non deve escludere nessun cittadino. Ma continuo a pensare che non siano
i problemi tecnici i responsabili della stasi in questo campo, quanto piuttosto
la mancata convinzione che l'e-voting sia davvero da adottare. La partecipazione
dei cittadini registrata in alcune sperimentazioni, ad esempio, non è stata
così massiccia come ci si attendeva, indebolendo uno dei principali argomenti
a favore. Naturalmente ci sono altri aspetti positivi rispetto al sistema tradizionale,
come la riduzione dei costi delle consultazioni, l'eliminazione degli errori e
della possibilità di brogli, anche se a me sembra che ci si stia ancora
interrogando sulla reale necessità di compiere questo passo. Certo, il
cittadino si sta abituando a ricevere servizi on line e quindi, prima o poi, si
aspetterà di essere facilitato anche nelle attività che fanno parte
della sua vita civile. E' un tema ancora molto dibattuto ma le spinte non sono
tutte convergenti: c'è chi afferma, per esempio, che l'e-voting può
divenire un ulteriore elemento di discriminazione, per di più in un ambito
così sensibile per la democrazia. | |
La
distribuzione a tutti i cittadini della CIE, specie se unita ad una politica d'alfabetizzazione
ed educazione informatica di massa, potrebbe far finalmente decollare i progetti
in cantiere? | Quello
che serve è soprattutto la convinzione che l'e-voting sia un processo da
intraprendere: perché finché non ci sarà una spinta forte
e determinata in questa direzione, ci si dedicherà ad altro. Oggi i
cittadini italiani ancora non sono abituati ad utilizzare i servizi pubblici sulla
rete, quindi non si sentono menomati se non votano tramite internet. Con l'attuazione
dei piani di e-government, l'alfabetizzazione informatica e la diffusione della
CIE, forse questa cultura dell'uso del servizio on line sarà più
forte e potrà rappresentare quella spinta determinante che finora è
mancata. | |
Il
mondo politico non sembra dare particolare priorità all'introduzione di
nuove tecnologie nei processi elettorali, preferendo più gli aspetti dell'e-government
legati all'amministrazione che alla partecipazione. | Non
solo da noi si è parlato tanto di voto elettronico e poi ci si è
fermati alle sperimentazioni. La Francia, ad esempio, è una buona compagna
dell'Italia, così come molti altri paesi. Al di là dei progetti
finanziati dall'Unione europea, si è fatto ben poco. Ovviamente come IBM
saremmo contenti se questo settore decollasse, visto che possediamo competenze
e conoscenze su tutte le componenti necessarie, come le tecnologie legate alla
sicurezza e all'autenticazione. Abbiamo realizzato prototipi per il voto elettronico
già all'inizio degli anni novanta, ma finora le opportunità di applicazione
non sono state numerosissime. | |
Quali
risultati hanno ottenuto i progetti pilota realizzati negli altri paesi? | Hanno
favorito l'introduzione delle nuove tecnologie nel mondo del voto. In Europa sono
stati sperimentati per lo più sistemi da utilizzare all'interno della cabina
elettorale o in chioschi presidiati: sono le soluzioni più semplici perché
disaccoppiano l'identificazione dal momento del voto, snellendo solo le procedure
di scelta. I risultati sono stati buoni anche se i cittadini non hanno mostrato
una preferenza così marcata verso il sistema elettronico nei casi in cui
era contemporaneamente possibile il voto postale. Risultato che ha spinto molti
paesi che non lo prevedevano, ad introdurre a fianco dell'e-voting anche il voto
postale. Progetti più futuristici di voto via internet sono stati sperimentati
in America, ma una loro applicazione massiva appare ancora lontana. Per il momento
rimane un sistema interessante solo per gruppi di popolazione remoti, ad esempio
per i soldati. Almeno per i prossimi anni, la strada dell'e-voting passerà
attraverso la localizzazione del punto dove si vota, chiosco o cabina elettronica. |
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