Home l'Altra P.A.      

Ci siamo trasferiti! Continua a seguirci su: http://portal.forumpa.it/, il canale web di FORUM PA dedicato all'innovazione.
ATTENZIONE: gli articoli privi di data in queste pagine, fanno riferimento a documenti precedenti al 2007

home redazione guest book newsletter cerca
Altra P.A. Veloci Altra P.A. Vicine
dossier studi oltreconfine norme articoli
dossier studi oltreconfine norme articoli
versione stampabile
ne parliamo con Zollo - Trincia

ne parliamo con

Alessandro Zollo, -
responsabile segreteria tecnica
dell'e-Committee di Abi,
- Associazione bancaria italiana.

 

 

L'Italia registra un ritardo in fatto di transazioni online. Perché?

Secondo una ricerca condotta dal Politecnico di Milano su oltre 7000 merchant italiani, il mercato del commercio elettronico nel nostro Paese vale poco più di 700 milioni di euro.

Le modalità di pagamento utilizzate sono diverse,

u i pagamenti elettronici con carte di credito si attestano al 35-40 per cento del fatturato totale
u il resto degli acquisti viene regolato mediante bonifici, contrassegno, carte di credito presso i punti di vendita fisici.

Il distacco registrato nei confronti di mercati più evoluti (USA, UK, Germania e Francia) è notevole. Ad esempio misurando il valore dell'e-commerce in termini di incidenza percentuale rispetto al totale del mercato della vendita al dettaglio, si riscontra che l'Italia è ferma ad una frazione di punto percentuale ben al di sotto del 3 per cento che si registra negli Stati Uniti e della media europea (1.7 per cento).

I motivi di queste differenze sono sostanzialmente di tipo culturale:

uscarsa informatizzazione
ubassa propensione all'acquisto a distanza
upoca familiarità con gli strumenti di pagamento evoluti come le carte di credito.
ualto timore dei consumatori ad inserire su Internet i dati delle proprie carte di credito.

Cosa sta facendo l'ABI per incentivare il commercio elettronico?

Per superare gli ostacoli che frenano lo sviluppo del commercio elettronico l'ABI ha realizzato un servizio per i pagamenti sicuri su Internet: BANkPASS Web. E lo ha fatto attraverso l'e-Committee - un'Associazione composta da circa 240 banche che rappresentano oltre il 90 per cento del mercato dei sistemi di pagamento.

BANKPASS Web è un Servizio di pagamento che consente ai consumatori di effettuare pagamenti sicuri tramite Internet presso qualsiasi negozio virtuale (Bankpass o non) e agli esercenti di ricevere pagamenti da tutti i titolari di carte di credito di qualsiasi circuito nazionale ed internazionale.

Il consumatore che vuole usufruire del servizio riceve, da una delle banche aderenti, un portafoglio virtuale (wallet) nel quale inserire gli strumenti di pagamento (carte di credito e Pagobancomat) che vuole usare per le transazioni online. A fronte dell'adesione il consumatore riceve le chiavi di accesso, la login (via mail) e la password (via posta ordinaria).

Nel caso di acquisto presso un esercente convenzionato alla conferma dell'ordine il consumatore viene rediretto alla pagina di accesso al suo portafoglio virtuale sul sito sicuro Bankpass. Qui, una volta inseriti login e password, l'utente sceglie lo strumento con cui effettuare il pagamento. Il sistema invia quindi al gestore del POS virtuale Bankpass Web i dati della transazione per l'inoltro della richiesta. (Il POS è il sistema che permette i pagamenti elettronici.
Per gli acquisti su siti non convenzionati (ad esempio negozi stranieri), il consumatore può richiedere un numero di carta di credito virtuale "usa e getta" (il cosiddetto PAN virtuale) creato ad hoc dal sistema. Il numero virtuale muore con la transazione o scade dopo un limite temporale fisso molto breve.
A ogni acquisto effettuato, il consumatore riceverà via e-mail una conferma dell'operazione.

 

I sistemi di pagamento online sono sicuri?

Uno dei principali ostacoli allo sviluppo dei pagamenti elettronici è rappresentato dal timore da parte del consumatore di inserire online il numero della propria carta di credito. Per questo motivo le banche negli ultimi anni hanno cercato soluzioni che dessero maggiore fiducia al consumatore. Spesso però i meccanismi individuati risultavano molto complessi e poco spendibili.

Il Servizio Bankpass Web è stato realizzato perseguendo gli obiettivi di sicurezza, semplicità di utilizzo e spendibilità. Per quanto riguarda gli ultimi due il Servizio può essere utilizzato presso qualsiasi esercente e da qualsiasi PC (non prevede infatti l'installazione di software particolari). Per accedere al proprio wallet è sufficiente ricordarsi una user id e una password.

L'obiettivo della sicurezza è stato raggiunto sotto doversi profili:

uViene utilizzato un sistema di crittografia SSL a 128 BIT per le tratte che coinvolgono direttamente il consumatore (accesso al wallet) e delle chiavi private per i colloqui tra i gestori del Servizio;
uI dati delle carte degli strumenti inseriti nel wallet non arrivano mai all'esercente
uIl titolare riceve un e-mail, all'indirizzo comunicato alla banca in fase di sottoscrizione, ogni volta che viene effettuato un acquisto;
uIl titolare può cambiare la password ogni volta che vuole e può bloccare il wallet in qualsiasi momento attraverso diversi canali (Call Center e Banca).

 

Alcune amministrazioni locali, per i pagamenti online, sono tornate al vecchio sistema del RID. Conviene? E in cosa consiste il sistema?

Il RID è una modalità di pagamento che continua a diffondersi e ad incontrare il favore della clientela (creditori - v. amministrazioni locali - e debitori). Si registrano 410 milioni di operazioni nel 2002, con un tasso di crescita del 27 per cento rispetto all'anno precedente. Ma non si tratta di un pagamenti online.
Il sistema RID, infatti, si caratterizza per l'esistenza di un accordo formale tra le parti in base al quale, ad una data predefinita, il cliente viene automaticamente addebitato sul proprio conto corrente.
Né la fase di accordo preventiva né tantomeno quella relativa al pagamento prevedono un colloquio online.

L'e-Committee sta tuttavia lavorando per arricchire ulteriormente l'offerta bancaria in questo settore. Il prossimo anno verrà infatti lanciato il servizio BANkPASS Bollette che consentirà di pagare tramite i siti di Internet Banking gli ordini di pagamento/fatture ricevuti dalle imprese (utilities, amministrazioni ed altro….)

 

D. Le transazioni con la carta di credito sono ritenute ancora troppo costose. Perché?

Innanzitutto bisogna ricordare che, in linea generale, in Internet, per il consumatore non esistono costi di transazione legati all'utilizzo della carta di credito. Si tratta quindi di un problema che riguarda direttamente gli esercenti.
Il livello delle commissioni applicate dipende da una serie di fattori, tra cui non secondario il rischio di frodi che il sistema si assume a fronte di ogni singola transazione a distanza. Inoltre il titolare può sempre ripudiare un pagamento effettuato online con la propria carta di credito, poiché non è possibile identificare con certezza il soggetto che dispone la transazione.
Per ovviare a questo inconveniente, e ridurre sostanzialmente l'incidenza delle frodi online, la nuova generazione di servizi di pagamento per web prevede l'adozione di meccanismi di autenticazione.

I meccanismi di autenticazione come quello adottato da BANkPASS Web riducono il rischio di frodi e generano un doppio vantaggio per l'esercente: la garanzia del buon fine dell'operazione e una potenziale riduzione del costo a transazione. Il compenso per il servizio, la cosiddetta fee applicata per la transazione, dipende comunque dalla banca. L'e-Committee come licenziatario del marchio Bankpass Web non da alcuna indicazione di prezzo.

ne parliamo con

Giustino Trincia,-
vice segretario vicario di Cittadinanzattiva

 

Le pubbliche amministrazioni stanno implementando i sistemi di pagamento online dei tributi. Ma ciò non rischia di tagliare fuori i cittadini che non dispongono di un conto in banca o che non sanno usare il computer?

Si. Purtroppo questa è la realtà. Alcune fasce di popolazione, come gli anziani, le persone a bassa scolarità e a basso reddito, per diverse ragioni si trovano in difficoltà rispetto al mezzo elettronico. Per evitare che le nuove tecnologie vadano a costituire un nuovo tipo di barriera e quindi una nuova forma di esclusione sociale occorre attivare un grosso programma pubblico di informazione e formazione di massa, rivolto alla cittadinanza. Sarebbe importante, per esempio, creare una partnership tra Pubblica amministrazione e organizzazioni civiche impegnate nel tessuto sociale, al fine di promuovere attività di informazione e formazione di prossimità. Laddove l'informazione sia capillare, cioè in grado raggiungere tutti, tanto quanto la formazione, con i cosiddetti programmi di adult education.
Naturalmente alla base di tutto c'è il possesso della strumentazione idonea di cui le pubbliche amministrazioni devono innanzitutto dotarsi.
Un buon riferimento di partenza per l'attivazione di questo genere di programmi viene dalla nostra Costituzione. Che, all'articolo 118 recita: "Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscono l'autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà". Questo tema è una delle possibili applicazioni di una sussidiarietà che potremmo definire circolare. Quindi di forte cooperazione tra amministrazione pubblica e cittadinanza.

Cittadinanzattiva ha sviluppato iniziative particolari sul tema dell'esclusione sociale?

Il Movimento in quanto tale è già per essenza un strumento di promozione dell'inclusione sociale. E' ciò che facciamo da ormai 25 anni nel promuovere e tutelare i diritti dei cittadini, dei consumatori, attraverso la partecipazione civica. Cittadinanzattiva, più in particolare, ha in programma tre iniziative sul tema dell'esclusione sociale.

ula realizzazione di un dossier sull'argomento, fatto sulla base delle segnalazione dei cittadini al PIT servizi e del censimento delle barriere architettoniche che abbiamo avviato in coincidenza con l'anno europeo della disabilità, con la campagna "Obiettivo Barrire". Sottolineo la rilevanza di questa iniziativa promossa in partnership con il comitato "Quelli del 118" e con un gruppo Aziende, in particolare del "Gruppo di Frascati" con cui, da tre anni, abbiamo avviato una comune ricerca sul tema della responsabilità sociale d'impresa. Il Dossier permetterà di avere un quadro completo della situazione
u La promozione di alcune cause pilota, ricorrendo per l'occasione anche alla tutela giudiziaria, perché, quando proprio serve, è necessario ricorrere a questo tipo di tutela.
uL'avvio, ci auguriamo nei prossimi mesi, del programma di informazione di massa di cui sopra, da avviare in collaborazione con le pubbliche amministrazioni, per diffondere le informazioni sull'uso delle nuove tecnologie.

 

Che cos'è il Pit servizi e che genere di segnalazioni registra?

Il Pit servizi è un servizio gratuito d'informazione, assistenza e intervento per i consumatori, promosso e animato dai Procuratori dei cittadini Cittadinanzattiva nel 1998, grazie al sostegno della Commissione Europea- DG Sanco -Tutela dei consumatori ed alcuni partner pubblici e privati. È un osservatorio che raccoglie giornalmente segnalazioni, richieste di informazione e di intervento per quanto riguarda il rapporto tra cittadini, pubblica amministrazione e servizi di pubblica utilità. In molti casi riusciamo a risolvere i problemi che ci vengono segnalati e questo per noi è, ogni qualvolta, motivo di enorme soddisfazione, perché mi permetto di dire che non c'è maggiore gratificazione del riuscire a fare bene il nostro lavoro, aiutando il consumatore e mettendolo in condizione di esercitare i propri diritti. Annualmente viene elaborata una relazione che ci consente di evidenziare i punti critici e i punti di forza del rapporto tra enti e cittadini. Dal 2003, grazie al progetto ConsumAttivo, realizzato grazie ai contributi previsti dalla Legge 57/2000 ed erogati dal Ministero delle Attività Produttive, siamo riusciti ad aprire le prime dieci sedi sul territorio che s'ispirano alla tecnologia pit. In questa cornice il servizio ci consente di avere il polso della situazione, dal punto di vista del cittadino. Per quanto riguarda i pagamenti online posso segnalare che abbiamo moltissime richieste di informazioni, che provengono da persone che hanno dubbi soprattutto circa il tema della sicurezza.

I sistemi di pagamento online sono ritenuti piuttosto sicuri dalle banche. È vero?

Il problema della sicurezza c'è. E a nostro avviso non è stato ancora superato. Per quanto riguarda l'uso delle carte di credito occorrono sia la definizione, sia l'acquisizione di standard comuni, certi almeno a livello europeo. Poi è necessaria una maggiore informazione da parte delle banche su come stanno le cose e soprattutto su quali siano i punti critici. La disinformazione in tema di sicurezza è tale che anche il reperimento delle statistiche in materia risulta difficile. Insomma, non essendoci trasparenza non si sa né quali siano i reali fattori di rischio né quanto pesino. Tutto ciò lascia spazio ad ansie e indeterminatezza da parte della cittadinanza e finisce con il produrre un sottoutilizzo di una tecnologia di notevoli potenzialità.

È vero che i cittadini non si fidano dei sistemi di pagamento online per mezzo della carta di credito?

Non proprio. Una certa titubanza c'è, per le ragioni già dette. Ma con l'introduzione dell'euro in realtà si è registrata un'impennata, nell'uso sia delle carte di credito che del bancomat che le stesse Associazioni dei consumatori come la nostra hanno in qualche misura promosso, perché la comodità e altri aspetti di sicurezza connessi al loro uso, sono fuori discussione. Tutte le previsioni vedono un forte incremento del ricorso a quella che può definirsi la moneta elettronica. Il vero problema per i cittadini è, anzitutto, quello sicurezza ma non va trascurato anche quello dei costi delle commissioni. Le resistenze vengono dalla concomitanza di questi due aspetti. E' indispensabile contrastare con forza le speculazioni in entrambi i casi. Il costo elevato delle commissioni, maggiori rispetto ad altri Paesi, penalizza anche la rete commerciale oltre che i consumatori in quanto tali e questo è un danno per il sistema Italia e per l'Europa. Sottolineo che su questo ultimo punto c'è un evidente deficit di garanzia e di tutela a danno dei cittadini, dovuto anche alla timidezza con cui operano le cosi dette autorità di regolazione e la stessa autorità pubblica.

Cosa possono fare le pubbliche amministrazioni per garantire la sicurezza delle transazioni online?

Svolgere appunto le funzioni di garanzia e di tutela appena accennate. Si tratta di definire i protocolli di procedure e di adeguati sistemi di controllo, senza dimenticare che senza adeguate sanzioni a rimetterci, come al solito, saranno solo gli onesti. Queste sono le nuove responsabilità della Pubblica amministrazione deve prendersi. Il tema della sicurezza, accanto a quello della privacy, è il campo di intervento e di esercizio di responsabilità primarie da parte delle istituzioni pubbliche. Il cittadino da solo non può fare nulla. Sono anzitutto le autorità pubbliche a dover intervenire, catalizzando le buone volontà presenti anche nel tessuto economico del Paese, perché mi rifiuto di pensare che i buoni e i cattivi stiano tutti da una parte sola.

Il garante della privacy, Stefano Rodotà ha recentemente puntato il dito sul rischio di invasione e controllo sulla sfera privata del cittadino da parte del governo elettronico. Con i pagamenti online c'è davvero il rischio di una invasione nella privacy?

Condivido l'opinione del Garante sulla privacy. Prima di tutto perché non c'è trasparenza su come vengono usati i dati personali ricevuti da aziende ed enti, pubblici o privati che siano. In secondo luogo non ci sono idonei protocolli che definiscano le operazioni, le procedure e le convenzioni in merito al trattamento dei dati personali. Il risultato è che
la cittadinanza non può sapere, effettivamente, che utilizzo venga fatto dei propri dati personali. La ricezione di SMS sui cellulari e il ricevimento di posta sia ordinaria che elettronica da parte di mittenti indesiderati ne è la prova più tangibile.

E allora come ci si può difendere?

Difendersi come cittadini non è possibile. È una materia troppo complessa e globalizzata all'ennesima potenza. Inoltre c'è sulla materia un deficit e un ritardo della politica in senso lato. Quando le innovazioni tecnologiche vanno così avanti e non si interviene in maniera adeguata le conseguenze ricadono purtroppo sul cittadino. Non è solo o tanto una questione di norme. Ma attenzione. Neppure l'autorità istituzionale sulla privacy da sola può farcela. Anche su questo versante andrebbe convocato un tavolo di lavoro, con un programma articolato che veda coinvolti tutti gli attori, assumendosi in ultima analisi ciascuno le proprie responsabilità. A riguardo, sul lato istituzionale dovrebbero essere coinvolti oltre il Garante, il Dipartimento per l'innovazione e le tecnologiche, il Dipartimento della funzione pubblica, il Ministero dell'istruzione, per i programmi di formazione per adulti e il Ministero dell'Interno, per eventuali sanzioni e controlli.

Tra qualche anno pagheremo le tasse e le imposte solo con un clic?

Assolutamente no. Si tratta solo di una grande opportunità. Ricordiamoci però che usciere di casa per avere il contatto con la gente è una funzione sociale fondamentale per tutti. E va rispettata. Occorre dunque salvaguardare la multicanalità e il diritto alla libera scelta da parte di ognuno di noi. Il cittadino, una volta alfabetizzato all'uso del computer, deve poter scegliere quale mezzo usare per pagare le tasse. La tecnologia - e noi non siamo certamente dei luddisti - serve a facilitare la vita non a creare estraniazione dalla realtà. Occorre poi prendere atto che per almeno 10-15 anni ci si troverà davanti alla necessità di gestire una fase di transizione alla cui conclusione ci sarà sempre qualcuno che non vorrà o non potrà ricorrere al clic e di questi si deve tener conto, poiché sempre esseri umani sono.

 
 partners
Nortel Networks
Siav
SAS
Microsoft
 appuntamenti
 news
Deprecated: Function split() is deprecated in /data/fs/re-set/forumpa/admin/util.php3 on line 733 Deprecated: Function split() is deprecated in /data/fs/re-set/forumpa/admin/util.php3 on line 733 Deprecated: Function split() is deprecated in /data/fs/re-set/forumpa/admin/util.php3 on line 733

18/03 - In Belgio su e-bay con la carta d'identità elettronica

18/03 - Un canale youtube per la città di Genova

18/03 - Il Telefono Azzurro vince il "Premio WWW" de "Il Sole 24 Ore"

home redazione guest book newsletter cerca