
ne
parliamo con
Alessandro
Zollo, - responsabile segreteria tecnica dell'e-Committee
di Abi, - Associazione bancaria italiana. | L'Italia
registra un ritardo in fatto di transazioni online. Perché? |
Secondo
una ricerca condotta dal Politecnico di Milano su oltre 7000 merchant italiani,
il mercato del commercio elettronico nel nostro Paese vale poco più di
700 milioni di euro. Le modalità di pagamento
utilizzate sono diverse, | u |
i pagamenti elettronici con carte di credito si attestano al 35-40 per cento del
fatturato totale | | u |
il resto degli acquisti viene regolato mediante bonifici, contrassegno, carte
di credito presso i punti di vendita fisici. |
Il
distacco registrato nei confronti di mercati più evoluti (USA, UK, Germania
e Francia) è notevole. Ad esempio misurando il valore dell'e-commerce in
termini di incidenza percentuale rispetto al totale del mercato della vendita
al dettaglio, si riscontra che l'Italia è ferma ad una frazione di punto
percentuale ben al di sotto del 3 per cento che si registra negli Stati Uniti
e della media europea (1.7 per cento). I motivi
di queste differenze sono sostanzialmente di tipo culturale: | u | scarsa
informatizzazione | | u | bassa
propensione all'acquisto a distanza | | u | poca
familiarità con gli strumenti di pagamento evoluti come le carte di credito. | | u | alto
timore dei consumatori ad inserire su Internet i dati delle proprie carte di credito.
|
| Cosa
sta facendo l'ABI per incentivare il commercio elettronico? |
Per
superare gli ostacoli che frenano lo sviluppo del commercio elettronico l'ABI
ha realizzato un servizio per i pagamenti sicuri su Internet: BANkPASS Web. E
lo ha fatto attraverso l'e-Committee - un'Associazione composta da circa 240 banche
che rappresentano oltre il 90 per cento del mercato dei sistemi di pagamento. BANKPASS
Web è un Servizio di pagamento che consente ai consumatori di effettuare
pagamenti sicuri tramite Internet presso qualsiasi negozio virtuale (Bankpass
o non) e agli esercenti di ricevere pagamenti da tutti i titolari di carte di
credito di qualsiasi circuito nazionale ed internazionale. Il
consumatore che vuole usufruire del servizio riceve, da una delle banche aderenti,
un portafoglio virtuale (wallet) nel quale inserire gli strumenti di pagamento
(carte di credito e Pagobancomat) che vuole usare per le transazioni online. A
fronte dell'adesione il consumatore riceve le chiavi di accesso, la login (via
mail) e la password (via posta ordinaria). Nel caso
di acquisto presso un esercente convenzionato alla conferma dell'ordine il consumatore
viene rediretto alla pagina di accesso al suo portafoglio virtuale sul sito sicuro
Bankpass. Qui, una volta inseriti login e password, l'utente sceglie lo strumento
con cui effettuare il pagamento. Il sistema invia quindi al gestore del POS virtuale
Bankpass Web i dati della transazione per l'inoltro della richiesta. (Il POS è
il sistema che permette i pagamenti elettronici. Per gli acquisti su siti
non convenzionati (ad esempio negozi stranieri), il consumatore può richiedere
un numero di carta di credito virtuale "usa e getta" (il cosiddetto
PAN virtuale) creato ad hoc dal sistema. Il numero virtuale muore con la transazione
o scade dopo un limite temporale fisso molto breve. A ogni acquisto effettuato,
il consumatore riceverà via e-mail una conferma dell'operazione. |
I sistemi di pagamento online sono sicuri? |
Uno
dei principali ostacoli allo sviluppo dei pagamenti elettronici è rappresentato
dal timore da parte del consumatore di inserire online il numero della propria
carta di credito. Per questo motivo le banche negli ultimi anni hanno cercato
soluzioni che dessero maggiore fiducia al consumatore. Spesso però i meccanismi
individuati risultavano molto complessi e poco spendibili. Il
Servizio Bankpass Web è stato realizzato perseguendo gli obiettivi di sicurezza,
semplicità di utilizzo e spendibilità. Per quanto riguarda gli ultimi
due il Servizio può essere utilizzato presso qualsiasi esercente e da qualsiasi
PC (non prevede infatti l'installazione di software particolari). Per accedere
al proprio wallet è sufficiente ricordarsi una user id e una password.
L'obiettivo della sicurezza è stato raggiunto
sotto doversi profili:
| u | Viene
utilizzato un sistema di crittografia SSL a 128 BIT per le tratte che coinvolgono
direttamente il consumatore (accesso al wallet) e delle chiavi private per i colloqui
tra i gestori del Servizio; | | u | I
dati delle carte degli strumenti inseriti nel wallet non arrivano mai all'esercente | | u | Il
titolare riceve un e-mail, all'indirizzo comunicato alla banca in fase di sottoscrizione,
ogni volta che viene effettuato un acquisto; | | u | Il
titolare può cambiare la password ogni volta che vuole e può bloccare
il wallet in qualsiasi momento attraverso diversi canali (Call Center e Banca). |
|
Alcune amministrazioni locali, per i pagamenti online, sono tornate al vecchio
sistema del RID. Conviene? E in cosa consiste il sistema? |
Il
RID è una modalità di pagamento che continua a diffondersi e ad
incontrare il favore della clientela (creditori - v. amministrazioni locali -
e debitori). Si registrano 410 milioni di operazioni nel 2002, con un tasso di
crescita del 27 per cento rispetto all'anno precedente. Ma non si tratta di un
pagamenti online. Il sistema RID, infatti, si caratterizza per l'esistenza
di un accordo formale tra le parti in base al quale, ad una data predefinita,
il cliente viene automaticamente addebitato sul proprio conto corrente. Né
la fase di accordo preventiva né tantomeno quella relativa al pagamento
prevedono un colloquio online. L'e-Committee sta
tuttavia lavorando per arricchire ulteriormente l'offerta bancaria in questo settore.
Il prossimo anno verrà infatti lanciato il servizio BANkPASS Bollette che
consentirà di pagare tramite i siti di Internet Banking gli ordini di pagamento/fatture
ricevuti dalle imprese (utilities, amministrazioni ed altro
.) |
D. Le transazioni con la carta di credito sono ritenute ancora troppo costose.
Perché? |
Innanzitutto bisogna
ricordare che, in linea generale, in Internet, per il consumatore non esistono
costi di transazione legati all'utilizzo della carta di credito. Si tratta quindi
di un problema che riguarda direttamente gli esercenti. Il livello delle commissioni
applicate dipende da una serie di fattori, tra cui non secondario il rischio di
frodi che il sistema si assume a fronte di ogni singola transazione a distanza.
Inoltre il titolare può sempre ripudiare un pagamento effettuato online
con la propria carta di credito, poiché non è possibile identificare
con certezza il soggetto che dispone la transazione. Per ovviare a questo
inconveniente, e ridurre sostanzialmente l'incidenza delle frodi online, la nuova
generazione di servizi di pagamento per web prevede l'adozione di meccanismi di
autenticazione. I meccanismi di autenticazione come
quello adottato da BANkPASS Web riducono il rischio di frodi e generano un doppio
vantaggio per l'esercente: la garanzia del buon fine dell'operazione e una potenziale
riduzione del costo a transazione. Il compenso per il servizio, la cosiddetta
fee applicata per la transazione, dipende comunque dalla banca. L'e-Committee
come licenziatario del marchio Bankpass Web non da alcuna indicazione di prezzo.
| 
ne
parliamo con
Giustino
Trincia,- vice
segretario vicario di Cittadinanzattiva | Le
pubbliche amministrazioni stanno implementando i sistemi di pagamento online dei
tributi. Ma ciò non rischia di tagliare fuori i cittadini che non dispongono
di un conto in banca o che non sanno usare il computer? |
Si.
Purtroppo questa è la realtà. Alcune fasce di popolazione, come
gli anziani, le persone a bassa scolarità e a basso reddito, per diverse
ragioni si trovano in difficoltà rispetto al mezzo elettronico. Per evitare
che le nuove tecnologie vadano a costituire un nuovo tipo di barriera e quindi
una nuova forma di esclusione sociale occorre attivare un grosso programma pubblico
di informazione e formazione di massa, rivolto alla cittadinanza. Sarebbe importante,
per esempio, creare una partnership tra Pubblica amministrazione e organizzazioni
civiche impegnate nel tessuto sociale, al fine di promuovere attività di
informazione e formazione di prossimità. Laddove l'informazione sia capillare,
cioè in grado raggiungere tutti, tanto quanto la formazione, con i cosiddetti
programmi di adult education. Naturalmente alla base di tutto c'è il
possesso della strumentazione idonea di cui le pubbliche amministrazioni devono
innanzitutto dotarsi. Un buon riferimento di partenza per l'attivazione di
questo genere di programmi viene dalla nostra Costituzione. Che, all'articolo
118 recita: "Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni
favoriscono l'autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento
di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà".
Questo tema è una delle possibili applicazioni di una sussidiarietà
che potremmo definire circolare. Quindi di forte cooperazione tra amministrazione
pubblica e cittadinanza. | Cittadinanzattiva
ha sviluppato iniziative particolari sul tema dell'esclusione sociale? |
Il
Movimento in quanto tale è già per essenza un strumento di promozione
dell'inclusione sociale. E' ciò che facciamo da ormai 25 anni nel promuovere
e tutelare i diritti dei cittadini, dei consumatori, attraverso la partecipazione
civica. Cittadinanzattiva, più in particolare, ha in programma tre iniziative
sul tema dell'esclusione sociale. | u | la
realizzazione di un dossier sull'argomento, fatto sulla base delle segnalazione
dei cittadini al PIT servizi e del censimento delle barriere architettoniche che
abbiamo avviato in coincidenza con l'anno europeo della disabilità, con
la campagna "Obiettivo Barrire". Sottolineo la rilevanza di questa iniziativa
promossa in partnership con il comitato "Quelli del 118" e con un gruppo
Aziende, in particolare del "Gruppo di Frascati" con cui, da tre anni,
abbiamo avviato una comune ricerca sul tema della responsabilità sociale
d'impresa. Il Dossier permetterà di avere un quadro completo della situazione | | u |
La promozione di alcune cause pilota, ricorrendo per l'occasione anche alla tutela
giudiziaria, perché, quando proprio serve, è necessario ricorrere
a questo tipo di tutela. | | u | L'avvio,
ci auguriamo nei prossimi mesi, del programma di informazione di massa di cui
sopra, da avviare in collaborazione con le pubbliche amministrazioni, per diffondere
le informazioni sull'uso delle nuove tecnologie. |
Che
cos'è il Pit servizi e che genere di segnalazioni registra? |
Il
Pit servizi è un servizio gratuito d'informazione, assistenza e intervento
per i consumatori, promosso e animato dai Procuratori dei cittadini Cittadinanzattiva
nel 1998, grazie al sostegno della Commissione Europea- DG Sanco -Tutela dei consumatori
ed alcuni partner pubblici e privati. È un osservatorio che raccoglie giornalmente
segnalazioni, richieste di informazione e di intervento per quanto riguarda il
rapporto tra cittadini, pubblica amministrazione e servizi di pubblica utilità.
In molti casi riusciamo a risolvere i problemi che ci vengono segnalati e questo
per noi è, ogni qualvolta, motivo di enorme soddisfazione, perché
mi permetto di dire che non c'è maggiore gratificazione del riuscire a
fare bene il nostro lavoro, aiutando il consumatore e mettendolo in condizione
di esercitare i propri diritti. Annualmente viene elaborata una relazione che
ci consente di evidenziare i punti critici e i punti di forza del rapporto tra
enti e cittadini. Dal 2003, grazie al progetto ConsumAttivo, realizzato grazie
ai contributi previsti dalla Legge 57/2000 ed erogati dal Ministero delle Attività
Produttive, siamo riusciti ad aprire le prime dieci sedi sul territorio che s'ispirano
alla tecnologia pit. In questa cornice il servizio ci consente di avere il polso
della situazione, dal punto di vista del cittadino. Per quanto riguarda i pagamenti
online posso segnalare che abbiamo moltissime richieste di informazioni, che provengono
da persone che hanno dubbi soprattutto circa il tema della sicurezza. I
sistemi di pagamento online sono ritenuti piuttosto sicuri dalle banche. È
vero? |
Il problema della sicurezza c'è. E a nostro
avviso non è stato ancora superato. Per quanto riguarda l'uso delle carte
di credito occorrono sia la definizione, sia l'acquisizione di standard comuni,
certi almeno a livello europeo. Poi è necessaria una maggiore informazione
da parte delle banche su come stanno le cose e soprattutto su quali siano i punti
critici. La disinformazione in tema di sicurezza è tale che anche il reperimento
delle statistiche in materia risulta difficile. Insomma, non essendoci trasparenza
non si sa né quali siano i reali fattori di rischio né quanto pesino.
Tutto ciò lascia spazio ad ansie e indeterminatezza da parte della cittadinanza
e finisce con il produrre un sottoutilizzo di una tecnologia di notevoli potenzialità. È
vero che i cittadini non si fidano dei sistemi di pagamento online per mezzo della
carta di credito? |
Non proprio. Una certa titubanza c'è,
per le ragioni già dette. Ma con l'introduzione dell'euro in realtà
si è registrata un'impennata, nell'uso sia delle carte di credito che del
bancomat che le stesse Associazioni dei consumatori come la nostra hanno in qualche
misura promosso, perché la comodità e altri aspetti di sicurezza
connessi al loro uso, sono fuori discussione. Tutte le previsioni vedono un forte
incremento del ricorso a quella che può definirsi la moneta elettronica.
Il vero problema per i cittadini è, anzitutto, quello sicurezza ma non
va trascurato anche quello dei costi delle commissioni. Le resistenze vengono
dalla concomitanza di questi due aspetti. E' indispensabile contrastare con forza
le speculazioni in entrambi i casi. Il costo elevato delle commissioni, maggiori
rispetto ad altri Paesi, penalizza anche la rete commerciale oltre che i consumatori
in quanto tali e questo è un danno per il sistema Italia e per l'Europa.
Sottolineo che su questo ultimo punto c'è un evidente deficit di garanzia
e di tutela a danno dei cittadini, dovuto anche alla timidezza con cui operano
le cosi dette autorità di regolazione e la stessa autorità pubblica. Cosa
possono fare le pubbliche amministrazioni per garantire la sicurezza delle transazioni
online? |
Svolgere appunto le funzioni di garanzia e di
tutela appena accennate. Si tratta di definire i protocolli di procedure e di
adeguati sistemi di controllo, senza dimenticare che senza adeguate sanzioni a
rimetterci, come al solito, saranno solo gli onesti. Queste sono le nuove responsabilità
della Pubblica amministrazione deve prendersi. Il tema della sicurezza, accanto
a quello della privacy, è il campo di intervento e di esercizio di responsabilità
primarie da parte delle istituzioni pubbliche. Il cittadino da solo non può
fare nulla. Sono anzitutto le autorità pubbliche a dover intervenire, catalizzando
le buone volontà presenti anche nel tessuto economico del Paese, perché
mi rifiuto di pensare che i buoni e i cattivi stiano tutti da una parte sola. Il
garante della privacy, Stefano Rodotà ha recentemente puntato il dito sul
rischio di invasione e controllo sulla sfera privata del cittadino da parte del
governo elettronico. Con i pagamenti online c'è davvero il rischio di una
invasione nella privacy? |
Condivido l'opinione del Garante
sulla privacy. Prima di tutto perché non c'è trasparenza su come
vengono usati i dati personali ricevuti da aziende ed enti, pubblici o privati
che siano. In secondo luogo non ci sono idonei protocolli che definiscano le operazioni,
le procedure e le convenzioni in merito al trattamento dei dati personali. Il
risultato è che la cittadinanza non può sapere, effettivamente,
che utilizzo venga fatto dei propri dati personali. La ricezione di SMS sui cellulari
e il ricevimento di posta sia ordinaria che elettronica da parte di mittenti indesiderati
ne è la prova più tangibile. E
allora come ci si può difendere? |
Difendersi come
cittadini non è possibile. È una materia troppo complessa e globalizzata
all'ennesima potenza. Inoltre c'è sulla materia un deficit e un ritardo
della politica in senso lato. Quando le innovazioni tecnologiche vanno così
avanti e non si interviene in maniera adeguata le conseguenze ricadono purtroppo
sul cittadino. Non è solo o tanto una questione di norme. Ma attenzione.
Neppure l'autorità istituzionale sulla privacy da sola può farcela.
Anche su questo versante andrebbe convocato un tavolo di lavoro, con un programma
articolato che veda coinvolti tutti gli attori, assumendosi in ultima analisi
ciascuno le proprie responsabilità. A riguardo, sul lato istituzionale
dovrebbero essere coinvolti oltre il Garante, il Dipartimento per l'innovazione
e le tecnologiche, il Dipartimento della funzione pubblica, il Ministero dell'istruzione,
per i programmi di formazione per adulti e il Ministero dell'Interno, per eventuali
sanzioni e controlli. Tra
qualche anno pagheremo le tasse e le imposte solo con un clic? |
Assolutamente
no. Si tratta solo di una grande opportunità. Ricordiamoci però
che usciere di casa per avere il contatto con la gente è una funzione sociale
fondamentale per tutti. E va rispettata. Occorre dunque salvaguardare la multicanalità
e il diritto alla libera scelta da parte di ognuno di noi. Il cittadino, una volta
alfabetizzato all'uso del computer, deve poter scegliere quale mezzo usare per
pagare le tasse. La tecnologia - e noi non siamo certamente dei luddisti - serve
a facilitare la vita non a creare estraniazione dalla realtà. Occorre poi
prendere atto che per almeno 10-15 anni ci si troverà davanti alla necessità
di gestire una fase di transizione alla cui conclusione ci sarà sempre
qualcuno che non vorrà o non potrà ricorrere al clic e di questi
si deve tener conto, poiché sempre esseri umani sono.
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