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ne parliamo con Grassi - Palmieri
ne parliamo con

Celestino Grassi,
ASPHI onlus, Bologna

 

La garanzia di accessibilità dei siti web e in generale dei servizi e delle informazioni offerte per via telematica può davvero essere garantita attraverso un marchio di eAccessibilità?

In termini tecnici, sì per definizione. Non altrettanto in termini pratici. Per questo pensiamo rilevante, se non fondamentale, effettuare un test di utente a completamento dei test tecnici. A questi va abbinata anche l'adozione di periodiche procedure di verifica volte ad assicurare che i costanti interventi sui siti (di manutenzione, ma anche solo di aggiornamento dei contenuti) non ne compromettano l'accessibilità.

Possiamo dare una definizione di accessibilità che spinga gli amministratori ad impegnarsi su questo fronte?

L'accessibilità è la prima condizione necessaria (anche se non sufficiente) perché il sito e/o l'applicazione sviluppata siano utilizzati, da tutti, per lo scopo per il quale sono stati costruiti. E' un diritto che una società civile deve garantire. Rinunciarvi significa: accettare consapevolmente di ridurre anche pesantemente il proprio target di riferimento; esercitare una discriminazione e quindi una violenza, negando a quote di cittadini servizi ed opportunità pagati da tutti.

Dovremo aspettare ancora molto tempo per vedere esteso a tutti il diritto di accessibilità in Italia?

Come ogni modifica di condizioni generali, anche l' estensione di questo diritto non può che svilupparsi con gradualità. La sua velocità dipenderà da difficoltà pratiche (organizzative, tecniche, di costi, ecc.), ma forse prevalentemente, dalle attenzioni disponibili e in sostanza dalla velocità della loro diffusione nella società. Come spesso accade è un problema soprattutto culturale: occorre avere ben chiaro che limitare il diritto all'accesso delle categorie più deboli comporta una perdita economica, nella misura in cui non si utilizzano tutte le risorse disponibili, ed una ferita sociale, perché si crea emarginazione.
Sono comunque ottimista: l'idea è giusta, l'obiettivo è corretto; e l'esperienza insegna che non esiste nulla che possa arrestare l'affermarsi delle idee giuste e socialmente corrette.

Tecnologie e disabili: come possono convivere questi due mondi? Cosa le une possono dare altri e viceversa?

Non solo convivono, ma sono di grande giovamento reciproco. Certamente la tecnologia, mi riferisco in particolare a quella ICT, ha offerto e offre moltissime possibilità alla persona disabile per il superamento dell'handicap derivante da specifici deficit. L'accesso alla tecnologia digitale può ridurre (se non eliminare) vincoli alla comunicazione e anche alla conoscenza, consentendo una reale integrazione nella scuola, nel lavoro ed in generale nel contesto sociale. Si noti che l'ICT ha, in tale contesto, una doppia valenza: come strumento di supporto (la gamma degli ausili e delle applicazioni è oggi vastissima) e come opportunità di lavoro nello specifico segmento d'industria (es: programmatore, operatore di call center, telelavoro in genere).
Inoltre le soluzioni realizzate per i disabili risultano spesso di grande vantaggio per altre categorie deboli. Basterà citare come esempio le problematiche dell'accessibilità alle reti intranet ed internet (le cosiddette barriere informatiche)- Le soluzioni ideate per i disabili si sono poi rivelate utilissime anche per gli anziani, che rappresentano peraltro una quota crescente della nostra popolazione.

Il 7^ rapporto sulle città digitali in Italia, realizzato dal Censis e dalla Rete urbana delle rappresentanze, mette in luce una scarsa attenzione delle pubbliche amministrazioni locali in fatto di accessibilità dei siti web istituzionali. Eppure rendere accessibile un sito non è difficile. Perché c'è questo ritardo? Cosa manca ancora al nostro paese?

Non vedo la situazione radicalmente diversa altrove. Le soluzioni maturano insieme alle consapevolezze generali, da un lato del "diritto di cittadinanza" dei disabili, dall'altro della disponibilità di strumenti che ne consentano l'attuazione. L'ICT in generale e le sue applicazioni specifiche sono molto giovani, ed in costante sviluppo ed evoluzione, tanto da non consentire ancora il consolidamento delle "raccomandazioni" che via via vengono maturando in standard universalmente validi (ad es. a livello dell' Organizzazione mondiale della sanità piuttosto che dell'Unione Europea).
Non credo che il nostro Paese registri, in questo campo, ritardi particolari: anzi, se non erro, forse saremo proprio i primi, almeno in Europa, a disciplinare per legge il dovere di accessibilità per i siti della P.A. Esistono già alcune Circolari della Funzione Pubblica e dell'AIPA ed è di questi giorni l'annuncio che il Governo ha fatto propria la proposta del Ministro Stanca per una legge in materia.
È comunque importante che una serie di Convegni, di articoli, di iniziative abbiano esteso anche al di fuori della PA questo tipo di sensibilità.

Dal punto di vista tecnico quali sono le maggiori difficoltà che gli amministratori pubblici possono incontrare nella realizzazione di progetti di e-government in grado di offrire servizi davvero accessibili?

Certamente il lavoro da fare è notevole e converrebbe pianificarlo nel tempo reindirizzando opportunamente i fisiologici interventi di manutenzione e di aggiornamento dei siti resi necessari dalla continua e rapidissima innovazione tecnologica dei sistemi informatici. Come per le barriere architettoniche, anche nel nostro caso i costi di intervento in fase progettuale sono di gran lunga inferiori a quelli di adeguamento: basterebbe quindi tenerne conto in occasione di ogni nuova fornitura, chiedendo esplicitamente ai fornitori solo prodotti accessibili. Nel giro di pochi anni, e senza sprechi di risorse, si otterrebbe il risultato desiderato.
Forse le maggiori difficoltà si avranno nell'integrare fra loro i livelli tecnici di accessibilità conseguiti dalle diverse amministrazioni, che sono chiamate in causa per la soluzione di quasi tutte le problematiche dell'e-Governement.

Quali progetti particolarmente innovativi sta promuovendo l'Asphi? C'è un settore che spicca maggiormente rispetto agli altri?

Si sta operativamente indagando ad es. sulle possibilità ICT per affrontare temi come la dislessia e l'autismo per la scuola, o per innovare l'approccio al plurihandicap; ma anche sull'impiego strutturato e consapevole delle molte possibilità oggi disponibili, con interventi di sperimentazione e formazione degli insegnanti, in collaborazione con le diverse realtà scolastiche.
Egualmente nel lavoro, si integra la formazione e l'acquisizione di competenze, con un reale, efficace e duraturo inserimento lavorativo, ecc.; ad es. ASPHI è impegnata da AICA per la disponibilità della ECDL (la patente europea del computer) anche per le persone disabili.
L'accessibilità fra l'altro, insieme alla miglior gestione dei dipendenti disabili, è uno degli aspetti qualificanti di un programma lanciato da ASPHI in collaborazione con la Fondazione IBM Italia, il cui titolo è autoesplicativo:
"Linee guida per la integrazione dei disabili in azienda: da obbligo a risorsa".

In quali regioni si concentrano i progetti? Il Sud resta ancora escluso?

Le attività di ASPHI, pur estese sull'intero territorio, sono prevalenti al Centro Nord e a Roma. Ma da qualche tempo si sono avviate iniziative al Sud, ad es. in Sicilia, soprattutto riguardanti la scuola. Da parte nostra tentiamo in ogni modo di privilegiare e promuovere progetti ed esperienze esportabili, cioè facilmente trasferibili nei diversi contesti sociali e geografici. Certo è che su 150 progetti candidatisi al concorso a PA APERTA solo il 10 per cento proveniva dal Sud.

Quali sono le principali criticità incontrate nella realizzazione dei progetti e come sono state superate?

I progetti ASPHI sono sempre condotti sulla spinta di bisogni realmente espressi. Sono quindi sviluppati in collaborazione con i portatori di problemi, ma anche insieme a portatori di competenze, da noi individuati caso per caso. Ciascun partner ha peraltro tempi, disponibilità, sensibilità, aspettative, risorse, suoi propri: la definizione di un Progetto e la sua conduzione richiede quindi una particolare attenzione.
Senza dimenticare poi i problema delle risorse disponibili che naturalmente condizionano l'operatività.

ne parliamo con

Antonio Palmieri,
firmatario della proposta di legge Campa-Palmieri sull'accesibilità dei servizi on line

La garanzia di accessibilità dei siti web e in generale dei servizi e delle informazioni offerte per via telematica può davvero essere garantita attraverso un marchio di eAccessibilità?

Servizi e informazioni offerti per via telematica dalla pubblica amministrazione. In sintesi, quali caratteristiche devono avere per essere davvero accessibili a tutti?

Per progettare i siti web accessibili è sufficiente attenersi agli standard mondiali del W3C (World Wide Web Consortium). Si tratta di regole facili da applicare e raccomandate anche dalla Comunità europea. I livelli di accessibilità sono tre A, AA, e AAA. Tutte le pubbliche amministrazioni possono puntare al raggiungimento dell'accessibilità che credono opportuno. Quanto meno al primo livello.

Talvolta si è in difficoltà anche di fronte siti web accessibili: i lettori vocali non funzionano bene; molti anziani non sanno come accedere ai servizi. On. Palmieri, è possibile superare questi ostacoli?

Il primo passo da compiere da parte delle pubbliche amministrazioni è quello di rendere accessibili i loro siti web. Il miglioramento dei supporti che le persone disabili usano per accedere ai servizi web è un problema che riguarda la tecnologia. E al momento non è contemplato dalle proposte di legge sull'accessibilità. Tuttavia si potrà pensare di aiutare economicamente le persone diversamente abili nell'acquisto dei suddetti supporti. È già qualcosa.

Con l'on. Campa e altri parlamentari lei ha firmato un disegno di legge sull'accesso ai servizi e alle risorse telematiche pubbliche e di pubblica utilità da parte dei cittadini diversamente abili. Basta una legge a garantire il diritto di eAccessibilità?

La legge da sola non è sufficiente. È chiaro. Basti pensare a quanto è stato lungo il processo di applicazione delle norme sull'abbattimento delle barriere architettoniche. La legge però è fondamentale. Perché crea una spinta al dibattito. Forma l'opinione pubblica. Esercita una pressione sugli attori politici e sulla burocrazia. E genera in tutti la consapevolezza di quanto sia importante l'accessibilità dei siti web istituzionali. La legge crea inoltre la condizione di diritto a cui i disabili potranno appellarsi. E anche questo è importante. Tutti questi aspetti presi insieme concorrono a determinare una mentalità positiva in merito al tema.

A che punto è la legge?

Sta per iniziare il suo iter parlamentare ed entro il 2003 potrebbe essere approvata. Stiamo lavorando d'intesa con il Ministro Stanca per contemplare tutti gli aspetti positivi delle varie proposte. Ce sono ben tredici. Tra cui quella governativa. L'obiettivo è arrivare in modo condiviso al testo definitivo. Il confronto è sereno perché in tutti c'è l'intenzione di lavorare insieme per fare una buona legge.

Secondo il 7^ rapporto sulle città digitali in Italia, recentemente realizzato dal Censis e dalla Rete unitaria delle rappresentanze, le PA locali non rispettano le raccomandazioni in tema di accessibilità dei siti web. Gli amministratori sono così insensibili? Oppure ci sono troppe criticità da superare?

Di criticità a mio avviso ce ne sono poche. Gli standard, come già detto ci sono. I costi sono sostenibili. E presto avremo la legge. Personalmente credo che la maggioranza dei siti internet istituzionali non siano accessibili per una questione di inconsapevolezza da parte degli amministratori. Che non ci pensano perché non vivono in prima persona il problema. Occorre sensibilizzarli.

Ma allora che tipo di interventi politici servono per sensibilizzare le pubbliche amministrazioni al tema dell'accessibilità?

Il dibattito creato dalle proposte di legge. Il Libro Bianco su tecnologie e disabilità, presentato lo scorso 5 marzo alla Camera dei deputati. L'evento di Villa Erba del 7 e 8 luglio prossimi, che inaugurerà il semestre europeo dedicato all'eGovernment e quindi anche all'accessibità. Il dibattito prima alla Camera dei deputati e poi al Senato sulla discussione della legge. Tutti questi momenti servono a sensibilizzare sia i politici sia gli amministratori pubblici sull'argomento. Approvata la legge però bisognerà lavorare sodo. Soprattutto saranno necessari interventi sul territorio per far conoscere i contenuti stessi della legge.

 
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