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ne parliamo con Lucarelli - processi
| | Un
primo passo avanti, ma con due grandi punti interrogativi. Il memorandum d'intesa
per portare la larga banda al Sud contiene aspetti da ripensare, pur se rappresenta
finalmente l'avvio di una politica concreta per contrastare il digital divide
tra le zone arretrate, concentrate soprattutto nel Mezzogiorno, e il resto del
Paese. Un traguardo possibile se la Pubblica amministrazione modificherà
il suo approccio e sceglierà finalmente di svolgere un ruolo da volano
per l'iniziativa privata, abbandonando tentazioni pericolose di competizione quali,
ad esempio, le "finte" esternalizzazioni realizzate a livello locale. | ne
parliamo con
Ennio Lucarelli, - presidente della FITA - Federazione
italiana industrie e servizi professionali e del terziario avanzato di Confindustria, | | | Presidente
Lucarelli, che cos'è che non la convince di questo progetto d'investimento
per la banda larga nel Sud? | "Ci
sono almeno due punti che mi preoccupano. Devo però premettere che fondo
il mio giudizio solo su quanto riferito nei comunicati ufficiali del ministeri,
in quanto il testo completo del memorandum finora non è stato reso pubblico.
Da quanto è dato sapere, dunque, sembra che si voglia investire principalmente
nelle città con più di 50 mila abitanti, realizzando MAN (Metropolitan
Area Network) e cioè anelli urbani per la rete a "larga banda".
Si va così a facilitare zone che sono già vicine al limite di convenienza
economica per gli operatori privati, mentre, a mio giudizio, dovrebbero essere
aiutate soprattutto quelle più lontane dove il mercato, guidato da logiche
di profitto, non può da solo arrivare. E' quanto sta facendo la Francia,
ad esempio, che ha ottenuto dall'Unione europea il via libera a sostenere con
aiuti di Stato la diffusione delle infrastrutture di larga banda nelle aree agricole
e rurali. Fondi destinati non tanto all'offerta, quindi, ma a facilitare la domanda". | | Secondo
lei servirebbe un approccio capovolto, dunque, più vicino al modello francese. | "Sì,
perché oggi in Italia il completamento del cosiddetto ultimo miglio viene
lasciato alla libera concorrenza e all'iniziativa dell'imprenditoria privata.
Questa agisce per forza di cose cercando il business, investendo, cioè,
là dove ci sono più clienti, più ricchezza, vale a dire prevalentemente
al nord e nelle aree sviluppate del centro. Il pericolo concreto in questa situazione
è che uno sviluppo completamente spontaneo della net-economy contribuisca
ad aumentare il digital divide, invece che colmarlo. Il progetto approvato ridurrà
forse le distanze tra le zone più prossime al pareggio economico e quelle
che hanno già infrastrutture avanzate, ma escluderà ancora di più
chi è veramente arretrato". | | Veniamo
all'altro punto debole del progetto. | "Secondo
le dichiarazioni del ministro Stanca, un aspetto fondamentale dell'iniziativa
sarebbe l'impostazione equilibrata nella diffusione della larga banda tra lo sviluppo
dell'infrastruttura fisica e lo sviluppo dei servizi, con interventi sia sul fronte
dell'offerta che su quello della domanda. Questo mi preoccupa molto, almeno che
non significhi semplicemente che s'intende facilitare il contesto competitivo.
Sarei infatti assolutamente contrario se questi interventi si traducessero in
finanziamenti per chi produce contenuti o servizi. E parlo contro il mio interesse,
rappresentando, come responsabile della FITA, proprio la federazione delle aziende
del terziario avanzato che potrebbero beneficiarne. Però, a mio giudizio,
sarebbe più proficuo concentrare gli scarsi fondi a disposizione nella
realizzazione delle infrastrutture, lasciando al mercato lo sviluppo dei contenuti,
che saranno prodotti spontaneamente con il crescere della domanda". | | Ritiene
sufficiente lo stanziamento di 1.680 milioni di euro in cinque anni? | "Occorrerebbero
somme molto superiori, ma è comunque un primo passo" | | E'
d'accordo con il ministro Stanca quando afferma che "la domanda pubblica
svolgerà un ruolo essenziale" in questo processo di sviluppo? | "Le
amministrazioni locali possono dare impulsi decisivi alla realizzazione di nuove
reti, facendo leva sul loro potere di acquisto per raggruppare la domanda. Non
va infatti sottovalutata la portata strategica della committenza pubblica, che
può agire da volano dello sviluppo qualificando domanda e offerta di servizi
innovativi. Ovviamente c'è sempre il pericolo di sprechi e dispersioni,
evitabile solo se la P.A. si concentrerà su progetti strategici, mirando
a ottenere la massima efficienza degli interventi e stabilendo parteniariati con
le società di servizi nella definizione di standard e obiettivi. Ecco,
per creare un regime di effettiva concorrenza capace di stimolare la crescita
di una forte imprenditoria privata dei servizi innovativi, la Pubblica Amministrazione
deve abbandonare la tentazione a operare "finte" esternalizzazioni". | | Che
cosa intende per "finte esternalizzazioni"? | "Vuol
dire esternalizzare attività e servizi interni dandoli in outsourcing a
società a capitale pubblico, spesso appositamente costituite a tale scopo.
A questo fenomeno si assiste soprattutto a livello locale, con la proliferazione
di enti diritto privato, di società a capitale maggioritario pubblico,
che entrano in concorrenza con l'imprenditoria privata, ma sotto l'ombrello protettivo
di un regime fiscale agevolato. Molte Regioni stanno costituendo società
di servizi, così come avviene per i grandi Comuni che, con le loro aziende
municipalizzate si lanciano nei business più diversi, dall'informatica
alla comunicazione, dalla cultura alla consulenza, dal marketing al facility management
e global services". | | Sono
esperienze negative? | "Le
amministrazioni pubbliche che hanno fatto dell'outsourcing un proprio business
secondario hanno avuto risultati per lo più negativi, in quanto queste
strutture finiscono per essere più costose e qualitativamente meno valide
delle analoghe società che non operano su un cliente riservato. Soprattutto
in un settore sottoposto a continue pressioni evolutive e competitive, com'è
quello del Terziario avanzato e dei servizi legati all'innovazione tecnologica,
compito e interesse primario della committenza pubblica è qualificare l'offerta,
esigendo più alti standard di qualità, stimolando la crescita culturale
e professionale delle imprese e la loro competitività. Le vere esternalizzazioni
servono proprio a questo e quanto di buono sta ottenendo la Consip ne è
una prova ulteriore. Purtroppo il fenomeno negativo sta prendendo sempre più
piede. Ed è un fatto su cui richiamare l'attenzione, perché in questo
modo si creano nuovi monopoli e, quindi, inefficienze e gravi distorsioni della
concorrenza". |
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