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Maurizio Sorcioni - ne parliamo con - reti
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parliamo con MaurizioSorcioni
- Italia Lavoro |
| Superare
le diffidenze interistituzionali tra Regioni, Province e Ministero del Welfare
per avviare subito il Sistema informativo lavoro (SIL). Maurizio Sorcioni,
responsabile della comunicazione di Italia Lavoro, agenzia tecnica del Ministero
del Welfare, attribuisce ad un'interpretazione esasperata del decentramento le
difficoltà nel rendere operativa l'infrastruttura informatica d'incontro
tra domanda e offerta di lavoro, chiave di volta della riforma ideata da Marco
Biagi. Un sistema telematico che si cerca di costruire da anni, al centro di attese
e di preannunciate rivoluzioni organizzative, ma che mai si è riusciti
a tradurre in realtà. Peraltro i ripetuti interventi normativi in materia,
la riforma del Titolo V della Costituzione e il rapido diffondersi delle tecnologie
di rete hanno portato a modificare l'idea originaria, fino a configurare il SIL
come Borsa continua del lavoro, "Un Mibtel delle risorse umane, un luogo
virtuale dove lavoratori e aziende s'incontrano scambiandosi curriculum e richieste
di occupazione, un sistema in grado di evidenziare in tempo reale quali sono i
profili professionali più richiesti" sintetizza Sorcioni, che accetta
di fare con noi il punto sullo stato d'attuazione del progetto e sulle sue criticità. | | Che
cosa impedisce una rapida realizzazione del SIL? | "Gli
ostacoli sono molti ma il vero problema è l'immaturità culturale
in tema di decentramento e di cooperazione interistituzionale. E' da questo ritardo
nel comprendere appieno il vero significato della recente riforma del Titolo V
della Costituzione che deriva, a mio giudizio, la diffidenza da parte di Regioni
e Province nei confronti del Ministero come coordinatore del sistema d'informazione.
Hanno paura che nasca una sorta di Grande Fratello ministeriale che detenga tutti
i dati. Il tema è molto delicato, è vero, ma anche negli altri paesi
europei, perfino in stati federali come la Germania, è stata realizzata
un'infrastruttura informativa centrale a cui tutti possono accedere. Secondo l'opinione
del Ministero, poi, le Regioni e le Province dovrebbero essere titolari dei servizi
a valore aggiunto e non aspirare a gestire in proprio i sistemi - il rischio è
di ritrovarsi con venti SIL - né puntare al dato amministrativo: questo
appartiene al cittadino che deve poter decidere in prima persona dove inserire
il proprio curriculum e come farlo circolare". | | Va
trovato un punto d'equilibrio tra una legittima richiesta di decentramento e di
autonomia e le esigenze di efficienza del sistema | "Esatto.
Maggiore è il processo di decentramento, tanto più c'è bisogno
di una dimensione nazionale dei processi d'intermediazione al fine di garantire
a tutti uguali diritti di cittadinanza. Adesso il panorama non è certo
omogeneo: la situazione dei Centri per l'impiego di Ravenna e quelli di Palermo,
ad esempio, è molto differente. Allora o si danno a tutti gli strumenti
per poter fare la prima intermediazione oppure il sistema è destinato al
fallimento. Un'infrastruttura di rete comune permetterebbe lo sviluppo di servizi
anche nelle aree svantaggiate attualmente prive di strumenti". | In
quanto tempo sarà operativo il SIL? | "Il
SIL è indispensabile e il Governo ha preso l'impegno di realizzarlo il
prima possibile. E' difficile dare scadenze, ma si dovrebbe iniziare nell'arco
dei prossimi mesi per arrivare a regime al massimo in due anni. Ma bisogna fare
in fretta" | | Quali
saranno le ricadute positive per i cittadini, le imprese e la pubblica amministrazione? | "Le
transazioni che oggi vengono effettuate con complicate procedure potranno essere
sbrigate semplicemente via internet. Pensi, ad esempio, a tutte le comunicazioni
che, sulla base della legge delega, le aziende devono inviare ai Centri per l'impiego
e agli enti previdenziali: siamo nell'ordine di 25-30 milioni di segnalazioni
(per uno stage, un tirocinio, un'assunzione, una cessazione, ecc.) che, con la
firma digitale e il SIL operativo, sarebbero effettuabili in modo più efficiente
e facile. Inoltre si incentiverebbero le piccole e medie imprese che ancora non
hanno sviluppato servizi di rete ad utilizzare queste tecnologie. I cittadini,
poi, potrebbero evitare file e attivare le procedure d'intermediazione direttamente
dalla scuola o dall'università. Un altro aspetto importante da non
trascurare è quello delle statistiche sul mercato del lavoro. Mentre oggi
viene utilizzata un'indagine a campione su 56 mila famiglie, con il SIL avremmo
informazioni su disoccupazione, occupazione e movimenti di natura effettiva ed
in tempo reale. Questo permetterebbe di organizzare interventi mirati anche su
scala locale e di costruire un mix tra politiche passive e attive, bilanciando
al meglio strumenti come sussidi, incentivi, attività di formazione, ecc." | | Quale
ruolo ricopre Italia Lavoro in questo progetto? | "Come
agenzia tecnica del Ministero è nostro compito fornire ogni tipo di supporto
per la realizzazione del SIL. Metteremo a disposizione di tutti anche le tecnologie
che abbiamo sperimentato: la nostra scelta è caduta su quelle libere da
licenze proprio per avere la possibilità di trasferire liberamente ad altri
la nostra esperienza" | | Sta
parlando di software open source? | "Purtroppo
non è open source, anche se lo sono le logiche di gestione. La piattaforma
è invece Microsoft. Ma questo è un dettaglio: essendo proprietari
dei codici sorgenti, abbiamo sempre la possibilità di cedere gratuitamente
a terzi quanto abbiamo realizzato". |
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