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Prister - Coirtiana - reti

ne parliamo con

GIORGIO PRISTER
Responsabile pubbliche amministrazioni locali e sanità di IBM Europa, Medio Oriente e Africa

Abbiamo affrontato il tema dell'open source con una grande azienda ICT che ha sposato la causa del software libero. Con successo.

L'OPEN SOURCE SI DIFFONDE NELLA PA

"Le mie previsioni erano completamente sbagliate!". E' con un gran sorriso di soddisfazione che Giorgio Prister, Responsabile pubbliche amministrazioni locali e sanità di IBM Europa, Medio Oriente e Africa, ammette l'errore di valutazione commesso oltre due anni fa, quando Big Blue virò strategicamente verso Linux e il mondo open source. "Non avrei mai creduto che questa nuova tecnologia potesse affermarsi e crescere con tale rapidità, regalandoci soddisfazioni enormi in così poco tempo - confessa Prister - Allora ritenevo fosse necessario attendere più a lungo. Invece i segnali che stanno arrivando dalle amministrazioni sono evidenti e fortissimi: quando in azienda si prospetta un nuovo progetto di e-government da sviluppare per un cliente, nella maggior parte dei casi si tratta di una soluzione basata su Linux. E questo capita sia se si devono consolidare realtà troppo frammentate, sia se sono realizzazione da costruire ex novo, perché ormai è la piattaforma principe per ottenere risultati veloci e apprezzabili ".

FATTORE TRAINANTE:
I SERVIZI ON LINE

Per capire perché si è determinata questa accelerazione improvvisa bisogna tener conto del panorama generale, spiega Prister: "Nel tempo la PA si è ampiamente informatizzata, investendo moltissimo nei sistemi informativi ma ottenendo sostanzialmente solo un'informatica autoreferente, ossia molto utile per l'interno ma poco sfruttabile direttamente dall'esterno. Da alcuni anni la tendenza è cambiata e si cerca di rispondere più efficacemente ai bisogni dei cittadini e delle imprese con soluzioni di e-government". Nello sviluppare questi nuovi servizi occorre però tenere conto di alcuni vincoli, continua Prister, come la necessità di salvaguardare l'esistente, non buttando via l'immenso patrimonio accumulato di dati, applicazioni e infrastrutture tecnologiche; l'esigenza di fornire reali vantaggi agli utenti; il bisogno di contenere al massimo i costi, per realizzare qualcosa di efficiente ma in un contesto economicamente sostenibile.

UNO STIMOLO ANCHE PER IL MERCATO

La scelta della piattaforma diventa così strategica. "Linux ci consente di conciliare tutte queste esigenze e quindi la sua adozione da parte di IBM è fondata su una serie di ragioni che riteniamo estremamente importanti. Dipende innanzitutto da motivi tecnici, perché ha una grande capacità di far interoperare sistemi eterogenei ed integrare soluzioni differenti. Vi sono poi aspetti legati alle dinamiche di mercato, avendo dimostrato di potersi diffondere con una rapidità maggiore rispetto ad altri prodotti simili. Non sono trascurabili le ricadute di politica industriale, riuscendo ad imprimere una forte velocità di sviluppo alle piccole e medie imprese informatiche locali. Ed infine, ma non certo ultimi, motivi di costo, perché piattaforme di questo tipo richiedono spese più contenute" afferma Prister.

SOLUZIONI SCALARI E MODULABILI

Un altro elemento fondamentale che ha fatto scattare in IBM la vocazione verso l'open source è la grande stabilità, scalabilità e affidabilità di queste soluzioni. Oggi tutti i sistemi hardware della multinazionale americana, anche quelli considerati proprietari, come zSeries (i "vecchi" 390) e iSeries (AS400), sono compatibili con Linux. "Così tutti i nostri clienti, qualunque sia la piattaforma acquistata, sono in grado di mantenere l'esistente evolvendo naturalmente verso Linux" spiega Prister, che aggiunge: " E lo stesso vale per il software".

ALL'ESTERO FANNO COSI'…

Anche se in tutto il mondo sono ormai moltissime le pubbliche amministrazioni che hanno scelto soluzioni open source per i loro sistemi, il caso della Germania rimane forse uno dei più rilevanti. Nel 2002 il Governo tedesco ha infatti indicato ufficialmente Linux come base per la realizzazione dei suoi progetti informatici e contemporaneamente ha firmato un accordo con IBM per ricevere sia supporto dal punto di vista progettuale sia aiuto nel focalizzare le tante imprese di sviluppatori locali sulle applicazioni di e-government.
La città di Dortmund è stata uno dei primi clienti: "in collaborazione con una nostra consociata tedesca - ricorda Prister - abbiamo realizzato il portale "doMap", basato su piattaforma Linux, tramite il quale si possono effettuare transazioni complesse tra il cittadino e l'amministrazione pubblica, come cambi di residenza, pubblicazioni di matrimonio, dichiarazioni di nascita, ecc.".

Un altro esempio riguarda il Ministero spagnolo delle Amministrazioni Pubbliche, dove la soluzione Linux-IBM ha consolidato in un'unica piattaforma un insieme di serventi di fornitori diversi che il dicastero aveva al suo interno e in altre amministrazioni correlate.

…MA ANCHE IN ITALIA SI MUOVONO I PRIMI PASSI

In Italia sono molti i progetti in corso d'opera in cui è impegnata IBM. Tra quelli già conclusi e operativi, il più importante resta il Portale della Regione Lazio, utilizzato non solo per fornire sofisticati servizi on line, ma anche per integrare moltissimi enti locali di piccole dimensioni che possono così, a loro volta, sviluppare servizi di e-government.

…ANCHE SE SERVONO INCENTIVI

Un ultimo cenno Prister lo riserva al DDL presentato dal senatore Cortiana per favorire l'introduzione del software libero nella P.A.: "E' fondamentale un intervento normativo - sostiene - perché non si può pensare che le singole amministrazioni possano prendere nuove direzioni in campo tecnologico-economico senza il supporto di una legge. Ma ancora più utile sarebbe avere, come in Germania, un supporto forte da parte del Governo anche di tipo finanziario, oltre che normativo, in modo da mettere in moto un meccanismo simile a quello attivato con successo dal Piano di e-Government del ministro Stanca".

ne parliamo con

FIORELLO CORTIANA
Senatore, Primo firmatario del Disegno di legge "Norme in materia di pluralismo informatico e sulla adozione e diffusione del software libero nella pubblica amministrazione" (S. 1188)

E' all'esame della Commissione Affari Costituzionali del Senato il DDL che mira ad introdurre i sistemi open source nella Pubblica Amministrazione. Discusso per la prima volta a fine gennaio, il provvedimento è stato sospeso in attesa che la Commissione istituita il 31 ottobre 2002 dal Ministro dell'Innovazione e presieduta dal Prof. Raffaele Meo del Politecnico di Torino presenti i risultati dello studio fatto sull'opportunità della diffusione del free software nella PA italiana.
Dall'esito di questa relazione dipenderà probabilmente la scelta politica finale e, quindi, è forte l'attesa da parte del senatore Fiorello Cortiana, primo firmatario di una proposta di legge per la diffusione dei software open source nel settore pubblico. Proposta che ha raccolto consensi e adesioni in maniera trasversale: oltre settanta parlamentari appartenenti ad entrambi gli schieramenti, superando contrapposizioni ideologiche e politiche, hanno già dichiarato il loro sostegno al DDL.

Abbiamo colto alcuni spunti di grande interesse in una lunga intervista di cui vi proponiamo una sintesi.

 

D.: perché un disegno di legge sull'open source?

FC.: Le norme proposte mirano a favorire ilpluralismo informatico e l'adozione obbligatoria di formati liberi per i documenti pubblici.Non si tratta di un tema meramente tecnologico:da queste scelte derivano infatti ricadute importanti sulla sfera dei diritti individuali, sul modello di sviluppo economico e sul divario cognitivo tra nord e sud del pianeta.

LE RAGIONI DEL SOFTWARE LIBERO

Sono in molti a condividere questa tesi l'esito finale resta tuttavia incerto: il cambiamento indotto dalle nuove regole molto vicino ad una vera e propria rivoluzione. Il software open source, infatti, attribuisce all'utente una serie di libertà (di uso, di copia e distribuzione, di studio e modifica, di realizzazione di programmi derivati) tali da cambiare gli assetti consolidati del mercato informatico generale, e non solo di quello pubblico.

D.: quali sono le novità previste nel disegno di legge?

FC.: Tra le più importanti disposizioni contenute nei dieci articoli del disegno di legge n. 1188, vi è l'introduzione del principio per cui, a parità di prestazioni, nella Pubblica Amministrazione vada sempre preferito il software libero (art. 6). Questo non esclude automaticamente quello proprietario ma lo limita solo ai casi dove ha risposte migliori.

D.: quali vantaggi possono derivare dalla diffusione del software libero?

RIUSO E REPLICABILITA' I PLUS DELL'OPEN SOURCE

FC.: Le ragioni a sostegno di questa tesi sono molte, a cominciare da quelle economiche: pur se non è vero che sia sempre gratuito (anzi, aziende importanti ricavano rilevanti fette del loro fatturato da soluzioni open source), l'adozione di software a codice sorgente libero solleva le amministrazioni da onerose spese per le licenze annuali, consente la replicabilità della soluzione, permette di sfruttare al meglio le risorse interne dei servizi informatici.
Da un punto di vista giuridico, poi, risponde a ragioni di pari accesso ai dati e di libera concorrenza tra le aziende: la pubblicazione di informazioni con formati di dati proprietari implica necessariamente l'utilizzo di programmi proprietari escludendo i cittadini che non lo posseggono e dando così un sostegno a un singolo produttore rispetto agli altri.

MA ANCHE SVILUPPO DEL MERCATO

Inoltre se il DDL divenisse legge avrebbe ricadute importanti anche sul tessuto produttivo informatico italiano: l'open source implica un nuovo modello commerciale ed una nuova economia, con attori ad intensità di capitale più bassa e più vicini al cliente, che favorirebbe l'utilizzo delle risorse su base locale e quindi la rinascita di un'industria italiana del software.

E INFINE: LA CONOSCENZA COME BENE UNIVERSALE

FC: "Oltre a questi ed altri vantaggi più tecnici (maggiore affidabilità, stabilità e sicurezza), alla base dell'iniziativa ci sono soprattutto convinzioni di fondo: che gli alfabeti della conoscenza, dalle sequenze geniche agli algoritmi matematici, siano beni universali indisponibili.
Ammettere brevetti in questo campo significa frenare lo sviluppo della conoscenza, porre vincoli al progresso, impedire la condivisione creativa che è uno dei tratti potenzialmente più promettenti dell'essere in una rete mondiale.

 
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