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Digital Divide - servizi on line
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Digital
Divide le difficoltà di accesso alle tecnologie dell'informazione
esasperano l'isolamento di persone già a forte rischio di esclusione
sociale
Ne
parliamo con
Giorgio
Sommi -
Asphi - Associazione per lo Sviluppo di Progetti Informatici per gli
Handicappati
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| [Digital
Divide: la capacità e la possibilità di usare le tecnologie
dell'informazione e della comunicazione crea spaccature sociali che si manifestano
anche tra i cittadini dei Paesi più evoluti.] |
Digital
Divide è un termine sintetico, ma poco intuitivo, che subito fa pensare
a un dispositivo o a un procedimento di calcolo per eseguire l'operazione
di divisione mediante un computer. Invece serve ad indicare la separazione,
causata dall'evoluzione continua e dall'impiego crescente della tecnologia
della informazione e della comunicazione (ICT per gli inglesi), fra coloro
che hanno familiarità con questa tecnologia e coloro che non ce l'hanno.
Tipicamente la misura di questa familiarità è data dalla abilità
e confidenza nell'uso di Internet, che è per antonomasia l'esponente
della tecnologia digitale e delle sue implicazioni.
Al posto di divide un termine altrettanto valido e che potrebbe essere meno
frainteso sarebbe allora gap, ma questo è già stato usato,
assieme all'aggettivo tecnologico per indicare il divario, in materia di
avanzamento nelle tecnologie, tra diverse nazioni e continenti del nostro
globo. Non, come è il caso per Digital Divide (DD nel seguito), per
indicare una separazione che si manifesta fra i cittadini di uno stesso
paese, è presente in ogni paese e soprattutto in quelli più
evoluti.
Non si tratta di un fenomeno sconosciuto. Il divario nella disponibilità
materiale di denaro fra gli appartenenti a uno stesso paese comporta, in
assenza di controlli e conseguenti azioni di intervento, che si vada verso
una società in cui una parte di sempre più ricchi esclude
una parte di sempre più poveri dai benefici dello sviluppo economico
e sociale.
Analogamente il non fruire di un bene primario come l'informazione e della
possibilità di accederla, gestirla e distribuirla con ricchezza di
modi e riduzione di tempi, preclude dal partecipare a un progresso che sempre
di più richiede di "sapere per fare". |
| [L'avvento
di Internet da un lato ha semplificato la vita ai cittadini, dall'altro
ha accentuato il rischio di isolamento sociale per persone che vivono in
condizioni di disagio sociale: anziani, poveri, persone con disabilità
fisiche o mentali ] |
A
partire dai primi anni '90 Internet ha avuto uno sviluppo incredibile, ma
ancora sono molti i cittadini che non hanno facile accesso a un computer,
ai tanti software disponibili o alla stessa Internet. Nella scuola, sul
lavoro, a casa chi più dispone di questi strumenti può cercarsi
un'istruzione migliore, un posto di lavoro migliore, una partecipazione
migliore alla vita sociale rispetto al suo concittadino che non ne dispone.
Per coloro che rischiano l'esclusione il problema può essere il costo
delle apparecchiature, sia informatiche che di telecomunicazione, alto rispetto
ai livelli di reddito. Oppure, nel caso dei mancati servizi offerti da Internet,
può essere rappresentato dalla assenza di infrastrutture di telecomunicazione
in aree, presenti in paesi che hanno un vasto territorio nazionale, dove
sono alti i costi per realizzare tali infrastrutture. Ma ammettendo di poter
superare tutti questi problemi, il DD resta comunque inevitabile se non
si provvede alla formazione dei cittadini all'uso delle tecnologie, cioè
a dare loro la conoscenza necessaria. E non basta che questi vengano formati,
una volta per tutte, e messi in grado di affacciarsi sul mondo dell'ICT.
Questo mondo in generale e Internet in particolare sono ormai così
vasti e si evolvono di giorno in giorno, in qualità e quantità,
da rendere necessaria una formazione permanente, cioè un apprendimento
che si prolunga per tutta la vita. |
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[Istituzioni
e Digital Divide: gli Stati acquistano consapevolezza sulla accessibilità
all'informazione e alla tecnologia come diritto per tutti e promuovono
la collaborazione internazionale per sanare tutte le forme di "limitazioni
di attività" e di "restrizioni di partecipazione"
]
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Dietro queste considerazioni
sul DD si è andato formando in questi ultimi anni un movimento
di opinione inteso a promuovere la possibilità di accesso ai mezzi
dell'era digitale e la conoscenza di tali mezzi a tutti i cittadini che
si trovano a vivere in questa era. In particolare sono oggetto di attenzione
le categorie più deboli: chi vive in condizione di svantaggio sociale,
gli anziani, i giovani, le persone disabili.
Nel caso delle persone disabili alle considerazioni precedenti sugli impedimenti
all'accesso, va aggiunta quella sui limitati investimenti nella tecnologia
di assistenza (ausili come sintetizzatori vocali, barre braille, alternative
al mouse e alla tastiera
) che fanno sì che ancora siano
relativamente alti i costi e non ampia come potrebbe la gamma di realizzazioni.
La maggiore autorità in tema di Internet, il World Wide Web Council
(W3C) è un consorzio promosso da organizzazioni degli USA, dell'Europa
e del Giappone, presieduto dall'ideatore del World Wide Web e che conta
oltre 500 membri fra cui i principali enti e aziende, pubblici e privati,
informatici e non, del mondo.
Fra le molte attività del W3C, relative allo studio e alla promozione
degli aspetti della universalità di Internet, quella denominata
WAI (Web Accessibility Initiative) è basata sul presupposto che
l'informazione è un diritto per tutti e deve essere quindi accessibile
a tutti. Il gruppo WAI ha emesso diversi documenti contenenti raccomandazioni
su come costruire siti accessibili.
Le raccomandazioni emesse dal WAI si preoccupano di:
o Coloro non in grado di vedere, di udire, di muoversi, o non in grado
di trattare con facilità o non trattare del tutto certe informazioni.
Coloro che hanno difficoltà a leggere o a comprendere i testi.
Coloro che non dispongono di tastiera o di mouse o non sono in grado di
usarla .
Coloro che hanno schermi a solo testo, uno schermo piccolo, o un collegamento
a Internet lento.
Coloro che non parlano o non capiscono il linguaggio nel quale un certo
documento è scritto
Coloro che sono in una situazione nella quale i loro occhi, orecchi e
mani sono impegnati o in qualche modo impediti (per es. guida dell'auto
per recarsi al lavoro, ambiente di lavoro rumoroso)
Coloro che non dispongono dell'ultima versione di un browser, hanno un
browser totalmente diverso, un browser a voce, o un diverso sistema operativo.
Come si vede solo la prima
categoria di utilizzatori di Internet per i quali sono pensate le raccomandazioni
include persone che normalmente indichiamo come disabili. La seconda e
quinta si preoccupano dello svantaggio culturale o sociale mentre le altre
riguardano tutti i possibili utenti. Parallelamente nel rinnovare, nel
giugno 2000, il suo documento sulla classificazione internazionale delle
disabilità l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS)
adotta una visione per la quale parla di "funzionamento umano"
in generale e non solo di disabilità. Condizioni di "limitazione
di attività" e "restrizione di partecipazione" possono
colpire, anche temporaneamente o in dipendenza di fattori ambientali e
sociali, tutti i cittadini e non solo una minoranza.
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[In
Italia un forte stimolo parte dal Governo attraverso una serie di documenti
destinati a promuovere nella Pubblica Amministrazione la cultura dell'informazione
come diritto per tutti, soprattutto per persone a rischio di esclusione
sociale ]
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In Italia le raccomandazioni
del W3C/WAI sono state raccolte e rilanciate in una serie di documenti
destinati agli enti della pubblica amministrazione
o circolare del Dipartimento della Funzione Pubblica 19 marzo 2001 che
detta le "Linee guida per l'organizzazione, l'usabilità e
l'accessibilità dei siti Web delle pubbliche amministrazioni"
o circolare dell'Aipa 14 settembre 2001 che descrive "Criteri e strumenti
per migliorare l'accessibilità dei siti Web e delle applicazioni
informatiche a persone disabili"
o direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri 30 maggio 2002 "Direttiva
per la conoscenza e l'uso del dominio internet ".gov.it" e l'efficace
interazione del portale nazionale "italia.gov""
Ai fini dell'agire contro
i rischi del DD quanto si sta facendo in Italia potremmo dirlo un buon
inizio, che resta comunque un inizio e sul quale occorrerà continuare
a lavorare, alla luce di quanto considerato più sopra, su temi
quali ad esempio
la diffusione di una consapevolezza e sensibilità al problema in
tutti gli ambienti, non solo pubblici
investimenti crescenti nelle infrastrutture di telecomunicazione e nelle
tecnologie di assistenza
l'inclusione sempre più completa delle categorie deboli
la preparazione e messa a disposizione di strumenti per la formazione,
anche permanente, di queste categorie
Giorgio Sommi
Asphi
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